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Il personaggio

Terza guerra mondiale, ci vorrebbe un nuovo Alan Turing

23 Nov 2015

Lo scienziato inglese inventò una macchina che, decifrando i messaggi in codice dei tedeschi, contribuì alla vittoria degli alleati nel secondo conflitto mondiale. E salvò molte vite umane. Anche oggi si dovrebbero interpellare gli innovatori. Perché la tecnologia può essere più efficace delle armi

Lo scienziato Alan Turing
Bruxelles è una città blindata, Parigi sta cercando di risollevarsi dopo gli attacchi terroristici di venerdì 13 novembre che hanno provocato 129 morti e oltre 350 feriti, il Mali ha pagato agli estremisti un tributo di 19 morti, Roma e altre città occidentali sono sotto minaccia. Il presidente francese François Hollande ha detto chiaramente che siamo in guerra, Papa Francesco ha parlato di terza guerra mondiale. Quale contributo può dare l’innovazione tecnologica alla prevenzione e alla risoluzione di un conflitto che si prospetta non di breve durata e costellato, come sempre in questi casi, di difficoltà e imprevisti?

Ad EconomyUp Francesco Archetti, professore di Informatica all’Università di Milano-Bicocca, ha spiegato come si possano usare i big data per monitorare i “segnali deboli” di radicalizzazione lasciati in rete e individuare in anticipo potenziali jihadisti. L’analisi delle “briciole digitali”, l’ha definita. (qui l’intervista).

Potrebbe dimostrarsi una strada efficace, o almeno una delle strade, anche se in questo momento si è più portati a pensare ad armi ed eserciti come strumento principale di difesa. Eppure la tecnologia può fare tanto per contribuire a vincere una guerra e addirittura accorciarne la durata. Ne è testimonianza la straordinaria storia di Alan Turing, eccellente matematico inglese, padre dell’informatica e scienziato che dette un preziosissimo contributo alla fine della Seconda Guerra Mondiale decifrando per conto del governo della Gran Bretagna il codice di Enigma, la macchina usata dai tedeschi per inviare messaggi in codice. Si è stimato che, grazie alla “macchina di Turing“, progettata nel 1936, il conflitto durò meno del previsto (secondo alcuni un paio di anni di meno) contribuendo a salvare centinaia di migliaia di vite umane.

► Qui un libro sulla sua storia, “Il primo hacker: Alan Turing”

L’anno scorso è uscito un film su Turing, The Imitation Game, girato da Morten Tyldum e interpretato da Benedict Cumberbatch e Keira Knightley, che quest’anno ha vinto l’Oscar come Sceneggiatura non originale.

Chi era dunque Alan Turing?  Era molte cose insieme: matematico, padre del moderno calcolo elettronico e dell’intelligenza artificiale, crittografo, filosofo, tecnologo visionario. Nato il 23 giugno 1912 a Londra, già da piccolo dette segno della propria genialità manifestando enorme passione per le materie scientifiche: le sue letture preferite riguardavano la teoria della relatività, i calcoli astronomici, la chimica o il gioco degli scacchi. Nel 1931 fu ammesso al King’s College dell’Università di Cambridge dove fu allievo di Ludwig Wittgenstein e dove approfondì gli studi sulla meccanica quantistica, la logica e la teoria della probabilità. Nel 1934 si laureò con il massimo dei voti e nel 1936 vinse il premio Smith (assegnato ai due migliori studenti ricercatori in Fisica e Matematica presso l’Università di Cambridge). Nello stesso anno si trasferì alla Princeton University dove studiò per due anni, ottenendo un PhD. In quegli anni pubblicò l’articolo “On computable Numbers, with an application to the Entscheidungsproblem” nel quale descriveva, per la prima volta, quella che sarebbe stata poi definita la macchina di Turing. Alla fama di genio si associava però quella di persona dal carattere scorbutico e asociale: secondo alcuni era affetto da Sindrome di Asperger. Certamente viveva un disagio interiore perché costretto, a causa del modo di pensare dell’epoca, a nascondere la propria omosessualità.

Turing di fatto è stato il primo a formalizzare il concetto di algoritmo e di elaborazione dei dati e le sue ricerche hanno gettato le basi per la nascita dell’informatica. Nell’ideare la sua macchina, Turing aveva pensato inizialmente ad una persona con una matita, carta e istruzioni. Quindi aveva smontato il modello, rimuovendo ogni traccia di intelligenza, ad eccezione della capacità di seguire le istruzioni e leggere e scrivere un alfabeto finito di simboli su un nastro di carta senza limiti. Il risultato è stato una macchina che obbedisce a istruzioni predefinite, rappresentate da simboli codificati su nastro o memorizzati nella macchina. 

Nel 1940, a 28 anni, era già a capo del gruppo di ricercatori impegnati nella decrittazione delle macchine usate dalla marina tedesca, fra le quali Enigma. Turing riuscì a mettere a punto un metodo (noto come Turingery) grazie al quale gli inglesi poterono decifrare i messaggi nazisti codificati da Enigma, sfruttandone gli errori crittografici. Se due messaggi erano inviati per sbaglio con la stessa chiave di codifica, il Turingery permetteva di estrapolare il codice usato per criptare entrambe le comunicazioni e quindi di decifrare il contenuto dei messaggi.

A posteriori, dopo lo scioglimento del segreto militare, sono stati diffusi i successi ottenuti dalla squadra di Turing sia nella decodifica dei messaggi navali sia nel criptare i messaggi vocali con un sistema chiamato Delilah.

Purtroppo il suo importante apporto scientifico alla risoluzione del conflitto mondiale è stato riconosciuto quando ormai era troppo tardi. Costretto alla castrazione chimica in alternativa alla pena carceraria per omosessualità, Turing finì per togliersi la vita nel 1954, a soli 41 anni. Solo nel 2009 è stato riabilitato con le scuse ufficiali del governo britannico. Oggi l’innovazione potrebbe regalarci un nuovo Turing e, con lui, la possibilità di uscire vincenti da questa guerra. 

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