L’evoluzione tecnologica degli ambienti domestici sta attraversando una fase di profonda trasformazione, caratterizzata dal tentativo di risolvere le complessità strutturali accumulate negli ultimi anni. Durante il convegno del 10 febbraio 2026 organizzato dall’Osservatorio Internet of Things del Politecnico di Milano, intitolato “Smart Home tra continuità e innovazione: sicurezza, nuovi ecosistemi e AI aprono il futuro”, Antonio Capone, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio, ha delineato i pilastri che definiscono la smart home nel 2026. Il quadro che emerge non riguarda solo l’introduzione di nuovi dispositivi, ma una revisione sistematica dei protocolli di comunicazione e dell’interazione tra l’utente e la propria abitazione, dove l’interoperabilità e l’intelligenza artificiale non sono più semplici opzioni, ma componenti strutturali.
Indice degli argomenti
L’evoluzione dello standard Matter e la gestione del Multi-Admin
Uno dei temi centrali per comprendere la smart home nel 2026 è lo sviluppo dello standard Matter. Dopo il lancio della versione 1.4, che ha introdotto il principio fondamentale del Multi-Admin, il mercato ha iniziato a muoversi verso una gestione più fluida di ecosistemi diversi presenti contemporaneamente all’interno della medesima rete domestica. Come sottolineato da Antonio Capone, questa funzione “consente di avere più ecosistemi contemporaneamente presenti all’interno della Smart Home e quindi compatibile potenzialmente con ecosistemi di tipo diverso”.
Tuttavia, l’apertura tecnologica promessa da Matter si scontra con una dinamica commerciale opposta. Le analisi dell’Osservatorio indicano che, nonostante l’integrazione tecnica, i grandi player tendono a una polarizzazione: “stiamo vedendo una chiusura degli ecosistemi invece che un’apertura come ci aspetteremmo”. Questa tendenza deriva dalla volontà di fidelizzare l’utente finale e monopolizzare il contatto diretto, portando molti produttori terzi a integrarsi tecnicamente pur perdendo la visibilità diretta sul consumatore.
Matter 1.5: videocamere e monitoraggio energetico
La vera svolta per il consolidamento dello standard è arrivata con la versione 1.5, rilasciata a novembre e definita da Capone come “lungamente attesa”. Questa iterazione ha colmato una lacuna significativa permettendo finalmente la gestione nativa delle videocamere. Non si tratta solo di una compatibilità di base; lo standard ora include sistemi di trasmissione e una ricca gamma di comandi che superano le limitazioni precedenti, offrendo un’interoperabilità estesa a strumenti complessi.
Parallelamente, la versione 1.5 ha dato una spinta decisiva alla gestione dell’energia, un comparto in forte crescita che risponde alle esigenze di sostenibilità della “Generazione X” e non solo. L’aggiornamento ha introdotto una forte attenzione ai KPI e ai contatori legati all’impatto ambientale, attirando l’interesse di grandi produttori come IKEA, che ha spostato un’intera linea di prodotti verso Matter pur mantenendo compatibilità pregresse.
Intelligenza Artificiale: dal linguaggio all’azione con i Large Action Models
Il 2026 segna l’ingresso definitivo degli LLM (Large Language Models) e dei Large Action Models (LAM) nella gestione quotidiana della casa. Le applicazioni domestiche di giganti come Amazon, Google e Apple stanno integrando soluzioni basate su Alexa Plus, Gemini e Siri per trasformare il rapporto con l’utente in un’esperienza puramente conversazionale e contestuale.
Secondo Capone, il cambiamento tecnologico sottostante è estremamente sofisticato, poiché i modelli sono stati specializzati per diventare operativi: “vengono chiamati Large Action Models, perché in realtà hanno tutta una serie di meccanismi che consentono di gestire per conto dell’utente, con un grado di affidabilità elevato, delle cose per l’utente, comprese cose che si possono fare gestendo direttamente dei comandi sulla casa o sui servizi online collegati”.
Video analisi e privacy nell’era dell’AI domestica
Un esempio concreto di questa evoluzione è l’approccio di Google con Gemini, che introduce la video analisi avanzata. Questa tecnologia permette di elaborare quanto accade in casa attraverso le telecamere per fornire, ad esempio, un briefing riassuntivo serale degli eventi rilevanti. Poiché queste analisi richiedono una potenza di calcolo elevata, vengono spesso gestite tramite server esterni e offerte come servizi premium.
D’altro canto, si osserva una crescente attenzione verso l’elaborazione in locale (Edge AI) per tutelare la privacy. Dispositivi che elaborano le informazioni direttamente a bordo, senza passare costantemente dal cloud, permettono una gestione dei dati più sicura e conforme alle normative vigenti. Capone avverte però che “a volte i proclami sull’attenzione alla privacy sono più per questioni di immagine che di sostanza, quindi bisogna sempre poi andare a verificare esattamente qual è il flusso dei dati”.
Protocolli di rete: la resilienza di Thread e il nuovo ruolo di Z-Wave
Sotto lo strato applicativo di Matter, l’infrastruttura di rete della smart home nel 2026 poggia su protocolli sempre più robusti. Thread 1.4, introdotto nel 2024, è diventato quest’anno uno standard obbligatorio per le certificazioni, risolvendo i problemi legati alla frammentazione delle reti che si verificavano quando l’utente cercava di aggiungere nuovi prodotti. La successiva versione 1.5 promette reti ancora più dense e resilienti.
Una novità rilevante riguarda Z-Wave, che ha esteso il proprio raggio d’azione entrando nel mondo delle reti a bassa frequenza (868 MHz in Europa). Questa mossa permette la creazione di reti mesh di grandi dimensioni capaci di coprire ambiti geografici estesi, ideali per abitazioni molto grandi o intere comunità che prima non potevano essere gestite con sistemi a corto raggio. Anche il mondo del Bluetooth 6.0 ha fatto passi avanti significativi con l’introduzione del Channel Sounding, una tecnica di stima di canale raffinata che garantisce una precisione millimetrica nella localizzazione indoor.
Retrofitting e integrazione industriale
Il settore non sta dimenticando l’eredità tecnologica esistente. KNX IoT è ora parte dell’ecosistema Thread, consentendo il retrofitting di vecchi sistemi basati su questo standard storico, che detiene ancora una quota di mercato rilevante. Inoltre, soluzioni nate per la smart home, come Samsung SmartThings, stanno trovando applicazione anche in ambienti di tipo industriale, dimostrando come la maturità tecnologica raggiunta nel domestico possa scalare verso contesti più complessi.
Open Source e l’impatto sull’accessibilità del mercato
Un fattore determinante per la democratizzazione della smart home nel 2026 è la vitalità dei progetti Open Source. Iniziative come la Open Home Foundation hanno ottenuto certificazioni di compatibilità con Matter, offrendo soluzioni alternative ai prodotti dei grandi brand. In particolare, il modulo Matter.js è diventato un elemento di base fondamentale per i produttori che desiderano sviluppare soluzioni compatibili senza dover affrontare i costi proibitivi di uno sviluppo da zero.
Questa spinta verso l’Open Source agisce come un motore per l’intero settore: “questo tipo di salto di qualità del mondo Open Source per quanto riguarda la Smart Home potrebbe essere foriero di cambiamenti anche dal punto di vista della competizione sul mercato”. Grazie a questi strumenti, anche i piccoli produttori hanno oggi l’opportunità di farsi strada in un mercato altrimenti dominato da pochi attori globali.
Le sfide residue: tra setup e affidabilità
Nonostante i progressi, l’esperienza dell’utente finale presenta ancora criticità evidenti, specialmente nelle fasi di configurazione ed enrollment degli apparati. Anche aziende leader come IKEA sono incappate in difficoltà tecniche nella gestione delle reti, scatenando lamentele da parte degli utenti per la complessità del setup iniziale dei prodotti.
Antonio Capone ha sottolineato che, sebbene l’interoperabilità sia supportata da soluzioni tecnologiche robuste, il successo finale dipende dalla capacità di semplificare questi processi. In sintesi, “l’esperienza rimane il punto chiave e l’esperienza utente non è banale da migliorare, e i dettagli continuano a essere importanti”. La sfida per il prossimo futuro sarà dunque quella di tradurre questa potenza tecnologica in una semplicità d’uso che possa realmente migliorare la vita quotidiana, evitando che la complessità tecnica diventi una barriera all’adozione di massa.














