Negli Stati Uniti, quando un investitore finanzia una startup, la struttura societaria non è una domanda aperta: è una Delaware C-Corp. Punto. Non perché sia l’unica opzione, ma perché il Delaware offre qualcosa che nessun ordinamento europeo è mai riuscito a offrire: un unico set di regole, interpretato da un unico tribunale specializzato, conosciuto da ogni investitore al mondo.
Lo standard è definito, e i founder non devono neanche pensarci. In Europa, sempre più spesso, gli investitori chiedono ai founder di fare la stessa cosa — incorporare in Delaware — perché nessun Paese europeo offre un’alternativa equivalente. Fino a oggi.
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Perché il Delaware funziona (e l’Europa no)
Il vantaggio del Delaware non è burocratico. Aprire una società lì costa circa 300 dollari e si fa in un’ora. Ma non è per quello che i founder lo scelgono. Lo scelgono perché la Court of Chancery — un tribunale specializzato in diritto societario — ha prodotto oltre due secoli di giurisprudenza coerente. Un investitore di Singapore, un avvocato di San Francisco e un founder di Berlino parlano tutti la stessa lingua quando discutono di una Delaware C-Corp. Questo crea fiducia, e la fiducia riduce i costi di transazione e accelera i round di finanziamento.
In Europa succede il contrario. Ventisette Paesi, ventisette diritti societari, ventisette modi diversi di costituire, gestire e sciogliere un’impresa. Il risultato non è solo burocrazia: è un problema cognitivo. Un founder in Wyoming non si chiede “come devo aprire la società?” — lo standard è definito, e il pensiero va direttamente al mercato: 330 milioni di persone, raggiungibili con un’unica infrastruttura. In Europa, anche se individui un problema che riguarda mezzo continente, la frammentazione ti costringe a pensare in piccolo, Paese per Paese. E anche quando il problema è grande, la complessità di raggiungere tutto il mercato europeo frena la crescita.
EU Inc., che cosa propone la Commissione
Con la proposta di regolamento pubblicata il 18 marzo 2026, la Commissione Europea prova per la prima volta a dare una risposta strutturale a questo problema. È importante sottolinearlo: si tratta di una proposta, non di un testo definitivo. Dovrà passare per il Parlamento e il Consiglio, e il risultato finale potrebbe essere diverso. Ma la direzione è significativa. L’EU Inc. è un “28° regime”: una forma societaria nuova che si affianca a quelle nazionali senza sostituirle, con regole uniformi che coprono l’intero ciclo di vita della società — dalla costituzione alla governance, dalle operazioni sul capitale alla mobilità transfrontaliera, fino alla liquidazione.
I principi sono chiari e ambiziosi: costituzione interamente digitale in 48 ore a un costo massimo di 100 euro, dati comunicati una sola volta a tutte le amministrazioni, governance societaria armonizzata e un registro digitale centrale europeo entro il 2030. In sostanza, un’unica esperienza standardizzata dalla nascita alla chiusura della società, indipendentemente dallo Stato membro di registrazione.
La complessità rimane, naturalmente: fiscalità, diritto del lavoro, contabilità restano nazionali. Ma è esattamente quello che succede negli Stati Uniti, dove ogni Stato ha le proprie regole fiscali e giuslavoristiche — eppure il contenitore societario è uniforme, e questo basta a far funzionare il mercato. L’EU Inc. prova a fare lo stesso: standardizzare il contenitore, lasciando il resto ai singoli Paesi. È un punto di partenza che l’Europa non aveva mai avuto.
Il Delaware è uno stato sulla East Coast degli Stati Uniti. Confina a sud e a ovest con il Maryland, a nord-est con il New Jersey e a nord con la Pennsylvania. Il Delaware è situato nella parte nordorientale della penisola Delmarva, ed è il secondo stato più piccolo, il sesto meno popoloso ma il sesto più densamente popolato dei 50 stati americani. Più del 50% di tutte le public companies degli Stati Uniti d’America e il 63% di Fortune 500 vengono costituite nel Delaware
I rischi dell’Eu Inc.: 27 tribunali, zero giurisprudenza
Detto questo, serve lucidità. La differenza tra EU Inc. e Delaware non è nei moduli o nei tempi di costituzione. È in quello che succede dopo. Anche negli Stati Uniti le controversie societarie possono teoricamente finire in tribunali diversi — ma in pratica tutti scelgono il Delaware, e la Court of Chancery è diventata il riferimento unico. In Europa potrebbe succedere qualcosa di simile: se uno Stato membro costruisce tribunali più competenti e un’esperienza più efficiente, potrebbe diventare il “Delaware europeo” di fatto. L’Estonia, i Paesi Bassi, l’Irlanda sono candidati naturali: infrastruttura digitale matura, procedure snelle, ecosistemi già orientati all’inglese e abituati ad attrarre imprese straniere.
Ma oggi siamo a zero. Non esiste giurisprudenza sull’EU Inc., non esiste un tribunale specializzato europeo, e ci vorranno anni prima che si sviluppi un corpo di precedenti sufficiente. Il rischio concreto è quello che alcuni osservatori hanno già definito “27 gusti diversi” di EU Inc.: stesse regole sulla carta, esperienze diverse nella pratica.
La Commissione ne è consapevole, e il regolamento cerca di limitare la divergenza. Il nuovo Capitolo XI vieta agli Stati membri di imporre requisiti discriminatori basati sulla sede legale. E la dinamica competitiva tra Paesi potrebbe fare il resto: chi offrirà l’esperienza migliore attirerà le registrazioni, esattamente come è successo con il Delaware. L’architettura è giusta, l’ambizione è reale — ma il livello di fiducia che serve per competere si costruisce con il tempo, non solo con un regolamento.
Un metodo più maturo
C’è un aspetto positivo che vale la pena sottolineare: il metodo. La Commissione ha lavorato ascoltando l’ecosistema dell’innovazione, coinvolgendo le principali associazioni europee delle startup. È un segnale che la competitività sta diventando un obiettivo esplicito, non un effetto collaterale. In questo percorso, anche le associazioni italiane, come InnovUp e Italian Tech Alliance, stanno facendo un lavoro importante per portare evidenze concrete e mantenere alta l’ambizione della proposta. Ma l’ascolto non può fermarsi qui: il passaggio in Parlamento e Consiglio sarà decisivo, e il mondo dell’innovazione dovrà continuare a essere coinvolto se vogliamo che la proposta arrivi in fondo senza perdere i pezzi migliori.
E l’Italia? Non può aspettare
Ma è qui che il discorso europeo diventa, inevitabilmente, italiano. Perché l’EU Inc. sarà un’opzione, non una sostituzione. La stragrande maggioranza delle imprese italiane continuerà a costituirsi come Srl. E l’esperienza di aprire e gestire una Srl in Italia è ancora terribilmente indietro.
Non è pensabile che aprire una Srl in Italia significhi pagare oltre 600 euro di sole tasse, ancora prima di aggiungere i costi operativi e professionali. In Francia o nel Regno Unito, aprire una società costa già meno di 100 euro. Se l’Europa sta dicendo “48 ore e 100 euro”, l’Italia non può normalizzare un percorso che parte con un carico fiscale sei volte superiore.
Con LexDo.it lavoriamo da anni per semplificare questa esperienza: oggi è possibile aprire una Srl interamente online, a un costo inferiore del 75% rispetto al percorso tradizionale. Ma non basta. Anche semplificando l’esperienza utente, il costo della complessità italiana rimane un ostacolo strutturale che nessuna piattaforma può eliminare da sola. Servono interventi a livello di sistema.
Servono apertura e gestione d’impresa interamente digitali, procedure standardizzate e tempi certi. L’EU Inc. alzerà inevitabilmente l’asticella: i Paesi che si muoveranno per primi nell’implementazione attireranno le registrazioni e i capitali. Quelli che resteranno indietro perderanno imprese, talenti e investimenti.
L’Italia può scegliere: aspettare passivamente che il quadro europeo entri in vigore tra qualche anno, oppure applicare già adesso alcuni principi dell’EU Inc. alle società italiane. Ridurre drasticamente le imposte di avvio, digitalizzare davvero end-to-end, rendere l’esperienza imprenditoriale competitiva con il resto d’Europa.
EU Inc. non è ancora il Delaware d’Europa. Ma per la prima volta, l’Europa sta facendo la domanda giusta. Se l’Italia vuole contare in questa partita, deve prendere la decisione di agire prima degli altri.

















