Biometria, Blockchain e Intelligenza Artificiale: l’identità digitale secondo 9 startup italiane | Economyup

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Biometria, Blockchain e Intelligenza Artificiale: l’identità digitale secondo 9 startup italiane



Cresce la necessità di provare la propria identità per accedere a servizi digitali o completare transazioni. Si sviluppa il mercato delle soluzioni, grazie anche alle startup dell’identità digitale, su cui sono stati investiti 1,27 miliardi a livello globale. Ecco una selezione di soluzioni basate su diverse tecnologie

di Eliana Bentivegna

24 Apr 2020


Identità digitale e startup. Nel nuovo mondo la capacità di dimostrare la propria identità digitale è cruciale per l’accesso a servizi digitali e a distanza e per l’abilitazione di transazioni. Gli utenti usano decine di volte al giorno servizi di autenticazione con l’obiettivo di provare chi sono (o che sono effettivamente chi dichiarano di essere) e/o che hanno il diritto di utilizzare un determinato servizio, tramite la verifica di credenziali di accesso o dati biometrici come l’impronta digitale o il riconoscimento facciale (ad esempio per l’accensione del telefono o per l’accesso ai social network).

Il contesto dell’identità digitale si sta trasformando velocemente spinto dall’evoluzione tecnologica (riconoscimento biometrico, intelligenza artificiale, etc.) e grazie anche a diverse startup che, come in altri settori, stanno delineando le direzioni di sviluppo più innovative del mercato.

Identità digitale e startup: 1,27 miliardi di investimenti

Con l’obiettivo di capire quante sono le nuove imprese che hanno costruito la propria offerta in questo ambito e come è possibile classificarle, l’Osservatorio Startup Intelligence, in collaborazione con il Tavolo di Lavoro Digital Identity del Politecnico di Milano, ha censito 173 startup internazionali operanti nell’ambito dell’identità digitale, concentrandosi su quelle nate a partire dal 2015 e che hanno ricevuto il loro ultimo finanziamento dal 2018. Delle 173 startup individuate sono noti i dati sui finanziamenti di 131 realtà. L’ammontare complessivo dei finanziamenti è pari a circa 1,27 miliardi di dollari, con una media di poco meno di 10 milioni di dollari per startup, segno di un buon interesse da parte degli investitori.

I risultati della Ricerca sono stati presentati da Valeria Portale, Luca Gastaldi e Giorgia Dragoni, rispettivamente Direttori e Ricercatrice del Tavolo di Lavoro Digital Identity, lo scorso 8 aprile all’interno del Workshop di Startup Intelligence dedicato a questa tematica.

L’incontro ha ospitato il pitch di 9 startup di fronte alla platea della community degli Innovation Manager italiani; tra le aziende erano presenti anche A2A, ACI, Agos, Altroconsumo, Amadori, Aruba, BNP Paribas Leasing Solutions, Bper, BPM, Credem Banca, Edenred, Edison, Eni, Esselunga, Ferrovie dello Stato Italiane, Generali, Gruppo TEA, Intesa IBM, IGPDecaux, Inail, Janssen, Leonardo, Luxottica, Mastercard, Namirial, Novartis Farma, Poste Italiane, Prysmian Group, Q8, Saipem, SIA, TIM, Unicoop Firenze, Vivigas.

Due categorie di startup per l’identità digitale

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Le startup censite sono state analizzate secondo diverse dimensioni di analisi, in alcuni casi scomposte in sottocategorie, al fine di descrivere in modo più preciso il panorama di riferimento. Le categorie più significative sono due: la Value proposition e l’Ambito applicativo in cui può essere valorizzata l’offerta della startup.

Value proposition

La prima dimensione mira ad analizzare il differenziale competitivo della startup: sono state individuate due principali tipologie di Value proposition (a loro volta suddivise in sottocategorie), ossia Identità digitale (categoria in cui si collocano le startup che offrono servizi e soluzioni incentrati sulla gestione dell’identità digitale) e Servizi abilitati (l’offerta della startup si concentra su servizi abilitati dall’esistenza di un’identità digitale).

Ambito applicativo

La seconda dimensione prevede due sotto-categorie principali: General purpose (l’offerta della startup può essere declinata su un vasto range di applicazioni, senza una polarizzazione specifica) e Verticals (la startup sviluppa soluzioni verticali, dedicate a uno o più ambiti di riferimento specifici).

Le soluzioni di 9 startup italiane per l’identità digitale

Tra le startup attive nell’ambito dell’Identità digitale rientrano le seguenti startup ospitate al Workshop: Biowetrics, Elysium, Floux, iProov, Keyless, Monokee e Vibre.

Biowetrics, presentata dal Co-Founder & CEO Matthias Vanoni, ha sviluppato W watch, un orologio per la lettura dei dati biometrici del pattern venoso del polso, in grado di autenticare l’individuo e autorizzare pagamenti contactless, accessi fisici e logici.

Nell’ottica di connettere diverse strutture ospedaliere, medici e pazienti in un network decentralizzato, il sistema di Elysium, raccontato dal Business Developer Francesco Biasibetti, mira a restituire all’individuo la proprietà dei suoi dati sanitari, consentendo di gestirli e condividerli in modo sicuro, attraverso un sistema basato su blockchain.

Andrea Carmignani e Fabian Eberle, rispettivamente Founder & CEO e Co-Founder, COO & Head of BD di Keyless, hanno raccontato come la loro startup abbia sviluppato un sistema di identità digitale basato su un’infrastruttura distribuita (protocollo crittografico privacy preserving distribuito per l’autenticazione biometrica), che utilizza i dati biometrici per l’autenticazione sicura senza password.

Sempre su blockchain si basa Monokee, che ha sviluppato un sistema di identità digitale e access management per gestire l’identità personale dell’individuo, identità professionale in ambito corporate e identità per smart devices, come ha raccontato il CTO Roberto Griggio.

Si basano su un sistema di riconoscimento facciale Floux, che, nelle parole del Founder Silvio Agresti, è una piattaforma in grado di gestire la fase di onboarding di un ospite di un evento e di autenticarlo durante l’accesso tramite appunto riconoscimento facciale o con il supporto di un QR code.

iProov, startup che sviluppa tecnologie avanzate di riconoscimento facciale, che Andrew Bud, Founder & CEO, sottolinea essere particolarmente utili nel riconoscere deep fake e altri falsi, soprattutto in ambito governativo e per l’accesso a servizi finanziari. In ambito di riconoscimento biometrico, il Founder & CEO Raffaele Salvemini ha spiegato come Vibre abbia sviluppato l’algoritmo MindPrint, che consente l’autenticazione dell’utente tramite il segnale cerebrale, sfruttando tecnologie di AI.

A cavallo tra le categorie di Identità digitale e Servizi abilitati figurano infine Flywallet e Toothpic. La prima, presentata dal Founder, CEO e CTO Lorenzo Frollini, ha realizzato un dispositivo di riconoscimento biometrico che, accoppiato con la relativa applicazione mobile, consente all’utente di autorizzare pagamenti contactless e di effettuare accessi logici e fisici, autenticandosi attraverso l’impronta digitale. Giulio Coluccia e Diego Comina, rispettivamente CEO e Business Developer di Toothpic, hanno raccontato come questa startup abbia sviluppato un sistema di protezione delle credenziali attraverso l’impronta specifica dell’hardware della fotocamera del device. Alcune possibili applicazioni sono relative a credenziali per l’autenticazione, firma digitale e transazioni di criptovalute.

Come emerso dalla ricerca e dalle startup presentate, esistono numerosi trend tecnologici che, su diversi livelli, possono introdurre delle innovazioni nei sistemi relativi a quest’ambito. In termini di identificazione e autenticazione, ad esempio, un trend che sta avendo un forte impatto è quello della biometria. Le diverse tecnologie biometriche si basano sul riconoscimento di alcune caratteristiche fisiologiche e/o comportamentali, garantendo quindi l’identificazione univoca di un soggetto. Fondamentale appare anche la tecnologia blockchain, che abilita il concetto di self-sovereign identity, in cui il controllo è totalmente decentralizzato e unicamente nelle mani dell’utente, che ha piena autonomia nella creazione e nell’aggiornamento di ogni caratteristica della propria identità.

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Infine, anche l’intelligenza artificiale trova applicabilità nell’ambito dell’identità digitale: tramite l’utilizzo di tecniche di image processing e pattern recognition è ad esempio possibile sviluppare sistemi in grado di effettuare il riconoscimento di persone o cose presenti in un’immagine o in un video.

Eliana Bentivegna
Osservatorio Startup Intelligence - Osservatorio Design Thinking for Business