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Tornei di eSport: come organizzarli riducendo i rischi legali

La complessità e l’incertezza del quadro normativo sull’organizzazione di tornei di eSport rende necessario analizzare caso per caso. Ecco comunque le principali mosse in assenza di leggi specifiche in Italia

Pubblicato il 17 Mag 2021

videogiochi e NFT

Com’è noto, l’espressione “tornei di eSports” ricopre in Italia realtà tra loro molto diverse, dal torneo casalingo organizzato da utenti del gioco, al torneo internazionale rivolto a squadre professioniste, passando per i tornei brandizzati organizzati da multinazionali interessate ad approcciarsi al mondo del gaming ed alla relativa fan base. Gli organizzatori possono quindi essere singoli utilizzatori del gioco come società specializzate, i quali hanno obiettivi e mezzi per definizione molto diversi, che a loro volta impattano la struttura e le caratteristiche del torneo e, quindi, le regole applicabili allo stesso.

Per quanto riguarda l’utilizzo del titolo di gioco, si ricorda che i videogiochi sono opere dell’ingegno ai sensi della legge italiana sul diritto d’autore n. 633/1941, il cui utilizzo è soggetto al previo consenso del titolare. Per organizzare un torneo, è quindi di norma necessario ottenere preventivamente dal legittimo titolare dei diritti di sfruttamento economico del titolo di gioco (i.e., il publisher del gioco) una licenza di utilizzo del gioco (e del relativo brand) per l’organizzazione, la promozione e lo sfruttamento della competizione.

Tuttavia, i publisher hanno interesse a stimolare costantemente il gioco all’interno della propria community, e hanno coscienza che imporre l’obbligo di ottenere il previo consenso del publisher all’organizzazione di qualsiasi competizione sul titolo di gioco risulterebbe controproducente in tal senso. Per questo motivo, consentono in via derogatoria l’utilizzo gratuito del proprio videogame nell’ambito di tornei c.d. “community”, ossia tornei che, per caratteristiche, sono considerati prevalentemente strumenti di diffusione del gioco e non veicoli orientati alla generazione di revenues. Tipicamente, le condizioni dettate per l’organizzazione di tornei community prevedono il rispetto di una logica no profit, con introiti destinati esclusivamente a coprire le spese di organizzazione, l’interdizione di utilizzare il brand del publisher e limitazioni per quanto riguarda gli importi di quote di iscrizioni e montepremi.

Per quanto riguarda poi la logica organizzativa del torneo, è noto che non esiste in Italia una normativa specifica che disciplini gli esports, e l’organizzatore di tornei si trova quindi a dover comporre con un certo grigiore normativo, con la conseguenza di dover strutturare il proprio torneo in modo da mitigare i rischi legali inerenti alla sua organizzazione.

Tornei di eSport: la normativa

Il primo scoglio normativo da evitare per l’organizzatore è quello della normativa sul gioco regolamentato, la quale – si ricorda – riserva allo Stato l’organizzazione e l’esercizio di giochi di abilità a distanza con vincita in denaro, i quali sono gestiti dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli sotto regime di concessione. Altra criticità normativa è sicuramente rappresentata dalla normativa sui concorsi a premio, specificità tutta italiana che comporta l’applicazione di regole molto stringenti ogni talvolta si intenda implementare in Italia un’iniziativa avente finalità anche in parte commerciali diretta a favorire la conoscenza di prodotti, servizi, ditte, insegne o marchi. Il mancato rispetto delle suddette normative può comportare l’applicazione di pesanti sanzioni pecuniarie, se non penali, e ciò a prescindere degli eventuali profili di responsabilità verso terzi che il mancato rispetto di tale normativa potrebbe comportare per l’organizzatore.

Per cercare di ovviare all’applicazione delle normative sopra menzionate, molti organizzatori di tornei scelgono di strutturarsi come Associazione Sportive Dilettantistiche o Società Sportive Dilettantistiche e si affiliano ad un Ente di Promozione Sportiva riconosciuto dal CONI. Alla base di questa scelta, vi è l’art. 6 del decreto legislativo n. 496/1948 recante disciplina delle attività di gioco, il quale riserva al CONI la disciplina di tali attività ove connesse a manifestazioni sportive organizzate dal CONI o svolte sotto il suo controllo. Più generalmente, per giustificare l’applicazione per analogia della normativa sportiva all’organizzazione dei tornei di eSports, si invoca la natura sostanzialmente para-sportiva delle competizioni tra gamer. Vi è però di fatto che ad oggi, gli eSports non sono tra le discipline sportive riconosciute dal CONI, cosicché non si può escludere che i Monopoli o il MISE contestino tale impostazione e il mancato rispetto delle prescrizioni normative in materia di giochi d’abilità da parte dell’organizzatore.

In conclusione, la complessità e l’incertezza del quadro normativo applicabile ai tornei di eSport rende necessario analizzare caso per caso le caratteristiche del torneo che si intende organizzare, in modo tale da limitare i rischi di violazione che ne potrebbe derivare. In tal senso, per i tornei di eSport, potrebbero rivelarsi determinanti le condizioni di accesso, la natura ed il valore dei montepremi, la meccanica torneistica, gli economics e la ratio del torneo stesso.

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Hélène Thibault
Hélène Thibault

Counsel at Law Firm Tonucci & Partners

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