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STARTUP E RACCOLTA FONDI

Tim #WCap, via al crowdfunding dell’acceleratore di Telecom

19 Nov 2014

È online la piattaforma destinata a raccogliere fondi per le startup già incubate da TI ma anche per gli esterni che ne faranno richiesta. Per ora sono quattro in vetrina, ma dal 2015 il numero salirà. Ilaria Potito, capo delle Operations di Tim #WCap: “Uno strumento in più per far crescere queste nuove realtà”

L’acceleratore di startup di Telecom Italia debutta ufficialmente nella raccolta fondi online. È partita oggi intorno alle 11.30, all’interno del sito di Tim #WCap, l’attesa piattaforma di crowdfunding reward-based, modalità di raccolta attraverso Internet che prevede piccole ricompense o omaggi per i finanziatori di un progetto. Realizzata da Starteed, startup fondata da Claudio Bedino e a suo tempo incubata in Working Capital, la piattaforma sarebbe dovuta decollare in primavera, poi la partenza è stata rinviata, sembra essenzialmente per motivi tecnici, ma oggi c’è ed è pienamente operativa.

In vetrina ci sono già quattro startup. C’è Horus, che ha sviluppato un prototipo di dispositivo applicabile su qualsiasi tipo di occhiali per permettere a ciechi e ipovedenti di ottenere informazioni vocali per vivere la quotidianità in modo migliore. C’è Bulbo, startup che produce lampade a led per la coltivazione di piante grasse in casa: è a caccia di finanziamenti online per sviluppare un’app che consenta la programmazione della lampada da smartphone. Bulbo e Horus fanno parte della “classe 2014” di Tim #WCap, cioè sono passate attraverso il programma di accelerazione dell’incubatore. Nella piattaforma di crowdfunding è presente anche Orange Fiber, supportata da Working Capital ma mai incubata: una startup che ha ricevuto vari premi e riconoscimenti per l’innovativa idea di ricavare tessuti dagli scarti degli agrumi. Infine in home page troviamo LastMinuteSottoCasa, che propone una nuova formula di live-marketing di prossimità per consentire ai negozi con prodotti alimentari in eccedenza o in scadenza  di informare i cittadini a due passi dal negozio.

Come solitamente avviene nel crowdfunding reward-based, le startup presenti nella piattaforma lanciano la call per finanziamenti che di solito sono di entità relativamente modeste: in questo caso non dovrebbero superare i 20/30mila euro. Gli startupper spiegano attraverso un breve testo e un video chi sono, cosa fanno, come utilizzeranno il denaro raccolto. Poi hanno tempo 90 giorni per cercare di ottenere la somma richiesta. Il modello è “all or nothing”: o si raggiunge pienamente la cifra prestabilita come target oppure alla startup non verrà assegnato alcun importo.

“Questa iniziativa – spiega a EconomyUp Ilaria Potito, responsabile delle Tim#WCap Operations – si inquadra in una strategia mirata ad arricchire gli strumenti che già mettiamo a disposizione delle startup per supportare la loro crescita nel mercato italiano. In questi anni abbiamo già realizzato il grant d’impresa, il percorso di accelerazione, l’albo veloce, meccanismo preferenziale attraverso il quale le startup possono accedere all’albo fornitori di Telecom Italia, il Basket innovazione, un fondo per l’innovazione riservato ai manager di Telecom Italia che decidano di acquistare servizi dalle startup. Adesso mettiamo in campo anche il crowdfunding. Tutto questo per consentire agli aspiranti imprenditori di avere più frecce al loro arco”.

Potito, alla quale in sostanza sono affidate tutte le attività di gestione di scouting e ricerca talenti relative alle startup d’interesse per Tim #WCap, tiene a specificare che Telecom Italia non riscuoterà nessuna commissione sulle transazioni avvenute nella piattaforma di crowdfunding: “Non vogliamo fare business ma fornire supporto”.  Gli unici costi sono quelli applicati da Paypal, che ha una convenzione con TI, e consistono nell’1,8% dell’importo tracciato più  0,8 euro di importo fisso.

La piattaforma è potenzialmente aperta a tutti. Possono accedervi non solo le startup incubate dall’acceleratore di TI o supportate da Telecom Italia, ma qualsiasi neonata realtà aziendale, ovviamente meglio se attiva negli ambiti di interesse dell’azienda: Internet, digital life, mobile evolution e green. Gli aspiranti si possono candidare online, poi sarà il team di Working Capital a valutare la richiesta.

“Per il momento abbiamo privilegiato le startup che ci sembravano più pronte – prosegue Potito – ma stiamo facendo una serie di incontri nei nostri acceleratori sparsi per l’Italia per illustrare ai giovani aspiranti imprenditori questo nuovo strumento. Chi desidera accedervi non deve bruciare l’opportunità e deve essere in grado di presentarsi nel migliore dei modi, perciò per il momento non abbiamo particolare fretta. Ma all’inizio del prossimo anno si aggiungeranno sicuramente altre startup”.

Per quanto riguarda la piattaforma di equity crowdfunding (modalità di raccolta fondi per cui l’investitore ottiene quote della società in cambio del finanziamento) – un progetto anche questo di cui si parlava da tempo in Telecom Italia e che era stata preannunciato a primavera – dovrebbe essere sviluppata nel corso del 2015. Raccoglierà investimenti in equity da parte di altri soggetti che non saranno Telecom Italia. Sarà quindi una piattaforma parallela a quella partita oggi e uno strumento in più a disposizione delle imprese nascenti.

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