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La storia

L’uomo che ha conquistato la Silicon Valley portandosi il team dall’Italia

22 Lug 2014

Loris Degioanni, fondatore di Cace Technologies, è stato tra i pionieri delle exit italiane in California. Con una squadra di piemontesi. Ora ha creato una seconda startup, Draios, che spera di quotare in Borsa. “Ho chiesto al founder di Riverbed, McCanne, se in Italia mi avrebbe comunque acquisito. Mi ha risposto: no”

Loris Degioanni
Fare successo nella Silicon Valley grazie a una tesi di laurea. Un lavoro geniale, visto che il software programmato e discusso è stato scaricato da 80 mila persone in pochi mesi. Loris Degioanni ha iniziato la sua carriera nel settore Infomation Technology quando ancora stava frequentando il Politecnico di Torino.

Qualche anno dopo, mentre stava studiando al dottorato, lo stesso software è stato notato da un professore dell’università californiana UC Davis, che l’ha voluto con sé per un dottorato di ricerca. Nel 2005 nasce la sua startup, Cace Technologies. E per farla decollare Loris ritorna nella zona di San Francisco.

Ma visto che in Silicon Valley gli ingegneri di talento sono “braccati” da potenze come Google e Facebook, Loris decide di far arrivare dall’Italia i giovani ingegneri per formare il team. Un gruppo di talentuosi piemontesi alla conquista della Silicon Valley: “Insieme creiamo Wireshark, un software gratuito per l’analisi di rete che viene usato da cinque milioni di persone”.

In pochi anni la startup riesce a fatturare 10 milioni di euro. Il business cresce in maniera costante, tanto che nel 2010 le cose sono mature per l’acquisizione. La “exit” avviene grazie a Riverbed, azienda statunitense quotata al Nasdaq. E tutto il team di ingegneri e tecnici italiani passa in quest’ultima, compreso Loris Degioanni che a 35 anni diventa senior director of technology nel colosso ICT americano.

Ma Loris non si sente affatto un “cervello in fuga”: “Semplicemente l’ecosistema californiano è quello più adeguato per lanciare e sperare di fare decollare start up del settore Ict. Qui si è a contatto giornalmente con le aziende del settore che hanno fatto fortuna, da Twitter a Facebook. E in una sola via, Sandy Road, si possono incontrare decine di investitori”. E a chi gli chiede cosa sarebbe accaduto se fosse rimasto in Piemonte risponde: “Ho chiesto al fondatore di Riverbed Steve McCanne se a parità di condizioni in Italia, mi avrebbe comunque acquisito. La risposta è stata negativa. La motivazione? Problemi di accesso alla connessione e burocrazia intricata e poco avvezza al sistema”.

Dunque nulla sembra poter riportare Loris in Italia. Lui la sua vita, famiglia compresa, l’ha costruita oltreoceano. Ma sempre con il suo gruppo di talenti nostrani al seguito: da alcuni mesi il rampante imprenditore seriale ha infatti lasciato Riverbed per dare il via alla sua seconda startup digitale, Draios, sempre nel mondo del cloud computing: “L’imprenditoria è un lavoro faticoso, che necessita delle pause, ma è come un fuoco. Dopo uno stacco devi riprendere, non riesci a smettere”.

Ma anche per la sua seconda sfida punta sul Belpaese: “A oggi siamo un team di dieci persone di cui la metà italiani”. E se a Cace Technologies è toccata la exit industriale, ovvero l’acquisizione, Loris ha bene in mente cosa desidera per la sua seconda “creatura”: “Voglio quotarla in borsa, ma la strada è ancora lunga e tortuosa, siamo solo all’inizio”.

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