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IL REPORT

Intelligenza artificiale e startup, ecco perché l’Italia è penultima in classifica

10 Set 2018

Le startup dell’intelligenza artificiale in Italia sono solo 22: la classifica è dominata da Stati Uniti, Cina e Israele. Lo rivela uno studio realizzato da Roland Berger e Asgard. Il nostro Paese è al 19esimo posto tra i top country, con dietro soltanto la Russia. Le ragioni: mancanza di formazione e di investimenti

Intelligenza artificiale e startup: l’Italia occupa la posizione 19 su 20 Paesi. Le startup italiane dell’Intelligenza Artificiale sono ancora troppo poche rispetto al resto del mondo: solo 22, in una classifica dominata dagli Stati Uniti che ne ha 1.393 startup all’attivo. Lo evidenzia lo studio Artificial Intelligence-A strategy for European startups realizzato da Roland Berger e Asgard , che ha mappato il mondo dell’imprenditoria innovativa dedicato a soluzioni e strumenti con funzioni e “ragionamenti” tipici della mente umana.

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Con soltanto 22 startup all’attivo, l’Italia occupa la 19esima posizione nella classifica dei Top 20 Paesi al mondo per numero di startup nel settore dell’Intelligenza Artificiale. A seguire la Cina in seconda posizione con 383 startup, Israele con 362, UK e Canada chiudono la Top 5 rispettivamente con 245 e 131 startup. L’Italia è penultima tra i 20 top countries: dopo di lei solo la Russia.

Secondo Andrea Marinoni, senior partner di Roland Berger, “è evidente che nessun Paese in Europa abbia la necessaria massa critica in materia di Intelligenza Artificiale al contrario di Stati Uniti, Cina e Israele. Di certo non l’Italia, penultima nella graduatoria su intelligenza artificiale e startup, ma nemmeno Francia e Germania, rispettivamente settima e ottava nel ranking mondiale”. E prosegue “Gli Stati Uniti sono stati in grado di realizzare veri e propri ecosistemi intorno ai quali si è costruito in poco tempo un nuovo settore. L’Europa, pur avendo nel suo insieme una rilevante massa critica, non è ancora riuscita ad esprimere una visione organica delle tecnologie AI e guardando avanti dovrebbe dotarsi di campioni in grado di offrire alle imprese le migliori soluzioni”.

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INTELLIGENZA ARTIFICIALE E STARTUP: IN ITALIA MANCA LA FORMAZIONE

Secondo Roland Berger uno dei principali motivi per il quale l’Italia si trova in fondo alla classifica quando si parla di intelligenza artificiale e startup è dovuto all’assenza di una formazione adeguata e in grado di fornire ai giovani gli strumenti necessari per affrontare al meglio i lavori del futuro. Il sistema scolastico italiano e il mondo del lavoro tradizionale non incentivano la cultura dell’assunzione del rischio o, ancora, dell’eventuale sconfitta vista come risorsa per ripartire con maggiore forza e consapevolezza. Secondo Andrea Marinoni: «Per creare una circolarità virtuosa e realizzare nel tempo un nostro ecosistema AI è necessario incoraggiare le nostre aziende campioni nazionali ad investire in nuove tecnologie attraverso il corporate venture capital creando e celebrando storie di successo che mettano al centro i nostri talenti che così saranno incentivati a puntare sul nostro Paese; anche gli imprenditori digitali stranieri devono trovare nell’Italia il luogo ideale dove si può coniugare innovazione e senso del bello ovunque». In questo modo, prosegue Marinoni «potremo attrarre la finanza necessaria e nel tempo consolidare in Italia una vocazione all’impresa del futuro incentrata su AI che dovrà comunque accompagnarsi con un rinnovamento del sistema educativo, non più al passo con i tempi».

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Ma l’intera Europa non è stata ancora in grado di adottare soluzioni AI in settori chiave quali l’energia, l’automotive, le costruzioni, l’agricoltura e la pubblica amministrazione: contro ogni aspettativa, tecnologie su robotica, l’IoT e guida autonoma sono sotto rappresentate in Europa nonostante il peso dei settori tradizionali di riferimento. Per invertire il trend negativo a livello europeo gli esperti di Roland Berger suggeriscono di creare uno status europeo per le startup.

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