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I dati

Periscope, gli utenti dell’app per dirette video sono 10 milioni. Tanti o pochi?

17 Ago 2015

In 4 mesi l’applicazione di Twitter ha raggiunto i 2 milioni di utenti giornalieri. Un successo? Nate Elliott, analista di Forrester, dà una lettura diversa dei dati: «Solo il 3% degli iscritti a Twitter l’ha scaricata». Mentre Facebook scalda i muscoli per la battaglia del video streaming…

Che fine ha fatto Periscope, il prodigio dell’hi-tech presentato da Twitter il 26 marzo 2015 e subito diventato oggetto dell’interesse mondiale?

Nei giorni successivi al debutto l’applicazione di Twitter che consente di trasmettere video in diretta via smartphone divenne il caso tecnologico del momento. Un po’ per la sua storia: Periscope era una startup fondata solo l’anno prima da due giovani, Kayvon Beykpour e Joe Bernstein, e venduta al colosso co-fondato da Jack Dorsey per 120 milioni di dollari ancora prima del lancio dell’applicazione. Un po’ perché la possibilità di effettuare riprese in videostreaming in modo semplice ed efficace affascinò, e continua ad affascinare, gli utenti di tutto il mondo.

Qui la storia della startup venduta a Twitter

E oggi? L’entusiasmo è scemato o è ancora intatto? Quante persone usano tuttora Periscope? A rispondere a queste domande è arrivato un recente comunicato aziendale pubblicato sulla piattaforma Medium: ad agosto l’applicazione ha superato il traguardo dei 10 milioni di utenti registrati. Lanciata a fine marzo per iPhone e a maggio su dispositivi Android, la app – si legge in un post della società – conta quasi due milioni di utenti attivi al giorno che, ogni giorno, guardano video per una durata complessiva di 40 anni, oltre 350mila ore.

L’articolo riporta in particolare il grafico del Time Watched per Day, il tempo totale speso dagli utenti nel guardare i broadcast su iOs e Android: come detto si supera l’enorme cifra di 40 anni per giorno.

L’azienda spiega poi i tre motivi per cui il dato del Time Watched per Day è altamente indicativo del valore creato: più a lungo il video è guardato, più i broadcaster hanno successo; il dato è in grado di ‘catturare’ quello che viene visto su Periscope anche al di fuori di iOs/Android, perché include anche gli utenti su periscope.tv; il dato non soffre di limitazioni causate dalle metriche relative al numero di utenti attivi giornalieri o mensili.

Nel post su Medium viene poi presentato un grafico relativo ai Daily Active Users, utenti attivi giornalieri, che si attestano intorno agli 1,9 milioni.

Le testate internazionali hanno rilanciato questi dati esprimendo commenti positivi: Business Insider ha sottolineato che “ci sono voluti due anni perché Twitter e Facebook raggiungessero i 10 milioni di utenti”, traguardo tagliato da Periscope in soli 4 mesi.

Ma non tutti la pensano così. Nate Elliott, analista di Forrester, società di ricerche di mercato nel settore tecnologico, intervistato dal Wall Street Journal ha commentato: “È un bene che questi numeri stiano crescendo, ma vanno letti cum grano salis. È come il piccolo passo di un bambino nella giusta direzione”. Questo perché, argomenta Elliott, “10 milioni di account Periscope significa che solo il 3% degli utenti di Twitter ha scaricato l’applicazione separata”.

Dello stesso avviso un osservatore italiano, Marco Govoni, amministratore delegato di Loveyourpix, marketplace e luogo di contest per fotografi e aziende italiane, e seniour account presso Telecom Italia Group. Govoni scrive su Medium: “Lanciare un nuovo prodotto potendo contare indirettamente su una base utenti (quella di Twitter) così imponente, un team robusto ed efficace, una visibilità ed un network probabilmente secondo solo al ‘mondo Facebook’, deve porre necessariamente obiettivi più sfidanti: Periscope ha un DAU (Daily Active Users) di poco più dell’1% del DAU di Twitter”.

Sempre il Wall Street Journal fa notare che lo “sfoggio di muscoli” da parte di Periscope nel diffondere i propri dati rientra in una partita più ampia che si sta giocando tra Twitter e Facebook sul terreno del real-time streaming, e che rischia di far fuori competitor più piccoli quali Meerkat,  l’app di live streaming che quest’anno ha raggiunto una valutazione di 40 milioni di dollari.

Di recente, infatti, anche Facebook è entrata nel settore del live streaming, per ora solo per le celebrità. La sua piattaforma per trasmettere i video in diretta, chiamata Live, è infatti una funzione di Mentions, la app lanciata dal social un anno fa e riservata ai vip – attori, musicisti, atleti e altre figure pubbliche – che vogliono tenersi in contatto con i fan. Ma sembra non volersi fermare qui: risalgono a pochi giorni fa i rumors secondo i quali il social network avrebbe infatti intenzione di estendere Live a chiunque abbia un profilo verificato, anche a figure pubbliche meno famose. Inoltre il 31 luglio ha iniziato il test di un nuovo servizio per consentire agli utenti di seguire eventi live dal divano di casa, offrendo contenuti in diretta dal festival musicale Lollapalooza a Chicago per tutti i residenti negli Usa. Infine Instagram, società di Facebook, ha recentemente rilasciato un aggiornamento che consente agli utenti di visionare foto e video di eventi che si stanno svolgendo in diretta.

Nella lotta tra i due giganti rischia di rimetterci Meerkat, che a maggio scorso ha raggiunto i due milioni di utenti, un quinto degli attuali 10 milioni di Periscope. Secondo i dati della società App Annie, giorni fa Periscope risultava l’ottava app più popolare nella categoria social network sul negozio Google Play, e la nona sull’App Store di Apple. Invece Meerkat si è piazzata rispettivamente al 186esimo e al 316esimo posto.

In ballo c’è un mercato in forte espansione: secondo un recente studio di Cisco Systems i fruitori di video entro il 2019 rappresenteranno l’80% di tutto il traffico Internet. 

di Luciana Maci

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