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Storia & Innovazione

Berlino, i “figli del muro” ora sono startupper di successo

10 Nov 2014

Seconda sola a Londra per migliore ecosistema di startup nella Ue, la capitale tedesca vede un continuo fiorire di aziende tecnologiche. Punti forti: basso costo della vita e clima internazionale. Punti deboli: scarso venture capital e mancanza di big come Facebook. Ma qui è nata Zalando, che supera il miliardo di euro di fatturato

I “figli del muro”, o almeno alcuni di loro, sono diventati startupper di successo. A 25 anni dall’evento che ha portato alla riunificazione tra Berlino Est e Berlino Ovest, contribuendo a cambiare il corso della storia, la metropoli tedesca è seconda solo a Londra nelle statistiche ufficiali delle città dell’Unione europea con l’ecosistema più prolifico per le startup.

Per celebrare l’anniversario caduto ieri, 9 novembre, Google ha lanciato #Deutschland25, progetto crossmediale dedicato alla generazione cresciuta nella Germania riunificata. In pratica ha localizzato in una mappa Google le storie di chi, nato tra il 1980 e il 1995, si è fatto promotore di progetti sociali innovativi.

BigG aveva già ampiamente dimostrato il suo interesse per le startup della città tedesca aprendo lo scorso giugno Factory Berlin: 16mila metri quadrati nel pieno centro di Berlino dove riunire alcune delle più importanti aziende dell’ambito digitale e supportare, come incubatore, le startup che un giorno potrebbero raggiungere il successo delle “sorelle maggiori”. In sostanza un intero palazzo utilizzato come campus tecnologico (analogo alla Sequoia Factory già esistente nella Silicon Valley dal 2008), finanziato soprattutto da Google attraverso il suo programma dedicato agli imprenditori, Google Entrepeneurs.

Un interesse da parte degli americani impensabile durante gli anni della guerra fredda e che invece ormai da tempo è realtà. Perché di fatto, in seguito alla caduta del muro, Berlino ha subito una profonda trasformazione. Tra i fattori più importanti che ha favorito l’ecosistema delle startup digitali a Berlino c’è il basso costo della vita, degli stipendi e degli affitti. Il potere d’acquisto qui è il 40% più alto rispetto a Londra e gli affitti sono più bassi del 60%, con un costo medio annuo per un metro quadro di spazio d’ufficio pari a soli 156 euro. A questo si aggiunge una fortissima immigrazione di giovani qualificati, soprattutto europei, tra i quali molti italiani. Questo vuol dire tante persone pronte a lavorare in una startup a costi relativamente bassi, anche vista la mancanza di grandi aziende tech a Berlino. Molti di questi immigrati sono imprenditori, al punto che il 44% delle nuove imprese è attualmente fondato da non tedeschi. Aggiungiamoci l’efficienza dei mezzi di trasporto urbani ed extraurbani, un fattore che contribuisce ad agevolare il lavoro.

Qui un’intervista a Silvia Foglia, fondatrice con Alessandro Petrucciani di Digitaly, community per gli italiani nella capitale tedesca

Le statistiche confermano questo trend, anche se di dati aggiornati attualmente ce ne sono pochi in giro. Secondo lo Startup Ecosystem Report 2012, la città tedesca è al 15esimo posto nella classifica nella nascita di nuove companies e in Europa è seconda, superata solo da Londra.

Nel 2013 Gründerszene, pubblicazione online sull’ecosistema berlinese, ha contato oltre 500 startup.

Tra le società più note che hanno meno di sei anni di vita ci sono: SoundCloud, servizio per condividere canzone autoprodotte che vanta oltre 200 milioni di utenti al mese;  ResearchGate, ribattezzato il Facebook per accademici, con più di 3 milioni di utenti registrati;  6Wunderkinder, servizio di task management con 5 milioni di clienti; e  Zalando, il popolare sito di e-commerce che fattura all’anno oltre un miliardo di euro.
Numerose anche le infrastrutture per startup: acceleratori come Betahaus o campus quali Startupbootcamp. Ma anche tanti spazi di co-working e luoghi dove gli startupper si incontrano per bere un caffè e condividere un’idea, come Sankt Oberholz, ristorante e allo stesso tempo spazio di co-working e posto dove trovare un appartamento da affittare.

Secondo alcuni esperti del settore la vera sfida per Berlino e la Germania tutta, in termini di startup, è la raccolta di capitali, ancora di molto inferiore alla percentuale registrata dalle aziende della Silicon Valley. Tuttavia altri fanno notare che gli investitori in seed capital e gli incubatori comunque ci sono. Tra questi Project A e Team Europe. C’è poi Rocket Internet, un holding-incubatore diverso dagli altri che sforna nuove startup a un ritmo elevatissimo, spesso copiando concetti già presenti, e le esporta soprattutto nei paesi emergenti.

Altri punti deboli sarebbero la mancanza di grandi aziende digitali, come Google o Facebook, e la scarsa attitudine dei tedeschi all’imprenditorialità: secondo il Global Entrepreneurship Monitor, a considerare attraente il lancio di una nuova attività d’impresa sono poco meno del 50% dei tedeschi, contro il 65% dei francesi e il 79% degli olandesi.
 

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