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Working Capital, la squadra si rafforza e apre al venture capital

16 Apr 2014

Due nuovi ingressi nel team di Salvo Mizzi: Ilaria Potito, che farà lo scouting delle startup, e Luca Casaburra, responsabile del corporate venture capital. E da quest’anno Telecom Italia entrerà nel capitale delle neo-imprese più meritevoli

Luca Casaburra, a capo della struttura di Corporate Venture Capital di WCap
La squadra di Working Capital si rafforza per scommettere sempre più sulle startup coltivate nell’acceleratore e sul loro futuro e, a questo scopo, sfodera due nuove armi: entrerà nel capitale delle realtà più promettenti, durante il periodo di accelerazione, con un quota non superiore al 5% di finanziamento micro-seed; e, terminato il periodo di incubazione, potrà decidere di entrare direttamente a far parte del capitale sociale delle startup in fase seed con investimenti tra i 100 e i 500 mila euro.

Nelle ultime settimane due new entries hanno fatto il loro ingresso nell’ambito della struttura di Digital Markets Development di Telecom Italia guidata da Salvo Mizzi, che all’interno di questa struttura è responsabile del Working Capital Accelerator: i nuovi manager sono Ilaria Potito, a capo delle WCap Operations, e Luca Casaburra, responsabile del Corporate Venture Capital.

Ingressi che si traducono in un arricchimento delle funzioni aziendali e, in ultima istanza, in maggiori opportunità per le startup che vengono periodicamente allevate nell’acceleratore di TI nato 5 anni fa.

Alla Potito, laurea alla Sapienza, dal 1993 in Telecom Italia dove ha ricoperto diversi ruoli in ambito Marketing, Customer Operations e Qualità, sono state affidate tutte le attività di gestione di scouting e ricerca talenti relative alle startup d’interesse per WCap, ovvero quelle che operano in ambito Internet, digital life, mobile evolution e green. Un’attività di  scouting che si esplica “sia attraverso la presenza online sia sul territorio attraverso gli acceleratori dislocati a Roma, Milano, Catania e Bologna”. In sostanza Ilaria è

Ilaria Potito, responsabile Working Capital Operations
una sorta di numero due di Salvo Mizzi nella gestione operativa di Working Capital.Io e il mio team siamo incaricati di gestire il ‘disegno’ del programma – spiega – che, lo ricordo, consiste nella realizzazione di un bando pubblico, partito quest’anno il 27 marzo con la call for ideas e destinato a concludersi il 9 maggio. Poi raccogliamo le idee, selezioniamo le migliori startup e assegniamo 40 grant di impresa da 25mila euro ciascuno, affiancando le realtà selezionate in un percorso di accelerazione di 4 mesi. Offriamo dunque spazi di coworking ma soprattutto un percorso di mentorship e la partecipazione a eventi formativi e di networking”. Fin qui tutte cose abbastanza note, perlomeno agli addetti ai lavori. La novità del 2014, precisa Polito, è la possibilità, per le startup ritenute più promettenti, di trasformare parte del grant in equity: in pratica Telecom Italia si riserva la possibilità di entrare nel capitale di queste startup con una quota non superiore al 5%. “È una prima possibilità di apertura al venture capital – dice – e un modo per allinearsi alla prassi internazionale dei programmi di accelerazione”. Va specificato che questo tipo di equity è previsto solo in fase micro-seed, cioè appunto durante il percorso di accelerazione della startup all’interno di WCap.

Per la “fase 2” entra in gioco Luca Casaburra, che si occuperà appunto dell’ulteriore fase dello sviluppo delle startup legata al mondo del corporate venture capital. Trentanove  anni, laurea in Economia alla Luiss e Master al Politecnico di Milano, è dal 2001 nel Gruppo Telecom Italia, dove ha sempre operato nell’ambito della Finanza di Gruppo con incarichi di crescente responsabilità. Sarà responsabile del Corporate Venture Capital di Telecom Italia, che gestisce il seed investment program dell’azienda. È in pratica il programma che completa il sostegno offerto da TI al presidio della Open Innovation, coprendo la fase del ciclo di vita delle startup successiva all’esperienza in WCap.

Il programma è stato approvato a inizio anno, a marzo ne è stato definito l’assetto e, di conseguenza, è stato creato il ‘contenitore’ delle attività di corporate venture capital la cui gestione è stata affidata appunto a Casaburra. “Sono stati già impegnati 4,5 milioni e mezzo di euro – spiega – e ora il nostro obiettivo è raddoppiare la cifra portandola a 9 milioni di euro con l’ingresso di investitori e partner finanziari o industriali che andranno a co-investire con noi su investimenti di tipo seed, ovvero nella fase caratterizzata dai primissimi passi delle startup uscite dagli incubatori. Lo scopo è arrivare a possedere quote di minoranza nelle realtà più promettenti”. In sostanza, grazie a questo strumento, Telecom Italia potrà investire in opzioni o entrare direttamente a far parte del capitale sociale delle startup, acquisendone quote di minoranza, con un investimento di entità compresa tra i 100 e i 500 mila euro. Si tratta, va ribadito, di investimenti cosiddetti “seed”, dedicati cioè alla fase di avvio di giovani imprese tecnologiche, opportunamente selezionate, per accompagnarle nel proprio percorso di crescita e di inserimento sul mercato.

Il team è al lavoro, sta valutando 7 o 8 dossier e conta, entro il 2014, di avere già alcune startup partecipate da Telecom Italia. “In prevalenza si tratta di business ideas che fanno parte delle precedenti call di WCap – precisa – ma stiamo immaginando possibili co-investimenti con altri soggetti facenti parte dell’ecosistema degli investitori”.

Chiaramente l’ultima call diventa un bacino “naturale” al quale attingere. Dal 9 maggio partirà la valutazione delle idee di impresa, a fine giugno si saprà chi ha ricevuto il grant da 25mila euro e a luglio inizierà il percorso di accelerazione. “Durante questo percorso – chiarisce Casaburra – valuteremo le potenzialità dei team e lo sviluppo dell’idea. A quel punto scatterà una sorta di business check point: se ci saranno le condizioni, Telecom Italia potrà decidere l’ingresso nel capitale della startup e il supporto nelle fasi di sviluppo successivo. Essendo il grant erogato in diverse tranche, una di queste tranche sarà ‘trasformata’ in equity”. Fatte le debite proporzioni, si tratterà dunque di poche migliaia di euro di investimento da parte di TI. “Sono realtà che non fanno ancora ricavi e non generano cassa, sono quote standard per programmi di micro-seed come il nostro” argomenta Casaburra. Il percorso di accelerazione sarà comunque completato a novembre, per cui i nomi delle nuove startup di WCap che avranno l’onore dell’ingresso di TI nel loro capitale si saprà solo nel 2015.

“È un programma che si pone come best practice in linea con le best practices internazionali – commenta Ilaria Polito – e rappresenta un sostegno fattivo alle startup in una fase early stage. Inoltre sia le startup che saranno prescelte per l’equity, sia le altre hanno e avranno accesso a un pacchetto di strumenti ricco e composito”.

A questo proposito Polito e Casaburra ricordano l’albo veloce e il basket innovazione. L’albo veloce di TI è il meccanismo preferenziale attraverso il quale le startup possono accedere all’albo fornitori di Telecom Italia, superando vincoli burocratici che altrimenti impedirebbero loro l’ingresso (per esempio la presentazione dei bilanci degli ultimi 2 anni, richiesta spesso non esaudibile da chi è all’inizio di un percorso). In tutto sono già una novantina le startup inserite nell’albo veloce.

Basket innovazione è invece un fondo per l’innovazione riservato ai manager di Telecom Italia che decidano di acquistare servizi dalle startup: in sostanza un extra budget a loro disposizione da cui possono prelevare fino al 50% dell’importo necessario all’investimento.

“In definitiva – conclude Casaburra – offriamo il pacchetto complessivo più attraente per le startup anche rispetto alle realtà internazionali. E in Italia non c’è niente di simile”.

di Luciana Maci

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