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Incentivi alle imprese

Best 2015, chi sono i 12 cervelli tornati dalla Silicon Valley

24 Giu 2015

Aiuto ai malati di Parkinson, recupero di metalli pregiati, prevenzione di reazioni ai farmaci, crowdsourcing per architetti e contest online: sono alcune delle business idea dei giovani “emigrati” in Usa grazie al programma promosso da Invitalia e ora rientrati in Italia. Nella speranza di incontrare investitori

Fernando Napolitano, Presidente Steering Committee del Business Exchange and Student Training (Best)
Un sistema per migliorare la vita dei malati di Parkinson, un programma di recupero di materiali pregiati contenuti nei microchip, un meccanismo di alert per prevenire le reazioni avverse ai farmaci  un sito per consentire agli architetti italiani di lavorare in ogni parte del mondo e una piattaforma di concorsi a premi online: sono le business ideas di cinque dei 12 vincitori delle borse di studio del Programma Best (Business Exchange and Student Training), che rientrano in Italia dopo 6 mesi di studio e di stage nella Silicon Valley. Non cervelli in fuga, dunque, ma giovani che, dopo l’esperienza statunitense, tornano nel loro Paese per costruire un’impresa nel territorio di origine.

Presentati oggi a Roma nella sede di Invitalia nel corso dell’evento “Best, ritorno in Italia”, i cinque startupper hanno ottenuto una borsa di studio di 41mila dollari per frequentare corsi di imprenditoria presso l’Università di Santa Clara e svolgere un tirocinio in una startup americana. Una volta rientrati in Italia, i partecipanti al programma iniziano un percorso di mentoring di sei mesi.

L’appuntamento odierno ha segnato appunto l’avvio delle attività di accompagnamento dei futuri startupper che, dopo aver raccontato in tre minuti la propria idea imprenditoriale, hanno avuto opportunità di networking con esperti provenienti dal mondo della finanza, degli incubatori, dell’innovazione e dei media.

L’incontro è promosso da Invitalia come implementing partner del Programma Best, con il patrocinio della Commissione Fulbright e dell’Ambasciata Usa.

Ecco le cinque startup alla ribalta.

Feelstep – Migliorare la vita delle persone afflitte da Parkinson: è la missione del team guidato da Alessandra Pacilli. Nata nella facoltà di Ingegneria dell’Università Sapienza di Roma, la startup ha sviluppato un algoritmo per studiare la qualità del passo del malato (che, per esempio, tende a bloccarsi quando è costretto a girarsi) e intervenire per migliorare la mobilità attraverso mini sensori da posizionare sulle caviglie. I sensori capiscono quando il paziente sta camminando e, tramite un auricolare, regolano il suo passo emettendo una serie di bip. Sono inoltre in grado di inviare i dati al medico curante. “Stiamo lavorando all’ingegnerizzazione del prodotto e abbiamo già condotto prove su malati di Parkinson” dice Pacilli.

MRS Material Recovery System – Recuperare metalli pregiati dai microchip inseriti nei personal computer o nei telefoni cellulari:  è l’idea di Antonio Andrea Gentile, startupper pugliese. I microchip contengono ingredienti preziosi: possono essere composti da oro o platino. Tra il 60 e l’80 per cento di questi materiali va di regola sprecato perché è difficile e costoso recuperare gli scarti della produzione. MRS ha elaborato un metodo che, comportandosi esattamente come una spugna, non solo assorbe i metalli ma li mantiene separati tra loro. E fa sì che sia possibile salvarli in modo semplice e veloce.

Terapia Sicura – Prevenire le reazioni avverse ai farmaci: è l’obiettivo di questa startup fornitrice di una tecnologia in grado di monitorare in tempo reale e in massima sicurezza tutti i farmaci, parafarmaci ed integratori acquistati in farmacia e di avvisare in tempo reale il farmacista. Il servizio, acquistabile online e nelle farmacie aderenti al costo di 3 euro mensili, aiuta nella scelta di un medicinale, informando su eventuali incompatibilità ed effetti collaterali ed è già utilizzato da circa 6mila pazienti. “Abbiamo ricevuto finanziamenti da Invitalia e investitori privati – dice il Ceo Riccardo Petelin – ora cerchiamo mentor. Tra le altre cose, siamo in grado di mettere a disposizione una mole di dati profilati”.

Spoon City – In Italia c’è un architetto ogni 400 abitanti, in Cina uno su 40mila. Conseguenze: gli architetti italiani sono spesso disoccupati, sottooccupati e inevitabilmente frustrati. Eppure sono in grado di offrire quello che altri non hanno: il gusto tipicamente italiano per il bello e tariffe inferiori a quelle di altri Paesi. Con questa motivazione nasce Spoon City: l’idea è far lavorare gli architetti italiani in qualsiasi parte del mondo attraverso la comunità di Internet gestita in modalità crowdsourcing. Qual è la differenza con piattaforme quali CoContest, presa di mira di recente da alcuni parlamentari che la accusano di “schiavismo” (mentre ottiene finanziamenti negli Usa)? “Spoon City è B2B – spiega l’ideatrice Lucia Rampanti – cioè mette in contatto gli studi di architettura con gli architetti, CoContest lancia concorsi di privati in cerca del miglior architetto”.

BuzzMyBrand – È una piattaforma che lancia concorsi a premio online. “Abbiamo sviluppato un algoritmo – spiega il co-founder Giuseppe Tedeschi – che traccia tutte le interazioni social: installiamo il software sulla pagina Facebook del cliente in modo che, quando quello indice un contest, sia possibile stabilire il vincitore in base al gradimento della Rete”. L’azienda può poi trasformare i follower in clienti premiandoli con incentivi, sconti e coupon utilizzabili sulla sua piattaforma e-commerce. La startup sta già fatturando. Ha lanciato un contest con Chateaux d’Ax in collaborazione con Radio Dimensione Suono (Rds) e nel suo portfolio vanta clienti quali Samsung, Suzuki e Juventus .“Noi però non vogliamo fare l’agenzia di marketing, ma diventare un’azienda autenticamente disruptive e riuscire a scalare. Servono capitali, perché il vantaggio competitivo si crea solo con la tecnologia, che naturalmente ha un costo” dice Tedeschi.

Gli altri borsisti che hanno vinto il Programma Best ma non hanno preso parte ai pitch odierni:

Alberto Arrigoni  Età: 28 anni Città: Milano. L’idea: Il valore dei dati – Un software dal costo accessibile da applicare all’analisi del comportamento delle singole cellule che compongono una massa tumorale. Per i ricercatori, una prospettiva dettagliata di che cosa succede nel sistema immunitario durante la genesi di queste patologie. I progressi in medicina hanno portato a un’enorme crescita dei dati prodotti dalle tecnologie di ultima generazione: saper interpretare correttamente tali informazioni è fondamentale tanto quanto averle finalmente a disposizione.

Teresa Carusone – Età: 24 anni Città: Capua (Caserta). L’idea: Enzimi puliti – Il nome «Detoxizymes», frutto della fusione tra due parole inglesi, spiega già molto: l’obiettivo è produrre enzimi che abbiano capacità disintossicanti. Che siano in grado di minimizzare i rischi per la salute umana eliminando i residui di pesticidi da frutta e verdura. Basta aggiungere una sostanza alla normale acqua usata per lavare gli alimenti e il gioco è fatto. Questi enzimi risultano anche utilissimi per disinfettare ambienti sanitari, macchinari usati per produrre cibo, ospedali, piscine.

Maria Grazia Esposito – Età: 29 anni Città: Cardito (Napoli). L’idea: Il glutine nel piatto – C’è un dubbio che assilla i celiaci: quanto glutine è presente nei piatti che stanno per mangiare. E, di riflesso, quanto possono essere nocivi per la loro salute. «CeliSens», una start-up che esce dal Cnr, mira a sviluppare un dispositivo di piccole dimensioni, con cartucce usa e getta, che lo svela analizzando in tempo reale alimenti solidi e liquidi. Sul mercato non esistono al momento soluzioni portatili analoghe, rivolte a chiunque voglia tenere sotto controllo il dosaggio di questo elemento proteico.

Franz Tschimben – Età: 25 anni Città: Bolzano. L’idea: Energia sotto controllo – Tra le sfide principali della transizione dall’energia derivata da combustibili fossili a quella pulita, c’è la necessità di coordinare tanti piccoli impianti dalla produzione irregolare, in particolare quelli che dipendono dalla forza incostante del sole o del vento. «On/Off» è un software pensato per mettere ordine: attingendo a varie fonti crea una sorta di centrale elettrica virtuale da cui smistare i flussi e soddisfare le richieste di elettricità. Sganciandosi, all’occorrenza, dagli impianti che non servono.

Claudio Laddaga – Età: 31 anni Città: Bari. L’idea: Trova il parcheggio  – Trovare un parcheggio libero, a volte, è come vincere la lotteria. Con IsiMobi basta un telefonino: grazie a una app è possibile sapere quanti posti auto disponibili ci sono in un’area, per esempio intorno al proprio ristorante o cinema preferito, farsi guidare fino a quello più vicino e pagare la sosta (o prolungarla) direttamente dallo smartphone. Il sistema è facile da installare, funziona grazie a una rete di sensori che comunicano senza fili con piccole centrali a loro volta alimentate da un pannello solare.

Pierluigi Santoro –Età: 29 anni Città: Grottaglie (Taranto) L’idea: Plastica biodegradabile Lo scopo di Lignishape è creare una bioplastica biodegradabile che sia omogenea, resistente e versatile e possa essere adoperata come isolante per le abitazioni, per confezionare prodotti o per oggetti di design, piccoli e grandi. un materiale con una peculiarità molto interessante: non deriva dal petrolio ma da biomasse di vario genere, in particolare scarti agricoli. dunque è del tutto naturale e, una volta utilizzato, può essere smaltito con i rifiuti organici, azzerando l’impatto ambientale.

Alessandro Zambon – Età: 30 anni Città: Costabissara (Vicenza). L’idea: Sperimentazione in vitro – Al di là delle considerazioni di carattere etico, non sono molti i casi in cui testare un farmaco sugli animali dà indicazioni univoche su quale sarà la reazione del corpo umano a una nuova molecola. Un’alternativa può essere sviluppare un dispositivo per svolgere i test su modelli in vitro, utilizzando come campione le cellule dei pazienti. Sono numerosi i laboratori in giro per il mondo che mirano a questo approccio. L’idea è cercare di arrivare al traguardo assieme agli altri, se non prima.

Ai cinque pitch era presente Fernando Napolitano, Presidente Steering Committee del Business Exchange and Student Training (Best), che ha commentato: “In Italia abbiamo grandi e medie aziende e abbiamo anche i finanziamenti all’imprenditoria, quello che serve è che l’ecosistema delle startup si rapporti con la realtà estera e in particolare americana, come ha saputo fare Israele”. Napolitano ha poi annunciato che dal 2016 Best avvierà a New York lo stesso modulo attivo alla Santa Clara University, in modo da coprire East Coast e West Coast.

“L’impegno del governo sulle startup è visibile e misurabile” ha aggiunto Domenico Arcuri, Ad di Invitalia, ricordando le tre iniziative dell’agenzia che opera per conto del Mise a favore della neo imprenditoria: oltre a Best, Smart & Start (incentivi alle startup) e il neonato Invitalia Ventures, fondo di investimento in startup innovative. “Chi fa il nostro lavoro – ha concluso – deve fare qualcosa per evitare che i cervelli italiani fuggano all’estero, pur restando consapevole che, se fuggono, hanno le loro ragioni”. 

di Luciana Maci

  • Benvenutog

    Premetto che come imprenditore Italiano sono orgoglioso della ns.giovane imprenditoria. siamo sempre i numeri 1.
    Anche noi, piccoli imprenditori abbiamo bisogno, necessitiamo di un BEST dedicato. Se interessa, sono a disposizione.

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