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INNOVAZIONE NEGATA

Ucraina, quanti futuri Jan Koum ucciderà la guerra?

03 Mar 2014

L’ideatore di WhatsApp non dimenticherà il 2014: ha venduto l’app a Fb per 19 miliardi di dollari ed è sorto il conflitto nella sua terra d’origine. Non è l’unico innovatore ucraino: è di Kiev Max Levchin, founder di PayPal. Ma, a causa della situazione politica, i talenti hi-tech devono emigrare

Jan Koum non dimenticherà mai il 2014: è l’anno in cui, vendendo WhatsApp a Mark Zuckerberg di Facebook per 19 miliardi di dollari, ha fatto con ogni probabilità il più grande affare della vita, ma è anche l’anno in cui sono scoppiate forti tensioni nella sua Ucraina che potrebbero presto portare a una guerra. Perché Koum, prima di essere un miliardario, e molto prima di diventare un top manager della Silicon Valley, era ucraino.

Nato e cresciuto in un piccolo villaggio fuori Kiev, figlio unico di una casalinga e di un addetto nel settore dell’edilizia, non aveva acqua calda in casa e i suoi genitori parlavano al telefono di rado per timore che fosse sotto controllo. Erano i tempi in cui l’Ucraina era parte integrante dell’Urss e quindi sotto il regime sovietico. Di recente, annunciando dal palco del Mobile World Congress telefonate gratis attraverso WhatsApp, Koum ha rievocato: “Sono cresciuto in Russia, noi avevamo una linea telefonica ma molti nostri vicini non l’avevano, così la nostra è diventata una risorsa condivisa per l’intero appartamento. La gente ci bussava alla porta e ci chiedeva se poteva telefonare in un’altra città”. È proprio facendo riferimento a questi ricordi d’infanzia che Koum ha motivato la volontà di “aggiungere la voce a WhatsApp, in modo che le persone possono restare in collegamento con amici e amati in qualsiasi parte del mondo”.

Per adesso nessun commento ufficiale da Koum sul conflitto che sembra farsi ogni giorno più grave, con i carri armati russi in Crimea e il governo di Kiev che ha richiamato i riservisti.

Finora, parlando delle radici ucraine, i biografi hanno piuttosto sottolineato che Koum è ancora molto legato alla vita semplice che ha condotto nei primi anni di vita. D’altra parte la sensazione di essere costantemente sotto controllo e soffocato nelle libertà individuali lo avrebbe portato ad opporsi sempre e testardamente all’inserimento dell’advertising nel servizio di messaggeria, da lui ritenuto probabilmente un elemento di controllo delle menti.

In ogni caso dall’Ucraina lui e sua madre dovettero fuggire a causa dei problemi politici: a 16 anni si trasferì a Mountain View. Forse la scelta fu casuale, ma era decisamente il posto giusto dove essere. Si dice che la madre portò con sé penne e blocchi dalla ex Urss per evitare le spese scolastiche negli Usa. In effetti all’inizio la situazione era complicata: Koum dovette arrangiarsi a fare pulizie in un negozio per tirare avanti. Poi alla mamma fu diagnosticato un cancro e andarono avanti con il sussidio statale di disabilità. Koum fece amicizie, ma ha sempre criticato la natura casuale e volatile dei rapporti nelle scuole superiori statunitensi: “In Ucraina – ha detto – resti per anni e anni con gli stessi compagni e impari a conoscere davvero una persona”.

A scuola era uno studente complicato, ma a 18 anni comprò un manuale di computer usato e divenne un autodidatta informatico. La prima  svolta arrivò nel 1997, quando un certo Brian Acton decise di assumerlo per una posizione a Yahoo. Nel 2007 i due, ormai diventati grandi amici, decisero di lasciare Yahoo. Nel 2009, dopo due anni di disoccupazione, Koum registrò il nome Whatsapp e cominciò a lavorare a tempo pieno su un’applicazione mobile mirata a minimizzare i costi dei messaggi testuali, a prescindere dalle distanze e dai Paesi di appartenenza degli utenti. Nel giro di qualche mese, dopo avere tra le altre cose fatto richiesta di assunzione a Facebook (respinta), Acton decise di unirsi al suo ex collega.

L’app fu lanciata come gratuita e, elemento del tutto insolito, non venne organizzata alcuna campagna di marketing. Basandosi solo sul passaparola, nel giro di poco tempo Whatsapp raggiunse i 10mila download al giorno. Per sostenere i costi e non imbottire la loro creatura di pubblicità, i due decisero di rendere il servizio a pagamento: dopo un anno di attività gratuita, l’utente è tenuto a pagare 99 centesimi ogni anno. Il germe è stato piantato e Whatsapp continua la sua scalata verso il successo planetario. La mega-acquisizione è storia di oggi.

Ma non è solo Koum il portabandiera delle potenzialità tecnologiche e innovative dell’Ucraina. Come spiega il giornalista della Cnn Alec Ross, di lontane origini ucraine, da questo Paese stanno arrivando molti progetti interessanti. Tra questi Enable Talk: studenti ucraini sviluppatori hanno creato speciali guanti per tradurre il linguaggio dei segni in parola. Il progetto ha vinto il primo premio alla Microsoft Imagine Cup del 2012 e Time Magazine l’ha catalogato tra le migliori invenzioni di quell’anno.

Secondo la Central and Eastern European Outsourcing Association, l’Ucraina è il Paese numero uno per l’outsourcing dell’ICT nella regione. Molte società high-tech della Silicon Valley, di Londra e Di Berlino lavorano fianco a fianco con ingegneri ucraini. E, per quanto non sia proprio una medaglia al valore, gli hacker ucraini sono noti per essere tra i migliori del mondo.

Proprio mentre Koum e Zuckerberg finalizzavano l’accordo su WhatsApp, alcune imprenditrici donne stavano preparando un evento chiamato Start up Weekend Kyiv che si sarebbe dovuto tenere nei giorni scorsi nella capitale. Nel sito del gruppo adesso si legge: “L’evento è stato posticipato a causa dei tumulti politici”.

Al di là del drammatico presente, sembra proprio che l’Ucraina non sia mai riuscita a coltivare in casa i propri talenti, principalmente a causa di dittatura, corruzione e povertà. I grandi sono dovuti emigrare all’estero per fare fortuna. È il caso di Igor Sikorsky, nato a Kiev, che un secolo fa emigrò negli Usa dopo la Rivoluzione bolscevica e fondò la Sikorsky Aircraft Corporation, che ha costruito il primo elicottero del mondo. Settanta anni più tardi la famiglia di Max Levchin, anch’essa originaria di Kiev, chiese asilo politico a Chicago. Nel 1998 Levchin ha fondato una società che tutti noi conosciamo bene: PayPal.

Il conflitto, che sembra prossimo a scoppiare, distruggerà vite umane e, con loro, i talenti di oggi e di domani.

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