Startup italiana attiva nel settore medicale, Dico Technologies sviluppa soluzioni di Comunicazione Aumentativa Alternativa per supportare pazienti con gravi limitazioni motorie o vocali, trasformando un bisogno clinico concreto in un progetto imprenditoriale orientato all’impatto e alla sostenibilità. Guidata da Aldo Padova e co-fondata con il Prof. Giacomo Bellani, l’azienda si colloca all’incrocio tra sanità, tecnologia e organizzazione dei servizi, con l’obiettivo di migliorare la qualità della cura e rendere più efficienti i processi assistenziali, in un contesto regolato e ad alta complessità come quello healthcare.
“La startup è nata da un’idea e da un’esigenza del mio collega e co-fondatore Giacomo Bellani”, afferma Aldo Padova nell’intervista rilasciata ad Alessandra Luksch dell’Osservatorio Startup Thinking.
L’origine di Dico Technologies è infatti profondamente legata all’esperienza clinica quotidiana di Giacomo Bellani, docente e primario di terapia intensiva, che ha potuto osservare da vicino, durante il Covid-19, l’impossibilità per molti pazienti intubati o con gravi limitazioni motorie, di comunicare con il personale sanitario e con i propri familiari.
A questa osservazione professionale si è aggiunta anche un’esperienza personale, che ha reso il problema ancora più urgente.
La difficoltà di comunicazione, tuttavia, non è solo una questione emotiva. Ha conseguenze dirette sul percorso di cura, incidendo sulla collaborazione del paziente, sull’insorgenza di fenomeni come il delirium durante il ricovero e, nel medio periodo, su disturbi post-traumatici.
È da questa consapevolezza che nasce l’idea di trasformare un bisogno clinico in una soluzione strutturata, capace di inserirsi nei processi ospedalieri senza aumentarne la complessità.
Il prodotto sviluppato da Dico Technologies si fonda su un’architettura tecnologica composta da un tablet commerciale, un sensore di movimento indossabile e un software proprietario in grado di interpretare i movimenti residui del paziente e tradurli in comandi comunicativi. La scelta strategica è stata quella di non reinventare l’hardware, ma di concentrarsi sulla parte software, sull’usabilità e sull’affidabilità del sistema, elementi cruciali per l’adozione in ambito clinico.
Parallelamente allo sviluppo del prodotto, la startup ha iniziato a strutturarsi come una piccola azienda, più che come una realtà puramente sperimentale. Il team è composto oggi da otto persone, tra dipendenti e collaboratori continuativi, con competenze distribuite tra sviluppo software, gestione tecnica, relazione con partner e coordinamento operativo.

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Dico Technologies: modello di business, collaborazioni, partnership e finanziamenti
Fin dalle prime fasi individuare un modello di business sostenibile è stata una delle sfide più difficili con cui Dico Technologies ha dovuto confrontarsi. La scelta iniziale è stata quella di concentrarsi sul canale ospedaliero, attivando una collaborazione con Seda, realtà storicamente radicata nella fornitura di dispositivi alle strutture sanitarie, che ha consentito a Dico di accedere più rapidamente ai reparti ospedalieri e di dialogare con interlocutori già abituati a gestire processi di acquisto complessi.
Accanto al canale ospedaliero, Dico Technologies ha avviato un secondo filone di sviluppo orientato all’assistenza domiciliare, attraverso la collaborazione con Nippon Gases Pharma, che può aprire la soluzione verso un approccio basato sulla servitizzazione, non più solo vendita di un dispositivo, ma integrazione della soluzione all’interno di un servizio più ampio di assistenza al paziente. Questo modello, più vicino alle logiche delle aziende che operano nella sanità territoriale, apre a prospettive di maggiore continuità dei ricavi e a una relazione più strutturata con l’utilizzatore finale.
Sul piano tecnologico la collaborazione con VTT, centro di ricerca finlandese a partecipazione pubblica, ha permesso di approfondire in modo sistematico il tema dell’indossabilità e delle funzionalità del sensore di movimento.
Altre collaborazioni, come quelle con la società UNGUESS, specializzata nel testing e nella validazione del software, hanno contribuito a rafforzare l’affidabilità del sistema, aspetto cruciale in un contesto clinico dove anche piccoli malfunzionamenti possono compromettere l’adozione della tecnologia.
Dal punto di vista finanziario il percorso di Dico Technologies si distingue per un approccio prudente e progressivo. Nelle fasi iniziali la startup ha fatto ricorso prevalentemente a capitali provenienti dal circuito delle cosiddette “3F”, family, friends e fools, affiancati da strumenti di finanza pubblica. In particolare, l’accesso alla misura Smart&Start di Invitalia ha rappresentato una leva fondamentale per sostenere lo sviluppo del prodotto e le prime attività di strutturazione aziendale.
Dico Technologies per i ragazzi di Crans-Montana al Niguarda
La rilevanza del lavoro di Dico Technologies emerge con particolare chiarezza quando la tecnologia incontra situazioni reali e contingenti.
In questi giorni l’utilizzo di soluzioni di Comunicazione Aumentativa Alternativa in ambito ospedaliero è tornato al centro dell’attenzione in relazione ad alcuni pazienti ricoverati presso l’Ospedale Niguarda, coinvolti nel noto episodio di Crans-Montana. Il sistema sviluppato da Dico, disponibile grazie ad uno studio clinico in corso coordinato dal Prof. Davide Ausili dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca, è stato impiegato come strumento di supporto alla comunicazione, consentendo ai giovani pazienti di interagire con il personale sanitario e con i familiari in una fase particolarmente delicata del percorso di cura.
Il riferimento a questo caso non ha una valenza emotiva o narrativa, ma assume un significato dimostrativo, rendendo evidente come una tecnologia pensata, testata e validata nel tempo possa essere attivata rapidamente all’interno di strutture complesse, rispondendo a bisogni immediati senza richiedere adattamenti straordinari.
Proprio da queste esperienze emerge una delle lezioni chiave del percorso di Dico Technologies. In ambito healthcare, l’innovazione non si diffonde esclusivamente attraverso decisioni top-down o processi di acquisto formali, ma passa in larga misura dall’accettazione quotidiana da parte di chi utilizza gli strumenti. La startup ha progressivamente orientato parte delle proprie attività verso il coinvolgimento e la formazione degli infermieri, riconoscendone il ruolo cruciale sia nell’efficacia dell’utilizzo sia nella valutazione complessiva della soluzione all’interno delle strutture sanitarie. La partecipazione ai congressi Aniarti (associazione degli infermieri di terapia intensiva) è stata preziosa in quest’ottica.
Guardando al futuro, Dico Technologies si muove lungo una traiettoria di crescita graduale ma ambiziosa. Sul piano del prodotto, la roadmap prevede un’evoluzione verso soluzioni sempre più flessibili, in grado di accompagnare il paziente lungo l’intero percorso di cura, dall’ospedale all’assistenza domiciliare, integrando modalità di interazione diverse in base alle capacità residue della persona. Sul piano industriale, la startup guarda con interesse a collaborazioni più strutturate con grandi aziende del settore, in grado di supportarne la diffusione su scala più ampia, anche a livello internazionale.
Il caso di successo di Dico Technologies mostra come l’innovazione possa svilupparsi al di fuori delle narrazioni tipiche delle startup digitali ad alta crescita. Qui la velocità lascia spazio alla solidità, la sperimentazione è guidata dalla pratica clinica e il valore economico si intreccia in modo diretto con l’impatto sociale. Una traiettoria che, pur richiedendo tempi più lunghi e scelte prudenti, restituisce un modello di impresa coerente con la complessità e la responsabilità del settore in cui opera.












