«Le startup italiane sfidano UK e Germania»: così ci vedono all'estero | Economyup
Questo sito utilizza cookie per raccogliere informazioni sull'utilizzo. Cliccando su questo banner o navigando il sito, acconsenti all'uso dei cookie. Leggi la nostra cookie policy.OK

Ecosistema Made in Italy

«Le startup italiane sfidano UK e Germania»: così ci vedono all’estero

15 Ott 2015

«L’ecosistema sta cominciando a ingranare» dice la Cnbc, grande emittente Usa. E cita 3 elementi-chiave: l’uscita dalla crisi, l’aumento del venture capital in circolazione e le valutazioni delle aziende, meno onerose rispetto a mercati più sovraffollati. Ma ancora i casi di successo sono rari

Dopo Gran Bretagna e Germania sarà l’Italia il più grande hub per startup tecnologiche in Europa? All’estero ci credono. O almeno è questa la tesi di un articolo uscito in questi giorni sull’edizione online di Cnbc, grande emittente televisiva statunitense specializzata in notizie economiche e finanziarie. Tesi che sembra contrastare con quella del Rapporto “Doing business 2014” della Banca Mondiale, rilanciato di recente: secondo questi dati l’Italia, l’anno scorso, era al sessantacinquesimo posto, su un totale di 189 economie del mondo, per regolamentazione d’impresa. Il report critica in particolare tre elementi: una burocrazia lenta e inefficiente, i lunghi tempi della giustizia e l’alta pressione fiscale.

Il Rapporto della Banca Mondiale è uno studio, l’articolo apparso su Cnbc è informazione giornalistica. Però può dare la misura di come il nostro Paese sia percepito all’estero. E la percezione mediatica dell’Italia, definita “la quarta più grande economia europea”, appare buona: “Il successo crescente del settore della tecnologia in Europa – scrive l’autore, Arjun Kharpal – è stato spesso attribuito ai giganti UK e Germania, ma l’Italia sta cominciando a ingranare”.

Tra le ragioni indicate per questo cambio di passo proprio la crisi economica che abbiamo sperimentato negli ultimi anni. “Durante la crisi le persone hanno gradualmente perso fiducia nelle grandi aziende, precedentemente viste come i datori di lavoro ideali, e sono diventate più aperte all’idea di mettere in  piedi startup” ha detto alla Cnbc Anthony “Tony” Zappala, uno dei partner di Highland Europe, importante investitore in startup tecnologiche nella fase growth, che proprio oggi ha dato l’annuncio della nascita di un nuovo fondo da 332 milioni di euro, Highland Europe Technology Growth II.

Insieme ad altri, Tony Zappala ha recentemente contribuito, quale partner di Highland Capital Partners Europe, a finanziare per 10 milioni di euro DoveConviene, startup digitale co-fondata da Alessandro Palmieri e Stefano Portu (provenienti da Buongiorno) che informa su promozioni e prodotti dei negozi vicino a casa. Si è trattato di uno dei maggiori investimenti, se non il maggiore, di un venture capital straniero su digitale in Italia. Da qui il focus di Cnbc su questa startup italiana (nell’articolo citata nella sua denominazione inglese, Shopfully) che, dalla nascita nel 2010, ha già superato da tempo il milione di euro di giro d’affari, ha oltre 13 milioni di utenti in tutto il mondo e collabora con più di 200 grandi marchi e  retailer.

Qui la storia di DoveConviene: 10 milioni alla startup dei volantini digitali

Giudizio positivo anche sulla crescita del venture capital circolante in Italia: nei primi sei mesi dell’anno ha toccato i 56 milioni di dollari, un incremento del 12% rispetto ai 50 milioni dello stesso periodo dello scorso anno.  “I venture capitalist trovano attraente il nostro Paese – dice Stefano Portu, co-founder e Ceo di Doveconviene – perché le valutazioni delle aziende non sono troppo alte, specialmente se confrontate con quelle negli Usa e in altre parti d’Europa. Se sei un analista e guardi all’Italia, troverai più facilmente qualcosa al giusto prezzo rispetto ai mercati sovraffollati di Berlino e Londra”.

L’articolo della testata americana sottolinea anche come l’ecosistema italiano delle startup sia supportato dal governo e, a questo proposito, cita Invitalia Ventures, la Sgr (Società di gestione del risparmio) del gruppo Invitalia, che a fine settembre ha approvato il regolamento del nuovo fondo di venture capital Italia Venture I, annunciato lo scorso giugno, dando così inizio ufficialmente alle operazioni d’investimento nel capitale di rischio di startup e piccole e medie imprese innovative. Italia Venture I è un fondo comune d’investimento di tipo chiuso e riservato, con un patrimonio di 50 milioni di euro provenienti dal Ministero dello Sviluppo Economico. Il fondo opera solo in co-investimento, fino ad un massimo del 70%, con operatori privati. Per ogni operazione investirà tra 500mila euro e 1,5 milioni di euro.

Qui tutti i piani di Invitalia Ventures

Domenico Arcuri, Ceo di Invitalia, ha detto: “L’Italia è di nuovo il Paese in cui si possono investire denaro, tempo ed energie. I nostri parametri economici fondamentali stanno cominciando a migliorare. Non siamo ancora la nazione migliore al mondo dove è fantastico creare una startup, come in Silicon Valley, ma stiamo decisamente migliorando”.

Certamente non esistono ancora tante storie internazionali di successo. La testata giornalistica ne cita una, quella di Yoox (e-commerce di abbigliamento), che è attiva dal 2000, è quotata in Borsa e a giugno ha chiuso un accordo monstre con Net-A-Porter, che ha previsto la cessione del 50% del capitale e la fusione con  il gruppo svizzero Richemont. Ma, appunto, è ancora un caso sostanzialmente isolato.

Luciana Maci
Giornalista

Ho partecipato al primo esperimento di giornalismo collaborativo online in Italia (Misna). Sono dal 2013 in Digital360 Group, prima in CorCom, poi in EconomyUp. Scrivo di innovazione ed economia digitale

Articoli correlati