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Prodotti innovativi

Da uno spin-off di Palermo i vetromattoni che generano energia

20 Ago 2015

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SBskin, startup dell’ateneo siciliano, ha inventato il vetromattone fotovoltaico: un nuovo tipo di pannello che, installato sulle facciate degli edifici, garantisce isolamento ed elettricità. Differenze con i competitor? Loro integrano moduli fotovoltaici su vetro piano. E c’è il tocco Made in Italy: il design dei prodotti è personalizzabile

Il 13 agosto 2015 è stato l’Overshoot Day, ovvero il giorno in cui l’essere umano ha consumato le risorse terrestri per l’anno in corso e ha iniziato a intaccare quelle del futuro e a immettere nell’atmosfera più gas a effetto serra di quelli che il pianeta può contrastare naturalmente. Nell’ambito l’Italia può ‘vantare’ un triste primato: siamo al primo posto in Europa nella classifica delle emissioni medie di CO2 da edifici. Il nostro patrimonio edilizio genera, da solo, il 36% dei consumi energetici italici: ecco perché diventa sempre più importante inventare modi per renderli più sostenibili. Una risposta concreta, e tutta made in Italy, viene fornita da SBskin (Smart Building Skin s.r.l.), startup nata nel 2013 e oggi spin off dell’Ateneo di Palermo, che ha inventato il vetromattone fotovoltaico.

Si tratta di un nuovo tipo di pannello in vetro integrato con celle solari di terza generazione che generano energia e, installati sulle facciate e sulle coperture degli edifici, forniscono isolamento ed elettricità sufficiente per il suo fabbisogno.  L’idea nasce nel 2008, come spiega Rossella Corrao, Ceo e Co-founder di SBskin insieme a Marco Morini e Luisa Pastore. “Da allora ho iniziato ad occuparmi, per le attività di ricerca condotte come professore associato dell’Università di Palermo, dell’ottimizzazione energetica degli elementi di captazione della luce naturale e, tra questi, del vetromattone”. Negli anni la ricerca è andata avanti, “senza alcun supporto economico significativo, ma grazie alla buona volontà e l’abnegazione di alcuni tesisti, prima, dottorandi, poi, oggi co founder della SBskin”, continua Corrao.

La differenza con i competitors è sostanziale: se gli altri integrano moduli fotovoltaici su vetro piano, la SBskin ha pensato di inserire celle solari di terza generazione nel vetromattone. Assemblati a secco, i prodotti formano dei pannelli precompressi che possono poi essere facilmente installati sulle facciate degli edifici, (15 minuti appena necessari per realizzare 1 mq di pannello) e sono in grado di resistere a vento e sisma. Tutto ciò senza dimenticare il bello del Made in Italy: i prodotti della SBskin sono infatti altamente personalizzabili in colori, trasparenza e design.

Forte del primo premio agli Smart City Innovation Awards 2015, svoltisi a Milano a giugno 2015, SBskin a novembre 2015 volerà a Boston per l’EmTech, la più prestigiosa conferenza globale sulle tecnologie emergenti. “Speriamo di concretizzare e rendere più fattivi i nostri rapporti con il MIT Media Lab, magari avviando qualche collaborazione per lo sviluppo di uno dei prodotti ‘smart’, ovvero le linee Solar e Light, che abbiamo nel cassetto”.

E se le idee e la forza di volontà non mancano, “SBskin ha bisogno di investitori e partner industriali o commerciali per completare i prototipi e arrivare alla certificazione dei prodotti delle tre diverse linee (Energy, Solar e Light). Il nostro business model prevede la commercializzazione dei pannelli, assemblati dalla SBskin a partire da sub-componenti realizzati da terzi, ovvero celle solari, vetromattoni e profili di plastica che li supportano”, spiega Corrao. Per partire davvero serve almeno un milione di euro.  

“Entro dicembre di quest’anno intendiamo portare a termine le attività di prototipazione della linea Energy, quella base, e completare lo sviluppo e i test dei prodotti Solar e Light.  “Stiamo cercando di concludere delle importanti partnership industriali con produttori di celle DSC e vetromattoni e di avviare partnership commerciali strategiche per affrontare il mercato globale. Insomma, vogliamo arrivare sul mercato il prima possibile” conclude la CEO. Inutile dire che sarebbe utile a tutti.

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