Non Fungible Tokens: che cosa sono gli NFT (contenuti digitali intangibili), la storia e gli esempi - Economyup

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Non Fungible Tokens: che cosa sono gli NFT (contenuti digitali intangibili), la storia e gli esempi



Gli NFT, contenuti digitali intangibili, sono già oggetto di investimento nel gaming, nell’arte e nella musica. Tutto sui “token” nati dalla blockchain

di Stefania Barbato

28 Apr 2021


NFT, Non Fungible Token

Nello scenario in costante mutamento dell’innovazione mondiale emergono i Non Fungible Token (NFT), contenuti digitali intangibili che stanno già diventando oggetto di investimento.

69 milioni di dollari è, per esempio, la cifrapagata per Everydays. The first 5000 days opera d’arte di Beeple, artista americano diventato famoso per le sue immagini pop contemporanee 3D. A battere il martelletto dell’asta online è stata Christie’s, una delle più famose aziende d’arte al mondo. In fondo la cifra non è tra le più alte, parliamo di spiccioli rispetto al Salvator Mundi di Leonardo da Vinci che la stessa casa d’aste aveva venduto a 450,3 milioni di dollari.

Everydays-The-First-5000-Days_cover-still

A destare l’attenzione di tutti non è stata quindi né la cifra né il nome dell’artista ma l’opera in sé che non è un quadro o un oggetto ma un gettone-non-fungibile. Ed ecco come i Non-fungible-token (da qui in poi abbreviati in NFT), appunto, rendono possibile l’incontro tra tradizione e tecnologia.

NFT: definizione e classificazione

Gettone-non-fungibile: così possiamo tradurre la sigla NFT. E per spiegare che cos’è, partiamo proprio dalla fine della parola ovvero dalla T di Token con cui ci ricolleghiamo al gettone. Possiamo definirlo come una serie unica di caratteri collegata ad una blockchain o salvati su un registro distribuito, che permette di tracciarne e attribuirne il diritto.

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La blockchain, quindi, ne garantisce tracciabilità e trasparenza attraverso smart contracts, permettendo lo scambio del token in modo sicuro.

Questo concetto ci fa subito pensare ai bitcoin, ovviamente, e quindi al valore monetario del nostro gettone. Le crypto sono riconducibili ai beni fungibili: qualcosa che può essere sostituito con qualcos’altro dello stesso valore. Monete, per esempio, nel caso di Ethereum e altri progetti simili.

In realtà esiste anche una seconda categoria di token, quella degli NF, non fungible appunto. In questo caso parliamo di due oggetti che sembrano identici ma fanno capo a codici identificativi diversi e possono essere utilizzati per rappresentare diversi tipi di asset: dall’identità digitale a oggetti collezionabili fino a opere d’arte che hanno la caratteristica di avere un valore indipendente da altri.

Cenni storici e best case

A quasi 10 anni di distanza dalla nascita del bitcoin, nel 2017 abbiamo il primo caso di NFT legato al mondo dei gatti, anche questi digitali. Cryptokitties è stato infatti il primo gioco dove allevare, intrattenere e infine vendere dei gattini. E per queste transazioni, il tamagotchi del ventunesimo secolo ha pensato bene di appoggiarsi alla piattaforma Ethereum. Al momento del lancio i founder hanno deciso di creare ogni 15 minuti dei gattini di generazione 0 da inserire in un marketplace e rendere acquistabili dagli interessati.

Tra questi, leggendario il gattino 18 che è stato venduto il 7 dicembre dello stesso anno per 110.707,16 dollari. Dopo un paio di mesi dal lancio, infatti, la piattaforma aveva già raggiunto un giro d’affari di 37.932 ether che in dollari valevano 19,6 milioni.

Questa storia sull’origine degli NFT ci fa capire quindi come questi si siano distinti sin dall’inizio per due grandi punti di forza:

  1. unicità: ogni gattino è unico e non può essere replicato;
  2. il gioco ha avvicinato al mondo dei token non solo cryptoshark ma anche gente comune che ha imparato il funzionamento dei bitcoin proprio attraverso dei mici virtuali.

NFT nelle diverse industry

A questi due vantaggi appena definiti (oltre al giro di affari che possono generare) ne possiamo anche aggiungere un terzo: la trasversalità. Molte le industry che hanno visto l’impatto degli NFT nel proprio settore.

Un tratto distintivo che le va ad accomunare è sicuramente la creatività che, grazie all’inesistenza dei limiti (o quasi) nel digitale, va ad assumere diverse forme.

Gli NFT possono essere utilizzati per terreni digitali su cui costruire case, musei, centri commerciali o anche polizze assicurative, scene, immagini o video. Basta pensare alla clip della schiacciata di LeBron James venduta a 208mila dollari.

Sicuramente tra le diverse industry più rilevanti ne emergono quindi 3: gaming, arte e musica.

Gaming

Gattini, armature, flotte, palazzi: nel mondo del gaming è tutto personalizzabile e quindi suscettibile di essere scambiato come NFT. I settori sono tanti e diversi tra loro, da oggetti collezionabili a carte, scacchi o anche accessori sportivi. Certo, in diversi giochi, come Call of duty esistono dei marketplace interni al videogioco stesso ma il discorso degli NFT è ben diverso. Parliamo, infatti, di accessori unici e che non possono essere replicati ma venduti.

Non stupisce quindi che un’industria già florida come quella del gaming possa vedere nuove opportunità di guadagno. Come già sta avvenendo, del resto.

Mercato dell’arte e NFT

Al primo posto tra i settori impattati dagli NFT c’è sicuramente il mercato dell’arte. Il principio è molto basilare e facilmente spiegabile con un esempio. Se vado al Louvre e mi piace un quadro, ad esempio La Gioconda, posso comprarne una replica da appendere in casa. Potrò rivedere l’immagine tutte le volte che voglio ma materialmente non ne sarò il proprietario.

La stessa identica cosa succede con gli NFT. Tutti possono andare su internet e vedere una delle immagini pop 3D create da Beeple ma soltanto Metakovan, pseudonimo dell’utente che ha sborsato 69 milioni di dollari, ne è il vero proprietario. E potrà quindi rivendere l’opera quando questa acquisirà più valore.

Un modello che si colloca in maniera agevole tra arte tradizionale e digitale, aggiungendo un ulteriore tassello alle possibilità di guadagno per gli artisti che vedranno la propria opera ancora più esclusiva e sicura grazie alla blockchain.

Cambiare Musica

Mentre le piattaforme in streaming continuano a non trovare una maniera adeguata, che soddisfi tutte le parti, per gestire i guadagni dei propri artisti, anche in questo settore gli NFT si pongono come una valida alternativa.

Un settore a parte e con piattaforme dedicate come SuperRare, Nifty Gateway e Blockparty. Il tutto per un mercato che ha avuto una grandissima accelerata anche grazie ai sempre più numerosi artisti che hanno scelto di rendere disponibile la loro musica come NFT. deadmau5 o i Kings of Leon ad esempio.

Un dato interessante citato dalla giornalista musicale Cherie Hu è che il prezzo medio (aggiornato a dicembre 2020) di un brano NFT è stato di 9.120,88 dollari. Quanti stream dovrebbe collezionare un musicista per guadagnare la stessa somma? 3 milioni. Ed ecco come gli artisti, in un momento di crisi, si appoggiano sempre di più ai propri fan.

Come guadagnare con i NFT

Come l’esempio di Cryptokitties ci dimostra, il processo per guadagnare con gli NFT è molto semplice e va anche ad alimentare la speranza che il nostro token possa acquisire sempre più valore nel tempo, come nel caso del gattino 18.

Il primo passo consiste nel procurarsi Metamask, un’estensione di Google Chrome che funziona da wallet, per poi andare nei diversi marketplace dedicati e iniziare a caricare le proprie opere.

I portali più “gettonati” sono OpenSea (molto facile da utilizzare), Rarible (dove c’è una fee di ingresso per ogni opera che viene caricata)  e Foundation (il più difficile perché serve una community consolidata per poter vendere). Una volta uploadato il contenuto si passa alla fase della vendita.

Come investire nel mercato secondario

Chi è interessato potrà quindi acquistare l’opera e, volendo, anche rivenderla sul mercato secondario. La blockchain ci garantirà la possibilità di vedere i diversi proprietari e registrare i passaggi che l’opera effettua a partire dal suo creatore, nonché l’originalità e l’unicità.

Un punto interessante è che l’artista può anche fissare una fee (di solito tra il 5 e il 10 per cento) che guadagnerà personalmente ogni volta che l’opera verrà rivenduta dai  diversi proprietari. In questo modo più l’opera acquisirà valore nel tempo più aumenterà il guadagno del suo creatore. Un mercato democratico, quindi.

NFT e la controversia ambientale

Nell’andare ad analizzare l’impatto degli NFT sono emersi molti punti positivi. Ma non si può trascurare un elemento negativo altrettanto importante: i token inquinano. E anche tanto.

Il costo ambientale per le transazioni blockchain è molto alto e a darcene una stima realistica è stato l’artista Memo Akten, che ha calcolato che una transazione NFT ha la stessa emissione di carbonio di un mese di consumi elettrici di un cittadino europeo. Gli NFT sono quindi caldi, sotto tanti punti di vista purtroppo.

NFT, tre trend per il 2021

In definitiva possiamo dire che gli NFT sono una grande opportunità con un costo ambientale molto alto. In questo momento sono al centro dell’attenzione anche grazie alle vendite record nel mondo dell’arte e non solo, consultabili sul sito Memo Akten. Vedendo i diversi item, facile cadere nella tentazione di ricontare gli zero per essere sicuri della cifra letta.

Ma cosa possiamo aspettarci come trend già in questo 2021?

  1. Boom nel mondo del gaming.

Secondo gli esperti, siamo ancora agli inizi delle applicazioni che gli NFT potranno avere nel settore videogiochi. Questo porterà a cifre sempre più da capogiro e secondo molti  il mercato raggiungerà il valore di miliardi di dollari.

  1. Immagini e NFT

Sempre più forte la connessione tra token e proprietà di immagini e visual. In particolare è emerso l’uso di gettoni virtuali anche per transare GIF instagram. Data la grandezza del social network, facile intuire la portata anche di questo mercato.

  1. Oggetti digitali da collezione

E se il vostro post Facebook avesse un valore? Jack Dorsey, founder di Tweet ha messo all’asta il suo primo tweet e il mese scorso ha guadagnato 2,9 milioni di dollari. Anche questo apre nuove prospettive al valore dello stare in rete. Sociale ma non soltanto.

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Stefania Barbato

Appassionata di musica, libri e tech, contribuisce a sviluppare l’ecosistema startup italiano con progetti innovativi, creatività e go-to-market