startup story

Manus: come è nata e cresciuta la startup di agenti AI diventata strategica per Meta



Indirizzo copiato

Fondata tra il 2023 e il 2024 e lanciata ufficialmente nel 2025, Manus ha portato gli agenti AI dal laboratorio al mercato. Ecco come è nata, chi l’ha fondata, perché è cresciuta in fretta e perché Meta l’ha acquisita

Pubblicato il 20 gen 2026



Il fondatore di Manus
Il fondatore di Manus

Manus è una startup che, in pochi mesi, ha portato il tema degli agenti di intelligenza artificiale dal piano della sperimentazione a quello delle grandi operazioni di M&A, diventando un caso emblematico di acquisizione di grande valore. Meta l’ha infatti acquisita a fine dicembre 2025 per una cifra stimata superiore a 2 miliardi di dollari.

Lanciata ufficialmente a marzo 2025, è esplosa con il lancio di un “general AI agent” pensato non per chattare, ma per eseguire: scomporre obiettivi, pianificare step, usare strumenti e completare task complessi con supervisione ridotta. È proprio questa logica di “orchestrazione” (più che di addestramento di un nuovo modello proprietario) che spiega perché l’attenzione di imprese e investitori si stia spostando dai foundation model alle architetture agentiche e ai sistemi di esecuzione.

Come è nata Manus

Manus nasce tra la fine del 2023 e l’inizio del 2024 come progetto all’interno di Butterfly Effect, mentre si presenta al mercato e diventa pubblicamente rilevante con il lancio ufficiale del prodotto nel marzo 2025.

Viene fondata da Xiao Hong, imprenditore e ingegnere informatico cinese, nonché CEO di Butterfly Effect.

Conosciuto negli ambienti tech cinesi con il soprannome di “Red”, Xiao è nato nel 1992 e ha studiato ingegneria del software alla Huazhong University of Science and Technology, nella Cina centrale.

Dopo la laurea, nel 2015 Xiao ha fondato Nightingale Technology, dove ha sviluppato strumenti di produttività per le imprese, tra cui l’assistente Yi Ban per WeChat, che ha raggiunto milioni di utenti in Cina.

Nel 2022 ha lanciato Butterfly Effect e ha introdotto Monica, un’estensione per browser basata sull’intelligenza artificiale che aggrega più modelli linguistici di grandi dimensioni.

Con l’acquisizione da parte di Meta, Xiao Hong è destinato a entrare nel gruppo con un ruolo da vice president.

Accanto a lui, in Manus, c’è il co-fondatore Ji Yichao, noto anche come “Peak Ji”, che in Butterfly Effect ricopriva il ruolo di chief scientist. Ji guida lo sviluppo tecnico e dell’infrastruttura di Manus.

Trentadue anni, Ji è stato il volto pubblico di Manus al momento del lancio, presentando l’agente AI nel video di debutto pubblicato a marzo 2025. Vanta una lunga esperienza nella creazione di prodotti tecnologici consumer ed è stato inserito nel 2025 nella lista Innovators Under 35 del MIT Technology Review.

Il team dei fondatori comprende anche Zhang Tao, responsabile di prodotto di Manus. Tra il 2022 e il 2023 è stato head of global product in ByteDance e, in precedenza, ha ricoperto diversi ruoli di prodotto, tra cui quello di product manager in Tencent, come emerge dal suo profilo LinkedIn.

Il lancio del prodotto nel 2025

Il prodotto viene lanciato ufficialmente il 6 marzo 2025 e attira subito l’attenzione della comunità tecnologica internazionale. Manus si presenta come un agente in grado di svolgere azioni concrete — dalla ricerca e analisi di informazioni alla creazione di documenti, presentazioni e output strutturati — distinguendosi per la capacità di tradurre un obiettivo astratto in una sequenza di attività eseguibili.

Nei mesi successivi al lancio, la startup accelera sul piano organizzativo e strategico. La sede operativa viene spostata dalla Cina a Singapore, una scelta che riflette sia l’ambizione globale del progetto sia la volontà di operare in un contesto più favorevole all’espansione internazionale e meno esposto alle tensioni geopolitiche sull’AI.

Parallelamente, Manus si struttura come azienda indipendente, attirando l’interesse degli investitori e raccogliendo capitali per sostenere la crescita del prodotto. In breve tempo, il progetto passa da iniziativa sperimentale interna a startup riconosciuta nel panorama globale dell’intelligenza artificiale, posizionandosi su una frontiera emergente: quella degli agenti che non si limitano a rispondere, ma lavorano.

È questa traiettoria rapida — dalla visione iniziale all’operatività concreta — che rende Manus un caso emblematico del nuovo corso dell’AI, sempre meno centrato solo sui modelli e sempre più sulla capacità di trasformarli in strumenti di esecuzione reale.

La raccolta fondi

Sul fronte del capitale, la società attira un round importante: 75 milioni di dollari guidati da Benchmark, con la partecipazione di investitori legati all’ecosistema tech cinese (tra cui Tencent e altri). TechCrunch parla di valutazione intorno ai 500 milioni di dollari e di obiettivo esplicito di espansione verso mercati come USA, Giappone e Medio Oriente. Sul lato business, nelle settimane dell’acquisizione viene citata una metrica che spiega l’interesse di Meta: una crescita molto rapida dei ricavi ricorrenti (oltre 100 milioni di dollari annui secondo AP) e una narrativa centrata sull’adozione “enterprise-ready” via abbonamento.

Perché Manus è diversa dalle altre soluzioni AI (e in parte le sostituisce)

A rendere Manus distinta rispetto ad altre soluzioni di intelligenza artificiale agentica non è tanto il modello sottostante, quanto l’architettura. La startup non punta a sviluppare un proprio large language model, ma costruisce un livello di orchestrazione capace di coordinare più modelli e strumenti per portare a termine compiti concreti. Manus non si limita a rispondere a una richiesta: scompone un obiettivo complesso in sotto-attività, decide quali strumenti utilizzare, li esegue in sequenza e restituisce un risultato finale verificabile. È un approccio che sposta il baricentro dall’AI “conversazionale” all’AI operativa, pensata per lavorare in ambienti digitali reali — browser, documenti, software — e non solo per generare testo. Proprio questa capacità di trasformare l’intelligenza artificiale in un sistema di esecuzione, più che in un’interfaccia di dialogo, colloca Manus su un piano diverso rispetto ai classici assistenti AI e ne spiega la rapida adozione in contesti professionali.

L’acquisizione da parte di Meta: come è andata

Meta annuncia l’operazione a fine dicembre 2025. Le stime sul valore parlano di oltre 2 miliardi di dollari (con variazioni a seconda delle fonti) e, soprattutto, di una scelta strategica: accelerare sugli agenti “general purpose” integrandoli trasversalmente nei propri prodotti consumer e business, senza dover costruire tutto in house.

L’acquisizione di Manus si inserisce in una strategia più ampia con cui Meta sta cercando di spostare l’AI dal livello dell’assistenza conversazionale a quello dell’esecuzione autonoma. Le capacità sviluppate da Manus possono essere integrate trasversalmente nell’ecosistema Meta: dagli assistenti intelligenti per utenti e aziende, agli strumenti per creator e advertiser, fino ai workflow automatizzati per il business, dove la possibilità di delegare task complessi a un agente rappresenta un vantaggio competitivo immediato. In questo senso, Manus offre a Meta un acceleratore già funzionante per trasformare l’AI in una componente operativa dei suoi prodotti.

La scelta di acquisire, anziché costruire internamente una soluzione analoga, risponde anche a una logica di time-to-market. Manus arriva sul mercato come prodotto già testato, con una base di utenti e metriche di utilizzo significative, e con un team che ha dimostrato di saper tradurre rapidamente la ricerca in applicazioni concrete. Per Meta, integrare questa esperienza significa ridurre i tempi di sviluppo, evitare duplicazioni e presidiare in anticipo una frontiera — quella degli agenti AI general purpose — destinata a diventare centrale nella prossima fase dell’evoluzione dell’intelligenza artificiale.

La variabile geopolitica

C’è poi la variabile geopolitica: Meta dichiara che non resteranno “continuing Chinese ownership interests” e che Manus interromperà le operazioni in Cina, mantenendo base a Singapore. Contemporaneamente, Pechino avvia verifiche sulla conformità dell’operazione rispetto a norme su export tecnologico, trasferimento dati e M&A cross-border.

In altre parole, l’acquisizione non è solo un’uscita finanziaria: è un caso scuola su come gli agenti di AI stiano diventando un asset strategico (e quindi sensibile) lungo l’asse USA–Cina.

guest

0 Commenti
Più recenti Più votati
Inline Feedback
Vedi tutti i commenti

Articoli correlati

0
Lascia un commento, la tua opinione conta.x