Investimenti

Destinazione Italia, l’occasione per adottare il modello start up alla competitività italiana

L’iniziativa per attirare capitali è accolta con scetticismo. Ma il ministro degli Esteri Emma Bonino spiega: “Abbiamo sprecato troppo tempo a impacchettare e spacchettare ministeri, mentre il mondo correva veloce e noi non eravamo attrezzati a capirlo. Ora possiamo solo partire dagli strumenti che abbiamo dandoci delle priorità”. E magari prendendo ispirazione dal modello start up

Pubblicato il 15 Lug 2013

Destinazione Italia, l’occasione per adottare il modello start up alla competitività italiana

Emma Bonino, ministro degli Esteri

C’è una nuova task force per attirare capitali.Destinazione Italia” è il nome in codice di questo nuovo progetto che, come anticipato dal presidente Enrico Letta, dovrebbe essere approvato dal Consiglio dei ministri in settembre. I maldicenti sostengono che quando non si sa cosa fare o non si vuol far nulla si costituisce una cabina di regia o una task force. L’esperienza sulle start up dimostra che non è sempre vero. Il lavoro sollecitato dall’ex ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera nella precedente legislatura è stato relativamente rapido e, pur con numerosi limiti nella costituzione del tavolo, ha prodotto qualche risultato, ultimo solo in ordine di tempo il Regolamento della Consob sul crowdfunding pubblicato lo scorso venerdì. Non tutto è perfetto, ma è l’inizio di qualcosa.

Per questo è interessante notare che nella nuova task force, insieme con Stefano Firpo, capo della segreteria tecnica del ministro dello Sviluppo, e Fabrizio Pagani, consigliere del premier, ritroviamo Alessandro Fusacchia, che è stato coordinatore del team sulle start up e ora è consigliere del ministro degli Esteri per la diplomazia economica. C’è da augurarsi che riesca a portare nel nuovo impegno lo stesso metodo di lavoro (tempi rapidi e ampie consultazioni) e la stessa focalizzazione su pochi obiettivi possibili, anche se bisogna riconoscere che la materia è molto più complessa e le ipoteche politiche molto più pesanti rispetto a un mondo, quello dell’innovazione imprenditoriale, che non ha ancora attirato le attenzioni e gli appetiti della politica (fortunatamente, verrebbe quasi voglia di dire).

Sarà stato un suggerimento di Fusacchia l’inserimento delle start up tra gli obiettivi verso i quali attirare gli investimenti internazionali insieme alle aziende in crisi ma da rilanciare, la valorizzazione del patrimonio pubblico, magari cedendone qualche pezzo, il turismo e la filiera agroalimentare. La consultazione pubblica è già partita è c’è anche un hashtag Twitter (#DestinazioneItalia). A inizio settembre dovrebbe arrivare un primo rapporto pubblico.

Un nuovo inutile giro di valzer? Il ministro degli Esteri Emma Bonino è consapevole dello scetticismo con cui viene accolta l’iniziativa. E ne conosce bene le ragioni. Ha dichiarato ieri al Sole24Ore: «Abbiamo sprecato troppo tempo a impacchettare e spacchettare ministeri, a chiudere e riaprire agenzie mentre nel frattempo il mondo correva veloce e noi non eravamo attrezzati a capirlo e a sfruttarne le opportunità che offriva. Ora possiamo solo partire dagli strumenti che abbiamo dandoci delle priorità, chiarendo i rispettivi compiti e prendendoci ognuno le proprie responsabilità». E magari prendendo ispirazione dal modello start up. Sarebbe davvero l’inizio di una rivoluzione.

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