Qwince, la startup che aiuta le aziende a capire che cosa vogliono i clienti

La società fondata da Gianmarco Troìa ha lanciato Neuralya, piattaforma che permette di capire cosa si prova di fronte a uno spot, a un prodotto o a un brand. Premiata al contest di Digital360, è considerata da Gartner tra le 5 innovazioni più importanti per il marketing. Adesso è in cerca di un investitore

Digital360 Awards Story

di Concetta Desando

Gianmarco Troìa, fondatore e CEO di QwinceGianmarco Troìa, fondatore e CEO di Qwince“I Digital360 Awards? Una scommessa vinta: è stata non solo un’ottima vetrina ma ha avuto anche una ricaduta commerciale, perché abbiamo incontrato un paio di potenziali clienti”. A parlare è Gianmarco Troìa, fondatore e CEO di Qwince, una delle startup premiate al contest lanciato da Digital360 e riservato a progetti e idee di business innovativi. Il progetto presentato da Qwince che ha conquistato l’attenzione dei CIO è Neuralya, una piattaforma innovativa che utilizza tecnologie indossabili di ultima generazione per descrivere non solo cosa attrae lo sguardo di un potenziale cliente ma perfino le emozioni che prova di fronte a un certo prodotto, a uno spot, a un brand o a un sito web. “Stiamo valutando la possibilità di fare di Neuralya uno spinoff della società. Cerchiamo un investitore che ci aiuti a farla crescere rapidamente”.

Digital360 Awards, startup (e non solo) per far crescere il business: TUTTI I PROGETTI PREMIATI

 

Guarda la videointervista a Gianmarco Troìa.

Gianmarco Troìa ha già centrato molti obiettivi ma continua ad avere grandi ambizioni. Originario di Catania, 45 anni, Troìa studia ingegneria gestionale a Palermo per poi lavorare, tra la Scozia, Milano e Roma, come Ingegnere di Processo presso Bolton, come Senior Consultant per Accenture, come Development Associate per Merck Sharp & Dohme e ancora Consultant per Deloitte.

Poi, nel 2007, la decisione di tornare a Palermo per creare qualcosa di suo. “Era il periodo dello sviluppo del mobile; ricevevo con sempre maggiore frequenza consigli e informazioni su aspetti legati alla sicurezza dei dati – racconta -. Così ho lasciato un lavoro da dipendente per reinventarmi imprenditore. Sono tornato nella mia terra, a Palermo, perché la prima sfida che ho voluto cogliere è quella di fare innovazione al Sud. E, grazie ad Arca, incubatore dell’Università, ho fondato Secur Project, impresa che fornisce servizi di consulenza sulla sicurezza dei dati”.

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Dopo un primo periodo di autofinanziamento, arrivano le prime commesse e l’azienda cresce finché, nel 2013, “decido di farle cambiare pelle trasformandola da società di 

Il team di QwinceIl team di Qwinceconsulenza a società di prodotto – continua l’imprenditore -. Lancio così il mio primo prodotto, una piattaforma di collezione sicura di dati utilizzando i cellulari. Allo stesso tempo, decido di guardare oltre il mercato italiano, che inizia a dare i primi segnali di rallentamento, ed entro in contatto con l’istituto di commercio estero inglese che mi invita a guardare al mercato britannico”.

Così, sempre nel 2013, Troìa apre una sede di rappresentanza commerciale a Londra. Ma le cose non vanno per il verso giusto. “Per un po’ di tempo gestivo tutto a distanza, viaggiando da Palermo a Londra, ma il progetto non decolla”. La svolta, però, non tarda ad arrivare. “Grazie all’istituto di commercio estero inglese conosco l’imprenditrice Judith Milne, ed è lei che prende a cuore la sorte di Secur Project”. Giusto per intenderci, la Milne è l’ex amministratore delegato di Bombardier, una delle più importanti aziende di trasporto a livello mondiale. “Per sei mesi mi ha accompagnato dai suoi amici imprenditori solo per capire quali erano i punti di debolezza di Secur Project” racconta Troìa. “Grazie a lei ho capito ciò che non andava nella startup: innanzitutto l’offerta segmentata, buona per il mercato italiano, nel quale se sai fare più cose sei più bravo perché aumenti la soddisfazione del cliente, ma non per il mercato inglese che punta di più sulla specializzazione. Non andava bene neanche il nome: Secur Project era un nome legato alla sicurezza ma io offrivo anche prodotti. Così nel 2014 fondo a Londra Qwince: una nuova società con un marchio diverso e una diversa proposta commerciale, più centrata sulla capacità di fare innovazione. A me si uniscono due soci e l’azienda di Palermo diventa una sussidiaria della Ltd inglese”.

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È allora che Troìa lancia sul mercato Neuralya, il progetto presentato durante i Digital360 Awards. Si tratta di un mix tra dispositivi medici e tecnologie indossabili destinato al neuromarketing. “Neuralya, in modo semplice e non invasivo, raccoglie e integra parametri fisiologici come il battito cardiaco, la conducibilità dermica, la temperatura, l’attività celebrale, la posizione degli occhi o l’espressione facciale: da qui riesce a determinare cosa prova un potenziale cliente sotto il profilo emotivo conscio e inconscio, ad esempio piacere o repulsione, curiosità o indifferenza” spiega Troìa.

Oggi il team di Qwince è composto da 20 membri: oltre a Troìa, 14 persone lavorano a tempo indeterminato a Palermo, due a Londra e una a Milano. “Tra Londra e Palermo fatturiamo intorno al milione e mezzo di sterline, crescendo con un ritmo medio del 20%. Abbiamo chiuso il bilancio 2015 con un + 37%”.

La prossima sfida è lanciare lo spinoff di Neuralya. “Il prodotto, destinato alle aziende che vogliono capire le esigenze dei propri clienti e consumatori, è stato inserito da Gartner fra le 5 tecnologie innovative più importanti per le ricerche di mercato. Sappiamo di avere un prodotto destinato a crescere. Serve solo l’investitore giusto”.

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