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Le nuove regole

Pmi innovative, ecco cosa potranno fare come le startup (e con quali vantaggi)

24 Gen 2015

Il decreto Investment compact del 20 gennaio estende alle piccole aziende ad alto livello di innovazione alcune agevolazioni previste dal decreto Crescita 2.0 per le startup iscritte nella sezione speciale del Registro Imprese. Ecco quali

Che differenza c’è tra una startup innovativa e una piccola impresa che opera in settori ad alto livello di innovazione e investe molte risorse in ricerca? A ben vedere, sono imprese simili. Se non che le prime hanno, per definizione, pochi anni di vita.

È per questo che il governo, con il decreto Investment compact del 20 gennaio, ha deciso di introdurre nell’ordinamento la categoria delle Pmi innovative ed estendere la maggior parte delle agevolazioni e delle semplificazioni riservate alle startup dal decreto crescita 2.0 del 2012.



Al pari delle startup innovative iscritte alla sezione speciale del Registro delle Imprese, le Pmi che sono riconosciute come “innovative” (in base a precisi requisiti) possono:


remunerare il personale con stock option e i fornitori con il modello del work for equity

Una volta emanati i decreti attuativi, le piccole imprese possono quindi attirare talenti proponendo sistemi di compenso legati ai risultati. Le stock option, come è noto, sono delle opzioni che consentono a chi le detiene di acquistare le quote di una società a un prezzo predeterminato. Se l’andamento di un’azienda è positivo, quindi, il collaboratore può, in virtù della stock option, acquistare delle quote a un valore più basso rispetto a quello di mercato e beneficiare della plusvalenza. La formula, molto utilizzata nelle grandi compagnie per la retribuzione dei top manager, ha indubbiamente il vantaggio di far risparmiare sui costi del lavoro e di motivare chi lavora.

Il work for equity è il sistema analogo che vale per i fornitori. In determinati casi, alcuni fornitori di beni, ma soprattutto di servizi (commercialisti, avvocati…), possono accettare di ricevere come pagamento per le proprie prestazioni alcune quote della società: a fronte della cessione di equity, la Pmi ne “guadagna” in capitale umano perché chi accetta il work for equity è di solito un libero professionista che può essere utile nella gestione della società.


raccogliere capitali su portali online di equity crowdfunding


Quando le misure dell’Investment compact saranno operative, le Pmi innovative potranno lanciare campagne online per il finanziamento dei propri progetti attraverso le piattaforme ad hoc autorizzate dalla Consob. Le iniziative potranno essere sottoscritte sia da persone fisiche (per un massimo di 500 euro a investimento) che da persone giuridiche (con il limite di 5 mila euro a investimento). Così come per le startup, il completamento della raccolta può avvenire soltanto se il 5% dell’importo richiesto è finanziato da un investitore istituzionale: una norma che da una parte può limitare il successo di alcune iniziative, ma che dall’altra tende a dare una maggiore garanzia di affidabilità all’investitore singolo.

►In più, alle Pmi innovative sono estese le agevolazioni fiscali previste per i privati e per le società che investono in startup innovative, anche se in questo caso possono godere di questo beneficio solo le aziende che sono in attività da meno di sette anni

Nello specifico, le persone fisiche che scelgono di investire su Pmi innovative gode di uno sgravio fiscale del 19% (fino a un massimo di 500 mila euro), mentre le persone giuridiche godono di uno sgravio del 20% (fino a un limite massimo di 1,8 milioni) 



Restano invece vantaggi esclusivi delle startup innovative le agevolazioni previste dal decreto crescita 2.0 in materia di lavoro e di diritto fallimentare.



Ma quali Pmi possono essere considerate “innovative” ed essere iscritte a una sezione speciale del Registro delle Imprese?



Nella categoria rientrano le aziende:



non quotate



►che hanno l’ultimo bilancio certificato


►che possiedono almeno due su tre requisiti che certificano la capacità di innovazione, ovvero: 


  1. 
le spese in ricerca e sviluppo devono essere pari al 3% del maggiore importo tra costo del lavoro e valore totale della produzione (da cui vanno escluse le spese per immobili). Tra le spese in ricerca e sviluppo possono rientrare anche quelle per lo sviluppo precompetitivo e competitivo, quelle relative ai servizi di incubazione forniti da incubatori certificati, i costi lordi di personale interno e consulenti esterni, le spese legali per la registrazione di proprietà intellettuale;
  2. 

almeno un quinto dei dipendenti o collaboratori deve essere personale altamente qualificato;


  3. la titolarità di un brevetto o marchio relativi ai campi industriali o biotecnologico.
     

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