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Il personaggio

Marchetti: «In Italia non vedo ancora una nuova YOOX»

25 Nov 2016

Intervista al fondatore della società che si è fusa con NET-A-PORTER, vincitore del “Premio EY l’imprenditore dell’anno”. «Non credo ai fondi pubblici per le startup», dice. E sottolinea: «Chi fa impresa di successo qui non è visto come un eroe positivo»

Federico Marchetti amministratore delegato di Ynap
«L’Italia è un terreno fertile per l’innovazione ed è piena di talenti imprenditoriali. Ma la nuova Yoox non la intravedo ancora». Parola di Federico Marchetti, amministratore delegato di YOOX NET-A-PORTER GROUP (Ynap) – fresco vincitore della XX edizione del “Premio EY l’imprenditore dell’anno”.

Un riconoscimento importante, il terzo della sua carriera da imprenditore (dopo il premio “Leonardo” nel 2011 e quello “Alumnus Bocconi” nel 2014) e la motivazione non lascia spazio ai dubbi: “Per aver realizzato, con un’intuizione originale e valorizzando le possibilità offerte dalla rete e dall’innovazione tecnologica, una realtà divenuta in pochi anni leader globale nel luxury-fashion e-commerce e prima azienda tecnologica italiana con una capitalizzazione di oltre tre miliardi di euro”.

Startupper di successo prima, imprenditore poi. Schivo, pragmatico. Quando hai davanti Federico Marchetti sembra sempre che stia lì a pesare ogni parola, ogni atteggiamento. Focalizzato com’è sul suo business – «vivo con i paraocchi» dice – risponde alle domande senza fronzoli, talvolta in maniera telegrafica. EconomyUp lo ha intervistato prima della cerimonia di consegna del premio.

Yoox non è più una startup da tempo ormai. Ma rimane un caso che ha fatto scuola. In Italia, oggi, ci sono le condizioni per replicare un successo simile?
Yoox l’ho fondata nel 2000, un po’ di acqua sotto i ponti ne è passata. Credo però che in Italia ci siano le condizioni per poter fare quello che ho fatto io sedici anni fa. Ovvio che abbiamo meno soldi della Silicon Valley e che il mercato dei capitali è meno efficiente. Così come è evidente che il nostro mercato è più piccolo rispetto a Inghilterra e Germania. Tuttavia ci sono dei vantaggi competitivi su cui gli imprenditori possono far leva per realizzare delle imprese di successo.

Quali sono questi vantaggi competitivi?
Non serve inventarsi nulla. Basta puntare sui settori tipici del Made in Italy: quello in cui ci siamo noi di YOOX-NET-A-PORTER per esempio. Ma c’è anche tutta la parte del food, su cui ci sono delle potenzialità enormi dal punto di vista del web. Anche il settore del design offre grandi possibilità. Gli italiani sono persone di innovazione e di talento e l’Italia è il terreno fertile in cui coltivare le loro capacità.

Eppure, senza contare la Silicon Valley che fa una partita a sé, siamo indietro anche rispetto all’Europa in materia di imprenditoria innovativa. Cos’è che non va?
C’è un ostacolo culturale in Italia che va ancora superato. Qui chi fa impresa e ha successo non è necessariamente visto come un eroe positivo. Gli eroi positivi sono sempre gli stessi. A tal proposito ricordo che il mio grande amico Elserino Piol, nonché primo investitore quando cominciai con Yoox, diceva sempre che chi fa impresa in grado di portare valore al Paese dovrebbe essere di esempio per i più giovani, molto più dei calciatori. Così non è purtroppo.

Ha accennato al mercato dei capitali in Italia, torniamoci su. Domanda secca: le startup dovrebbero essere finanziate solo da capitali privati o anche da quelli pubblici?
Non credo nel capitale pubblico per finanziare startup. Lo Stato deve creare i presupposti affinché chi può finanziare le idee, ovvero i fondi di venture capital, sia messo nelle condizioni migliori per poterlo fare. E lavorare per creare un ecosistema in grado di invogliare i fondi esteri a investire nelle nostre startup.

È così che nascerà la una nuova Yoox? Se non c’è già…
Non ancora. Come ho già detto l’Italia è un terreno fertile, pieno di talenti, ma per il momento non intravedo una nuova YOOX NET-A-PORTER.

Provi per un attimo a vestire i panni dell’investitore. Su quale settore, in Italia, punterebbe le sue fiches?
Penso di non essere la persona giusta per poter rispondere a questa domanda. Vivo con i paraocchi. Voglio dire che sono talmente focalizzato sulla mia azienda che non saprei dirti dove investirei i miei soldi. Fino ad oggi ho investito, e continuo a investire, tutto su YOOX NET-A-PORTER.

In testa ha solo il suo business, si è capito. Questo riconoscimento che valore ha?
Ha il valore della consapevolezza. Nel 2000 tanta gente pensava che noi fossimo americani o giapponesi e i postini pronunciavano male il nostro nome. Oggi l’Italia riconosce che YOOX NET-A-PORTER è un’eccellenza al pari di altre come Ferrari, Ducati o Armani. 

di Fabrizio Marino

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