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Opportunità

Startup Visa, 57 visti a imprenditori extra-Ue

06 Mag 2016

Un centinaio di domande da candidati provenienti da Russia, Stati Uniti, Pakistan e Ucraina, più della metà accolte: sono i dati dell’ultimo rapporto Mise sul programma che garantisce procedure semplificate ai cittadini extra-comunitari intenzionati ad avviare una startup nel nostro Paese. Qui il report completo

Lo hanno chiesto in 100, ce l’hanno fatta, attualmente, in 57: si tratta dello Startup Visa, il visto per lavoro autonomo che possono richiedere i cittadini extra-Ue intenzionati ad avviare una startup innovativa nel nostro Paese. Sono cifre contenute nel secondo rapporto quadrimestrale Italia Startup Visa&Hub con dati aggiornati al 30 aprile 2016. (qui è possibile scaricare il nuovo rapporto sullo Startup Visa)

Lanciato dal Mise (Ministero per lo Sviluppo economico) il 24 giugno 2014, il programma Italia Startup Visa ha cambiato l’iter standard per la concessione dei visti di ingresso per lavoro autonomo, introducendo una procedura semplificata, telematizzata e centralizzata, che permette di avere un assenso o un diniego entro 30 giorni.  La procedura è descritta nel sito del programma Italia Startup Visa.

Dal nuovo report si evince che, al 30 aprile 2016, sono pervenute 100 domande di candidatura. Di queste, 62 hanno avuto esito positivo, risultando nel rilascio di nulla osta per la concessione del visto startup. 22 hanno avuto esito negativo, altre 16 sono ancora in sospeso. Di queste, 8 sono in corso di valutazione da parte del Comitato Italia Startup Visa&Hub, mentre altre 8 non sono state ancora trasmesse, nell’attesa che il candidato presenti ulteriore documentazione.

La ragione principale per la mancata accettazione della candidatura è la mancanza di innovatività del progetto di impresa proposto: 8 candidature sono state considerate irricevibili, in quanto apparse già a un primo controllo formale palesemente mancanti delle risorse finanziarie o dei criteri di innovatività necessari alla partecipazione al programma. Dei 62 detentori di nulla osta, 5 hanno comunicato al Ministero di aver rinunciato al trasferimento in Italia: risultano dunque 57 detentori di visto startup. (L.M.)

Richieste in aumento – Il numero dei cittadini extraeuropei che vogliono aprire una startup in Italia appare in crescita: 18 candidature sono state ricevute nel 2014, 43 nel 2015, e 39 nei primi 4 mesi del 2016 (quindi è probabile che entro fine anno la cifra aumenti ulteriormente). Il primo quadrimestre del 2016 è stato dunque quello in cui sono state presentate più candidature, con un aumento del 62,5% rispetto all’ultimo quadrimestre del 2015 (24, massimo valore registrato fino a quel momento). La grande maggioranza delle candidature è stata presentata per via diretta (93), mentre 5 hanno optato per la procedura mediante incubatore certificato, 4 con HFarm (Roncade, Treviso) e 1 con TIM #WCap (Roma). Il programma Italia Startup Visa permette, a determinate condizioni, che team imprenditoriali possano presentare candidature congiunte. Complessivamente se ne sono registrate 22: 15 da due persone, 2 da tre persone, 5 da quattro persone. Due non hanno avuto successo e otto sono ancora in corso di valutazione.

Identikit – 69 candidati sono di sesso maschile (71,9%), 29 di sesso femminile (30,2%). L’età media è pari a 35,1 anni: il più giovane aveva 22 anni al momento della candidatura, il più anziano 65. 56 candidati hanno dichiarato di avere alle spalle un’esperienza imprenditoriale, 37 di essere lavoratori dipendenti. Tra le professioni svolte, spiccano informatica, marketing, management e ingegneria. 34 candidati sono in possesso di laurea magistrale o equivalente, 25 di laurea di primo livello (es. triennale, “Bachelor”). 8 hanno conseguito un dottorato e 14 master post-universitari di altro genere, tra cui 9 Master in Business Administration (MBA). Altri 13 non sono in possesso di titolo universitario (formazione professionale, diploma di scuola superiore o media). Informatica, management, marketing e varie branche di ingegneria sono i percorsi di studio più comuni.

Provenienza geografica – I richiedenti visto provengono da 28 Paesi diversi. Il più rappresentato è la Russia, con 24 application (il 24,4% del totale), di cui 22 accettate (il 35,5% del totale). Anche Stati Uniti, Pakistan e Ucraina fanno registrare più di 10 candidature.

Città prescelte – La maggioranza (19) ha dichiarato l’intenzione di trasferirsi a Milano. Sei a Roma, cinque a Savona, quattro a Como e il resto sparpagliati in varie città d’Italia. La Lombardia è prima con 23 visa holder.

Startup create – Finora risultano 4 startup innovative ufficialmente registrate nella sezione speciale del Registro delle imprese create ex novo da detentori di visto startup (Genuine Education Network S.r.l.; Routes software S.r.l.; LabQuattrocento S.r.l.; SCdB S.r.l.); 4 startup innovative preesistenti hanno registrato l’ingresso di un socio non UE (Artemest S.r.l.; Lookcast S.r.l.; Connexun S.r.l.; WalletSaver S.r.l.). Altri casi sono in fase di evoluzione e gli sviluppi sono monitorati costantemente.

Il rapporto presenta anche i dati relativi a Italia Startup Hub, sorta di gemmazione o spin-off di Italia Startup Visa, di cui conserva alcune caratteristiche applicandole a una platea più ampia. In particolare è rivolto a cittadini extra-Ue che si trovano in Italia, sono in possesso di permesso di soggiorno di qualsiasi tipo (es. per ragioni di studio, tirocinio e/o formazione) e vogliono protrarre il loro soggiorno per avviare una startup innovativa.

Per il programma Italia Startup Hub, lanciato il 23 dicembre 2014, finora sono pervenute 5 candidature. Tutte hanno avuto esito positivo e hanno portato alla conversione del permesso di soggiorno precedentemente detenuto in permesso per lavoro autonomo startup. Nessuna candidatura è stata ricevuta nei primi quattro mesi del 2016. Il programma ha comunque ricevuto un aggiornamento importante con la pubblicazione, il 22 aprile, del portale italiastartuphub.mise.gov.it, delle linee guida dedicate (in inglese e in italiano), e della modulistica specifica per il programma. Le candidature riguardano 2 cittadini coreani, 2 iraniani e uno statunitense. 

Luciana Maci
Giornalista

Ho partecipato al primo esperimento di giornalismo collaborativo online in Italia (Misna). Sono dal 2013 in Digital360 Group, prima in CorCom, poi in EconomyUp. Scrivo di innovazione ed economia digitale

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