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Silvia Attanasio (ABI Lab): “La sfida della nuova finanza si vince con la fiducia e l’innovazione aperta”



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In Italia ci sono 4 milioni di persone che considerano le criptovalute come primo investimento. “È una sfida alle istituzioni e ai leader di mercato”, dice Silvia Attanasio, responsabile Innovazione dell’Associazione Bancaria. Il ruolo e i limiti del regolamento europeo

Pubblicato il 30 gen 2026



Regolamento MiCAR economyup

L’integrazione tra le infrastrutture finanziarie consolidate e le nuove frontiere della finanza decentralizzata rappresenta uno dei passaggi più complessi e, allo stesso tempo, necessari per il sistema bancario contemporaneo. Durante l’edizione del 22 gennaio 2026 del convegno Blockchain & Web3 Outlook 2025-26, promosso dall’Osservatorio Blockchain & Web3 degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano, Silvia Attanasio, Responsabile Innovazione di ABI e Presidente di ABI Lab, ha delineato il percorso di trasformazione che sta portando il settore verso una nuova consapevolezza istituzionale.

Il dialogo con Giacomo Vella, direttore dell’Osservatorio Blockchain & Web3, ha messo in luce come il panorama attuale non permetta più di negare l’esistenza di un ecosistema digitale evoluto, spingendo gli attori tradizionali a interrogarsi sulle modalità più efficaci per collaborare senza compromettere i capisaldi del sistema.

Verso una maturità istituzionale: superare le “guerre di religione”

Il settore finanziario si trova oggi in una fase di transizione che Silvia Attanasio definisce come il passaggio da una «versione “teen” a una versione “adulti”». Per anni, il confronto tra la finanza tradizionale e il mondo crypto è stato caratterizzato da una visione filosofica e tecnopoliticizzata, spesso divisa in fazioni contrapposte. Secondo la Responsabile Innovazione di ABI, è diventato prioritario «smettere un po’ di fare guerre di religione, di avere il fronte A e il fronte B» per concentrarsi sulla ricerca della strada migliore per l’intero sistema.

Questa maturazione non riguarda solo la tecnologia, ma la percezione del rischio e della stabilità. Per chi opera in ambiti strettamente regolamentati, il timore di incorrere in sanzioni o instabilità è stato a lungo un freno. Attanasio sottolinea che per muoversi con efficacia è necessaria una forma di serenità operativa: «se faccio questo passo, non sarò fucilato appena poggio il piede per terra». Questo clima di incertezza sta lasciando spazio a una narrativa istituzionale più solida, che permette di guardare all’innovazione non come a una minaccia ai dogmi tradizionali, ma come a una naturale evoluzione dei processi finanziari.

L’impatto del Regolamento MiCAR sulla fiducia sistemica

Il pilastro fondamentale che sta permettendo questo cambio di paradigma è l’introduzione di quadri normativi certi. In questo senso, il Regolamento MiCAr sta giocando un ruolo determinante. Attanasio afferma esplicitamente che per il settore «ci serve la confidenza che viene dal MiCARr , che ci dà maggiore serenità». La certezza del diritto è l’elemento che trasforma una sperimentazione rischiosa in una strategia industriale di lungo periodo.

Che cos’è il MICAr

Il MiCAr (Markets in Crypto-Assets Regulation) è la normativa dell’Unione europea sui mercati delle cripto-attività all’interno dell’UE, adottata dal Parlamento Europeo il 20 aprile 2023 e successivamente approvata dal Consiglio Europeo il 16 maggio 2023. In Italia è entrato in vigore nel giugno 2024.
L’obiettivo principale del MiCAR è quello di creare un quadro normativo europeo armonizzato per le cripto-attività, che promuova l’innovazione e permetta di sfruttare il potenziale offerto garantendo al contempo la stabilità finanziaria e la protezione degli investitori. La principale caratteristica è la distinzione tra le attività svolte sul mercato primario, ovvero l’emissione di cripto-attività, e i servizi forniti sul mercato secondario, conosciuti come servizi di cripto-attività.

La rilevanza del Regolamento MiCAR è tale da aver influenzato anche le dinamiche dei mercati e delle istituzioni di vertice. Silvia Attanasio ricorda come la stessa Christine Lagarde abbia reagito positivamente nei giorni cruciali dell’iter legislativo, osservando che «ha viaggiato di un 2% il giorno dell’approvazione del MiCAr». Tuttavia, il quadro regolamentare non è privo di criticità strutturali, specialmente quando tenta di normare concetti intrinsecamente nuovi come la decentralizzazione.

Il paradosso del responsabile unico e la decentralizzazione

Una delle sfide più complesse sollevate dal Regolamento MiCAR riguarda l’applicazione di vecchi modelli di responsabilità a tecnologie distribuite. Attanasio osserva che il quadro normativo attuale, per certi versi, sembra fare dei passi indietro rispetto alla natura della tecnologia: «quando parliamo di decentralizzazione o distribuzione, dover trovare un “responsabile unico del registro” è qualcosa che non quadra perfettamente».

Il rischio è quello di creare un corto circuito tra l’esigenza di supervisione e l’architettura tecnica del Web3. L’obiettivo deve essere quello di includere i concetti di decentralizzazione nel quadro regolamentare senza che questo si traduca in un ambiente privo di regole, o peggio, in un «Far West» normativo.

La centralità dell’utente e la cultura del risparmio digitale

Oltre agli aspetti tecnici e normativi, il successo della convergenza tra TradFi e Web3 dipende in larga misura dall’adozione da parte dei clienti. Giacomo Vella sottolinea come l’infrastruttura sia ormai pronta, con sistemi scalabili, interoperabili e soluzioni di Cash-on-Chain attraverso stablecoin regolamentate. Tuttavia, Silvia Attanasio avverte che la vera chiave per il futuro è l’usabilità, intesa non solo come facilità d’uso, ma come evoluzione culturale.

I dati indicano una realtà che non può essere trascurata: sono circa 4 milioni le persone che in Italia considerano le crypto come un primo investimento. Questo dato rappresenta una sfida diretta per le istituzioni. Attanasio è convinta che le persone debbano essere messe in condizione di «essere consapevoli, saper distinguere gli strumenti, riconoscere le truffe». L’usabilità deve quindi camminare di pari passo con un’educazione finanziaria che permetta al risparmiatore di navigare nel Web3 con la stessa consapevolezza con cui utilizza i servizi bancari tradizionali.

Ownership e gestione dei dati finanziari

Il passaggio al Web3 segna un cambio di paradigma radicale nel rapporto tra utente e istituzione. Come evidenziato da Giacomo Vella, arrivare a questa fase significa «dare all’utente l’ownership di gestire i propri dati finanziari e non». Non si tratta solo di migliorare l’efficienza dei processi interni delle banche, ma di trasformare il DNA stesso del servizio finanziario. In questo scenario, si osserva una convergenza simmetrica: da un lato, gli attori tradizionali iniziano a offrire crypto asset e servizi di custodia; dall’altro, le realtà native del Web3 compiono il percorso inverso, proponendo azioni, obbligazioni e conti deposito.

Open Innovation e la fine dell’egocentrismo aziendale

La costruzione di un sistema finanziario moderno richiede un approccio basato sulla collaborazione e sul superamento degli egoismi proprietari. Silvia Attanasio utilizza una metafora efficace per descrivere il rischio che molte aziende corrono: credere che il mercato sia un «sistema solare dove noi crediamo di essere il sole e gli altri i pianeti». Al contrario, l’innovazione deve tendere alla creazione di un vero ecosistema dove non ci si limita a invitare gli altri sulla propria piattaforma con la pretesa che sia l’unica valida.

L’Open Innovation, secondo la visione espressa da Attanasio, richiede «generosità e la distruzione dell’ego». Solo attraverso la disponibilità a fare un passo avanti comune sarà possibile costruire un grande attore europeo che garantisca autonomia tecnologica. Il timore espresso è quello di trovarsi, in futuro, a dover dipendere da tecnologie sviluppate altrove per non aver saputo collaborare oggi.

In questo percorso, il coraggio di chi innova per primo è fondamentale. Citando una frase del film Moneyball (“L’arte di vincere”), Silvia Attanasio ricorda che «il primo che passa attraverso il muro finisce sempre insanguinato, ma chi non applicherà questo metodo dopo di te sarà un dinosauro». Questo elemento motivazionale deve guidare la finanza italiana ed europea: accettare il rischio iniziale della trasformazione per evitare l’obsolescenza tecnologica e strategica. La tecnologia, in ultima analisi, serve a trasformare e dare dignità a progetti che sono, prima di tutto, un modo per imparare e crescere in un mercato globale sempre più competitivo.

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