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STRATEGIE

Il presidente di Coop: “Così innoviamo assortimenti e prodotti (ispirandoci anche alla Silicon Valley)”

di Luciana Maci

21 Mar 2018

Marco Pedroni spiega i percorsi intrapresi negli ultimi anni dal player della GDO: nuove linee di prodotti a marchio, ecosostenibilità, maggiore trasparenza. “Non sono un esperto di nuove tecnologie – dice – ma credo che si possa usare l’innovazione per cose buone. Come hanno fatto Mark Zuckerberg e Jeff Bezos”

“Che cos’è innovazione per noi di Coop? Usare le tecnologie per fare cose importanti per i consumatori. L’innovazione più significativa è quella che si può fare sui prodotti”. Ne è convinto Marco Pedroni, presidente di Coop, che spiega come il colosso della grande distribuzione organizzata in Italia stia intraprendo alcune strade innovative. Con una premessa: “Non sono un esperto di innovazione tecnologica”. Poi però Pedroni rivela che di recente si è recato in Silicon Valley per far visita a Google, Facebook e altri giganti tecnologici. Ma cita anche un economista del secolo scorso, Joseph Schumpeter, quando parla di “fase di creazione distruttrice”, paragonandola all’attuale disruption tecnologica.

Insomma, se è vero che “ognuno viene da qualcosa e dietro ogni impresa c’è una cultura”, è altrettanto vero – fa capire Pedroni – che chi opera sul mercato deve saper guardare al presente e al futuro. Pur mantenendo le radici e i valori, che nel caso di Coop sono quelle del movimento cooperativistico. Perciò dichiara ammirazione per innovatori come Mark Zuckerberg o Jeff Bezos: “Sono persone che hanno deciso di mettere in pratica un’idea non con la sola prospettiva di far soldi: non avevano in testa come prima cosa i profitti, ma volevano realizzare progetti importanti. I profitti vengono dopo”. L’essenziale, ribadisce, è “fare cose buone”. E l’innovazione, in questo senso, può aiutare.

Marco Pedroni illustra l'innovazione di Coop al Convegno Retail Innovations 13 di KikiLab il 13 marzo 2018

INNOVAZIONE NEGLI ASSORTIMENTI

“Dal 2008, anno in cui è arrivata la crisi economica anche in Italia, l’idea del consumismo è andata in crisi: le persone hanno cominciato a preoccuparsi degli sprechi alimentari, il cibo è diventato sempre più anche un fenomeno culturale. Per cui la prima azione importante in Coop è stata realizzata sugli assortimenti, leva principale per i retailer. Così abbiamo deciso di evolvere i nostri prodotti a marchio. Siamo stati i primi ad articolare i prodotti a marchio in più linee, rendendoli non più una ‘copia’ ma veri e propri prodotti di marca”. Abbiamo lanciato 5 nuove linee con oltre 300 referenze. Un esempio: ‘Origine’, un marchio che certifica prodotti con controllo sull’intera filiera. Dà modo di sapere dove ha mangiato l’animale, chiarisce che non si sono OGM, che non è stato utilizzato lavoro nero, che non sono stati usati additivi. Certo, tutto questo costa: ma è la nostra sfida. Se cresce la consapevolezza dei consumatori, è possibile che i prodotti acquistino valore”.

INNOVAZIONE ECOSOSTENIBILE

“Siamo partiti diversi anni fa con i detersivi senza fosforo e le merci senza coloranti artificiali, poi sono arrivate le leggi. L’anno scorso siamo partiti con l’allevamento di animali senza l’utilizzo di antibiotici, abbiamo già coperto pollame e uova, e in parte i bovini. Questo comporta il 7 o 8% di costi in più e la necessità di maggiori spazi per gli allevamenti. Il valore di certe iniziative non è il reddito a breve, ma acquisire credibilità. Lo si fa anche attraverso la chiarezza e la trasparenza. Le industrie purtroppo sono molto resistenti a dichiarare cosa c’è dentro i prodotti, i due terzi delle informazioni sul web sono sbagliate o incomplete. Per questo serve un’informazione aperta. A volte si ha paura di comunicare per via della concorrenza. La concorrenza c’è e deve esserci, ma non può essere un sistema chiuso”.

INNOVAZIONE NEL RETAIL

“Il supermarket del futuro deve essere un’agorà, una piazza, deve consentire lo scambio tra le persone. È uno scontro continuo tra creatività e economia. Così anche i negozi sono destinati a cambiare e ad evolversi. È assurdo immaginare che i retailer non si pongano il problema dell’online. Qualsiasi retailer se lo pone. D’altra parte per i retailer online è fondamentale avere negozi fisici. È in corso un’ibridazione. Tuttavia i costi sono diversi: un negozio fisico ha strutture e costi che devono essere affrontati. Serve parità di condizioni tra negozio fisico e negozio online”.

Luciana Maci

Ho partecipato al primo esperimento di giornalismo collaborativo online in Italia (Misna). Sono dal 2013 in Digital360 Group, prima in CorCom, poi in EconomyUp. Scrivo di innovazione ed economia digitale

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