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Nuovi mercati

Droni, cambiano le regole: ecco tutte le opportunità

23 Mar 2015

Entro maggio l’Enac emanerà un nuovo regolamento: dovrebbe consentire, ad esempio, il sorvolo di aree critiche urbane. Risultato? «Agevolare un mercato con grossi margini di crescita, finora semi-paralizzato da una normativa difficoltosa» dice Fabrizio De Fabritiis, Ceo di Dronitaly. Vediamo chi potrà beneficiare della “rivoluzione”

Droni, cambia il regolamento e arriva la rivoluzione. “Di velluto”, ma pur sempre rivoluzione. A meno di un anno dall’emanazione del vecchio regolamento che per la prima volta in Italia stabiliva le regole relative agli Unmmaned Aerial Vehicles (Uav), l’Enac (Ente Nazionale per l’Aviazione Civile) ha annunciato un nuovo regolamento entro il primo maggio. Le procedure puntano ad agevolare l’utilizzo dei droni e di conseguenza dovrebbero contribuire ad alimentare questo nascente mercato. Per ora i numeri sono  ridotti: secondo l’Easa, Agenzia europea per la sicurezza aerea, ci sono in Europa 2.495 operatori registrati (cioè soggetti che gestiscono Uav), di cui 89 in Italia, più 114 costruttori di droni. Ma, come dicevamo, il fenomeno è in ascesa (trainato anche dalle uscite mediatiche di Amazon che promette consegne di pacchi casa per casa attraverso gli oggetti volanti) e, dicono gli esperti, potrebbero fiorire nuove attività imprenditoriali se solo si arrivasse a snellire alcuni processi: negli ultimi 12 mesi circa la metà delle richieste di droni per attività lavorative di vario tipo sono andate a vuoto perché era impossibile effettuare determinate missioni.

Quando è stato emanato,  il primo regolamento è stato salutato da molti come una dimostrazione di quanto l’Italia fosse all’avanguardia in questo settore dove fino a quel momento vigeva il Far West e che è tuttora non regolamentato in molte nazioni del mondo, Stati Uniti compresi. Ma il Paese sembra  pronto per un ulteriore passo avanti. Il nuovo regolamento –  elaborato dall’Enac per conformarsi alle linee guida  diffuse dall’Easa a metà marzo e attualmente sottoposto alla valutazione di tutti i player del settore prima dell’emanazione definitiva a maggio – dovrebbe cambiare molte cose. “Sarà consentito il sorvolo di aree critiche, anche urbane, tramite standard sicurezza valutabili” ha dichiarato Alessandro Cardi, direttore Regolazione Tecnica Enac, al termine del primo Forum Permanente delle Associazioni di droni, tenutosi a Milano venerdì 20 marzo alla presenza di tutti gli stakeholder di settore. Tra le novità: piloti con attestato o licenza di volo, flessibilità delle visite mediche per i piloti di droni, rapidità nelle procedure di accreditamento Enac. “Era un’azione necessaria e non più procrastinabile per accompagnare al meglio un’industria e un mercato con enormi margini di crescita, come quello dei servizi effettuati dai droni, fino a oggi ancora semi-paralizzato da una normativa difficoltosa, ispirata alle norme dell’aviazione generale” ha commentato Fabrizio De Fabritiis, Ceo di Dronitaly, manifestazione di riferimento per il mondo professionale degli Unmanned Vehicle System che riunisce tutti i protagonisti della filiera. I numeri forniti da De Fabritiis sono un po’ diversi da quelli dell’Easa: lui parla di circa 5.000 operatori italiani attivi nel settore. Certamente, essendo un mondo ancora in evoluzione, anche le cifre possono essere, almeno temporaneamente, controverse. Ma ora si va verso il cambiamento. “È una rivoluzione di velluto, ma pur sempre una rivoluzione” commenta Sergio Barlocchetti, ingegnere aerospaziale e blogger di Dronitaly. “Alla fine il settore andava tranquillizzato, c’è stato chi non ha potuto operare a causa di regole irrilevanti. Invece adesso si aprono nuove opportunità imprenditoriali”. Naturalmente il provvedimento non è stato ancora approvato in via definitiva e non è detto che tutto ciò che è presente in bozza si traduca in norma. Ma a Dronitaly sono convinti che la stragrande maggioranza dei cambiamenti annunciati verrà confermata. In base a quanto noto fino a questo momento vediamo chi potrà beneficiare delle nuove regole e chi meno.

DRONI E AUDIOVISIVO – L’uso dei droni nel comparto dell’audiovisivo è sempre più diffuso in tutto il mondo e ovviamente anche Italia, dove ci sono varie realtà impegnate a mettere i propri Uav al servizio dei registi. Solo per fare un esempio, OlaFilm, startup nata dall’incontro di due ingegneri aerospaziali e un fotografo di moda e pubblicità, ha contribuito alla realizzazione dell’ultimo film di Paolo Virzì, “Il Capitale Umano”. Non sempre però era facile, almeno finora, ottenere le autorizzazioni per utilizzare i droni per riprese sopra centri urbani o assembramenti di persone. D’altra parte non bisogna dimenticare i rischi derivanti da un’eventuale caduta di oggetti di diversi chili di peso sopra esseri umani e cose. Con il nuovo regolamento la strada dovrebbe essere agevolata. “In base alle nuove regole – spiega Barlocchetti – dovrebbe essere per esempio possibile approssimarsi con il drone nelle vicinanze di un gruppo di persone per poterle filmare, fermo restando che il mezzo deve dimostrare affidabilità sia per quanto riguarda il  sistema di comando e controllo sia per il datalink, sistema che collega la macchina all’essere umano”.

DRONI E TERRITORIO –  I velivoli pilotati da remoto sono spesso usati per sorvolare il territorio ed eseguire missioni di rilevamento dati. Per esempio possono monitorare la qualità dell’aria, effettuare un’analisi all’infrarosso, misurare l’inquinamento. Ma anche sorvolare un campo o valutare lo stato di un pilone di cemento sotto un’autostrada, compito prima affidato agli esseri umani con tutti i rischi del caso. Una startup impegnata in queste attività è Aerodron, fondata a Parma dall’ingegner Giorgio Ugozzoli, sulla quale ha investito anche b-ventures (acceleratore d’impresa nato all’interno di Buongiorno). La possibilità che si apre per gli operatori di svolgere la propria attività anche in zone ritenute critiche dovrebbe contribuire allo sviluppo di questo particolare comparto.

DRONI E ASSICURAZIONI – Le nuove norme potrebbero portare un vento di innovazione anche nel comparto assicurativo. Prima il regolamento metteva al centro l’operatore, le nuove regole punteranno invece a responsabilizzare il pilota. Cosa significa in concreto? In precedenza il pilota di droni veniva accreditato in quanto tale a seguito del conseguimento di una serie di titoli: attestato di teoria del volo presso una scuola, corso pratico di pilotaggio del drone presso la società per la quale avrebbe lavorato, visita medica, certificato di assicurazione rilasciato dall’assicuratore: tutta “carta” che andava poi sottoposta all’Enac per la necessaria approvazione. Col nuovo regolamento, il pilota di drone fino a 25 chilogrammi deve presentare un attestato, mentre per pilotare oggetti sopra i 25 kg (che comunque sono solo il 24% del mercato) serve la licenza di volo rilasciata da una scuola di volo per professionisti. “Con le nuove classi e i nuovi tipi di missione – commenta Barlocchetti – gli assicuratori che in passato ispiravano le loro polizze per piloti droni a quelle aeronautiche tradizionali ora avranno parametri più semplici ai quali fare riferimento. Prima rincorrevano tentennanti questo settore promettente ma difficile da inquadrare, adesso può aprirsi un nuovo mercato anche per loro”.

DRONI E CONSEGNE – Tempo fa Jeff Bezos di Amazon annunciò come imminente l’utilizzo di droni per consegne pacchi casa per casa. Ma tutto è ancora in fieri e il mercato non è ancora maturo, dicono gli esperti. L’Autorità americana preposta alle autorizzazioni per i voli ha dato l’ok alle sperimentazioni di Amazon in territorio statunitense sotto i 100 metri e solo in alcune aree non urbanizzate. Tuttavia per poter effettivamente arrivare a fare le consegne in modo del tutto automatizzato, sostengono gli specialisti, occorre ancora verificare l’affidabilità di una serie di sistemi di sicurezza che al momento non è ancora stata provata.

 

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