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SEMPLIFICAZIONE

Startup Visa al debutto, la n.1 è un’armena di Working Capital Catania

11 Nov 2014

In questi giorni l’incubatore di Telecom Italia è in contatto col Mise per le procedure relative al visto della founder di Spatialist, piattaforma per gestire dati sulla criminalità, che arriva da Londra. La giovane imprenditrice potrebbe essere la prima a usufruire della speciale opportunità

Potrebbe essere rilasciato a breve in Italia il primo startup visa, visto d’ingresso per imprenditori stranieri che intendono creare una nuova startup nel nostro Paese.

Ad ottenerlo sarebbe una startupper armena che risiede a Londra, di cui per ora è noto solo il primo nome, Lusine. La giovane è founder di Spatialist, startup fornitrice di uno strumento di analisi multifunzione, web-based e interattivo, che rende i dati sulla criminalità più accessibili, utilizzabili e preziosi per le persone che ne hanno necessità.

Spatialist è tra le 40 selezionate da Working Capital, acceleratore di startup di Telecom Italia, in base all’ultima call for ideas a cui hanno risposto oltre 1.600 richiedenti, anche fuori dai confini italiani, proponendo ben 1.300 idee innovative. Si è trattato infatti della prima volta che WCap, di cui fino a pochi mesi fa era responsabile Salvo Mizzi (ora alla guida di Tim Ventures), ha deciso di aprire la call alla comunità internazionale. Quaranta appunto le startup selezionate,  da far crescere con i mentor di WCap in 4 acceleratori di 4 città italiane per 4 mesi di intenso lavoro, ciascuna dotata di un grant da 25mila euro. Spatialist è incubata nel Working Capital di Catania.

Che cos’è e come funziona lo Startup Visa

I responsabili dell’incubatore siciliano stanno appunto procedendo con le pratiche burocratiche per il conseguimento dello startup visa da parte della startupper, in coordinamento con il Mise (Ministero dello Sviluppo economico) e anche con gli uffici di Working Capital di Roma. Ma naturalmente la cosa diventerà ufficiale solo quando l’interessata si sarà recata in ambasciata a ritirare il visto.

Se così sarà, si tratterà del battesimo ufficiale dell’Italia Startup Visa, il cui scopo è attrarre cervelli, sviluppare innovazione e a favorire la nascita di nuove imprese. Introdotto per legge attraverso il Destinazione Italia (il ddl n 1299 di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 23 dicembre 2013, n.145, recante interventi per l’internazionalizzazione, lo sviluppo e la digitalizzazione delle imprese), all’articolo 5 prevede “Misure per favorire l’internazionalizzazione delle imprese ed in materia di facilitazione dell’ingresso e del soggiorno in Italia per startup innovative, ricerca e studio”. In pratica, con questa legge, gli startupper stranieri possono ottenere più facilmente i visti.

La procedura individuata per il rilascio del visto è, a detta della Farnesina, “snella e semplice, nel rispetto delle norme esistenti”, e si basa “sulla valutazione della validità delle iniziative startup da parte di un Comitato tecnico istituito presso il Ministero dell’Industria e lo Sviluppo Economico”, che prende in considerazione anche “i servizi di accoglienza offerti dagli incubatori certificati di imprese startup, che ospitano e sostengono le idee imprenditoriali stimate ad alto potenziale di ritorno economico”.

Tra i requisiti richiesti per ottenere l’Italia Startup Visa c’è, oltre a quello basilare di voler costituire una startup innovativa (che per essere tale deve soddisfare diversi requisiti, tra i quali quello di avere come business principale l’innovazione tecnologica),  l’obbligo di dimostrare la disponibilità di risorse finanziarie non inferiori a 50mila euro, attraverso finanziamenti concessi da fondi di venture capital o altri investitori, oppure ottenuti tramite crowdfunding, o ancora rilasciati da enti governativi o non governativi italiani o stranieri.

Facilitazioni particolari sono previste per gli stranieri che abbiano ricevuto la disponibilità di un incubatore certificato ad accoglierli presso le proprie strutture per la costituzione di una startup innovativa. E sarebbe questo il caso dell’armena Spatialist.

di Luciana Maci

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