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EXPORT

“Ecco i 5 fattori che ostacolano la crescita all’estero”

29 Mag 2014

L’espansione oltre confine continua a essere complicata per le aziende italiane. Da una ricerca Regus emerge che 30 imprese su 100 riescono a crescere puntando principalmente sui mercati internazionali. Ma non mancano le difficoltà, tra cui l’assunzione di personale qualificato e la mancanza di partner locali

World Economic Forum
L’export è stato il fattore principale che ha permesso all’industria italiana di resistere alla crisi e di intravedere spiragli di ripresa. Eppure, secondo le imprese che portano il made in Italy nel mondo, espandersi sui mercati internazionali è ancora un affare maledettamente complicato. Stando ai dati di un’indagine condotta su 20 mila imprenditori in 95 Paesi da Regus, società fornitrice di soluzioni per uffici, le aziende italiane fanno molta più fatica a crescere all’estero rispetto alla media mondiale.

Dalla ricerca emerge che quasi la metà delle imprese italiane (il 45%) non riesce a crescere. Tra quelle che ce la fanno, un terzo (30%) punta principalmente sull’espansione oltre confine (a fronte di una media globale del 17%). Mentre solo una su dieci riesce ad accrescere i propri ricavi facendo affidamento soprattutto sui mercati interni (contro il 42% degli altri 94 Paesi presi in esame).

Tuttavia, anche se l’export continua a essere una grande fonte di ricchezza per il tessuto produttivo tricolore, le aziende del made in Italy ammettono che avventurarsi sui mercati internazionali presenta ancora molti ostacoli. Il primo fattore critico, in base alle risposte, è l’assunzione di personale altamente qualificato: è un’operazione difficile per il 70% delle imprese italiane (in questo caso, però, la media mondiale è del 77%).

Per il 69% delle aziende che vogliono espandersi fuori Italia un altro problema particolarmente complesso da risolvere è la mancanza di conoscenze e di partner locali. Un’altra sfida impegnativa da affrontare, stando alle risposte del 61% delle Pmi italiane che scommettono sull’export, è la mancanza di informazioni accurate sul mercato che vanno a conquistare. Al contrario, solo il 57% delle aziende del resto del mondo considera quest’ultimo un fattore critico per la crescita all’estero. Il quarto ostacolo, in ordine di importanza, è l’accesso a spazi e uffici flessibili a costi ragionevoli, ritenuto particolarmente difficoltoso dal 60% delle imprese del nostro Paese, contro il 57% delle imprese straniere. Infine, un quinto elemento di criticità, nonostante lo sforzo dei governi per rendere più agevole l’entrata delle imprese sugli scenari internazionali, è proprio la mancanza di supporto consolare e governativo. Anche gli ambasciatori e i consoli devono fare di più. (m.d.l.)
 

Maurizio Di Lucchio

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