Il 2026 si apre per l’ecosistema tecnologico europeo con una riconsiderazione profonda dei modelli di crescita che hanno caratterizzato l’ultimo biennio. In un dialogo approfondito tra Amy Lewin, direttrice di Sifted, e il redattore Martin Coulter — ospitato dal podcast Startup Europe — emerge un quadro in cui l’entusiasmo per l’intelligenza artificiale sta lasciando il posto a un pragmatismo economico senza precedenti. Sebbene il dibattito pubblico continui a interrogarsi su “quando, se mai accadrà, pensiamo che la bolla dell’IA esploderà”, gli esperti concordano sul fatto che non assisteremo a un crollo improvviso dei giganti come Google o OpenAI. Piuttosto, per le startup europee, il nuovo anno rappresenta un banco di prova per la sopravvivenza operativa, dove la capacità di dimostrare l’efficacia dei propri strumenti sarà l’unico vero scudo contro l’abbandono dei clienti.
Indice degli argomenti
Il realismo finanziario: Il ROI come metrica definitiva
Il panorama dell’AI nel 2026 è dominato da una singola ossessione aziendale: il ritorno economico tangibile. Amy Lewin chiarisce che “il ROI (ritorno sull’investimento) sarà una parola chiave quest’anno”, segnando la fine di un periodo di grazia durato due anni in cui le imprese hanno investito massicciamente in via sperimentale. Le organizzazioni non sono più disposte a finanziare l’esplorazione fine a se stessa; al contrario, la priorità è ora comprendere “quali strumenti funzionano davvero, quali non servono più e come stiano effettivamente rendendo il lavoro più efficiente”. Per le startup, questo significa che la fase del “provare tutto” è conclusa, sostituita da una rigorosa selezione basata sui risultati.
Questa transizione sposta il focus dalla semplice adozione tecnologica alla responsabilità (accountability) verso i KPI aziendali. Martin Coulter osserva che le aziende tradizionali, dopo aver preso confidenza con l’automazione, cercano ora di verificare come strumenti quali ChatGPT aiutino concretamente a risparmiare denaro. In questo nuovo equilibrio, le competenze umane si stanno evolvendo parallelamente alla tecnologia. Coulter suggerisce un cambiamento radicale nei criteri di selezione del personale, affermando che “non assumeresti qualcuno perché è bravo a usare Slack, ma potresti farlo se è molto bravo a usare ChatGPT”. L’onere di comprendere e sfruttare il potenziale delle applicazioni di IA è ormai parte integrante delle responsabilità dello staff.
Strategie di consolidamento e “acquisizioni inverse”
L’AI nel 2026 vede anche un’accelerazione nei processi di consolidamento del mercato. Amy Lewin ipotizza che assisteremo a un aumento delle operazioni di fusione e acquisizione, specialmente nelle applicazioni verticali. Un esempio concreto è rappresentato dal settore legal tech, dove grandi aziende di IA non specializzate potrebbero acquistare realtà più piccole per acquisire competenze specifiche di dominio. Tuttavia, il mercato sta sperimentando anche forme di aggregazione meno convenzionali.
Martin Coulter evidenzia il fenomeno delle “acquisizioni inverse” (reverse acquisitions), una strategia in cui le Big Tech evitano l’acquisto integrale di una startup preferendo firmare accordi di licenza o assumere direttamente i migliori talenti. In un mercato dove il capitale umano scarseggia, il talento è diventato il motore principale, spingendo aziende come Meta a pagare cifre enormi per assicurarsi gli scienziati dell’IA più qualificati. Questo scenario mette a dura prova la difendibilità dei vantaggi competitivi (moats) di molte startup europee, che devono ora guardarsi dall’ingresso diretto di giganti come Apple o Amazon nei loro mercati di riferimento.
Il caso Lovable e la transizione verso le piattaforme
Tra le realtà più osservate del tech europeo spicca Lovable, la cui strategia per l’AI nel 2026 sembra essere orientata interamente alla massimizzazione dei margini operativi. Un pitch deck riservato, analizzato da Sifted, rivela che l’azienda punta a un margine del 65% entro la fine dell’anno grazie a significativi guadagni di efficienza nel proprio modello. Questo dato riflette una tendenza più ampia: la necessità per le startup di passare dalla fornitura di un servizio alla creazione di un ecosistema.
Lovable sta pianificando il lancio di un proprio marketplace di app, una mossa che ricalca quanto annunciato recentemente da OpenAI. Martin Coulter sottolinea come questa evoluzione confermi che “essere ottimi costruttori di modelli non basta più; ora contano le applicazioni costruite sopra di essi e le piattaforme per distribuirle”. Per startup come 11 Labs e Synthesia, il 2026 sarà l’anno in cui dovranno dimostrare di poter trattenere gli sviluppatori e generare ricavi ricorrenti attraverso piattaforme proprietarie.
L’evoluzione del Venture Capital: frammentazione e qualità
Il settore del Venture Capital sta affrontando una trasformazione strutturale che Amy Lewin definisce come un gioco per pochi attori giganti. La scarsità di IPO e di uscite (exits) ha creato una situazione di siccità finanziaria, costringendo molti investitori ad aspettare ritorni che non possono ancora essere reinvestiti. In questo scenario di incertezza, si osserva una “fuga verso la qualità” tra i Limited Partners, che tendono a privilegiare fondi consolidati come Sequoia o Andreessen Horowitz.
Mentre i fondi di fascia media (tra i 200 e i 500 milioni di euro) faticano a mantenere la propria attrattività, emergono nuovi modelli di gestione. Si registra una divergenza tra fondi enormi come Index o Accel e gestori emergenti molto focalizzati, come i Solo GP che operano anche come fondatori o operatori in startup. Martin Coulter paragona questa evoluzione a quanto avvenuto nei media, dove la personalità individuale dell’investitore diventa il fattore di attrazione principale, citando il successo di modelli ibridi come quello di Harry Stebbings con 20VC. Per le startup impegnate nello sviluppo dell’AI nel 2026, questo significa confrontarsi con un panorama di finanziamento più frammentato e polarizzato.
Sovranità tecnologica e infrastrutture strategiche
Un pilastro fondamentale per l’AI nel 2026 è rappresentato dalla spinta europea verso la sovranità tecnologica. L’attenzione si è spostata drasticamente verso le infrastrutture critiche, dai data center ai cavi sottomarini, spesso trascurati in passato. Amy Lewin osserva che il capitale non si dirige più verso settori volatili come la consegna della spesa; “queste sono essenziali per i governi” riferendosi alle tecnologie di difesa e alle infrastrutture energetiche. Martin Coulter rinforza il concetto notando ironicamente che “non avremmo scommesso il futuro del paese sulle performance di Deliveroo”.
In questo solco si inseriscono realtà come Nscale, che ha raccolto un miliardo di dollari per potenziare l’infrastruttura IA europea con il supporto di Nvidia. Tuttavia, la crescita di queste aziende solleva interrogativi sulla loro futura gestione. Coulter esprime preoccupazione per il fatto che startup giovanissime vengano messe a presidio dell’integrità nazionale in paesi come il Regno Unito o la Francia, chiedendosi se non finiranno per diventare “troppo grandi per fallire” e necessitare di sovvenzioni statali.
La burocrazia Europea e le sfide del “28° regime”
Il tentativo dell’Unione Europea di semplificare la raccolta fondi attraverso il cosiddetto “28° regime” – un set unico di regole armonizzate per le aziende innovative – si scontra con ostacoli burocratici significativi. Martin Coulter evidenzia un problema strutturale: l’UE intende lanciare questa iniziativa come direttiva anziché come regolamento. Poiché una direttiva lascia flessibilità agli Stati membri sull’attuazione, il rischio concreto è di trovarsi con “27 versioni diverse, rendendo tutto ancora più complicato”.
Contemporaneamente, il percorso dell’AI Act appare incerto. Regole cruciali sulle applicazioni ad alto rischio e sul copyright per i dati di addestramento sono state rimandate. Sotto la pressione delle tensioni geopolitiche e delle esigenze competitive, Coulter prevede che l’AI Act possa essere significativamente annacquato entro l’anno prossimo. Questo clima di incertezza normativa rappresenta una sfida ulteriore per le startup che cercano di pianificare i propri investimenti nell’AI nel 2026.
Nuove geografie e rischi di mercato
In termini di espansione territoriale, le previsioni per l’anno indicano la Svizzera e la Spagna come mercati da monitorare attentamente. La Svizzera si distingue per il talento accademico dell’ETH di Zurigo e la competenza nell’IA profonda, mentre la Spagna sta guadagnando un forte slancio nell’attrazione di capitali per startup del settore. Sul fronte delle acquisizioni, Coulter non escluderebbe un’operazione su Aleph Alpha, che dopo aver perso slancio potrebbe essere acquistata a sconto da player come Apple esclusivamente per il suo bagaglio di talenti.
Infine, Amy Lewin lancia un monito sulla due diligence. Dopo casi di profili d’investimento fittizi, come quello del presunto family office Gloucester Circus, è probabile che nel corso del 2026 emergano nuove storie legate a verifiche superficiali. In un mercato che punta tutto sull’efficienza e sui ritorni reali, la trasparenza e la solidità dei dati finanziari diventeranno i requisiti minimi per qualsiasi operazione di successo nell’ambito dell’AI nel 2026.






