L'INTERVISTA

Giancarlo Caroli (Credemtel):”Così facciamo evangelizzazione sul digitale in azienda”



“C’è ancora molto da fare sulla cultura digitale delle aziende”, dice Giancarlo Caroli, direttore generale di Credemtel. “Siamo un’antenna tecnologica per tutto quello che riguarda l’offerta digitale, e non solo nel settore bancario”. Nel 2023 focus su cybersecurity, intelligenza artificiale e startup”

di Giovanni Iozzia

Pubblicato il 23 Gen 2023


"Giancarlo Caroli, direttore generale Credemtel (ANSA/MAX CAVALLARI)

“C’è ancora molto da fare sulla cultura digitale delle aziende. Ci sono resistenze ma soprattutto in questa congiuntura economica serve un’ulteriore maturazione che anche noi contribuiamo a stimolare”. Giancarlo Caroli, direttore generale di Credemtel, conosce bene il business, le aziende, le loro esigenze e le loro debolezze, vista la sua esperienza di diversi decenni in Credito Emiliano. Esperienza che negli ultimi due anni ha portato nella società creata nel 1989 per lo sviluppo tecnologico della banca e diventata poi un player di riferimento nel mercato dei servizi per la gestione documentale e la digitalizzazione.

“Diretti e indiretti abbiamo circa 30mila clienti, che seguiamo con un team di 160 persone attive su quattro società e 70 collaboratori esterni, con un fatturato lordo consolidato che nel 2022 è stato di 37 milioni di euro, in crescita quest’anno ad almeno 40. Siamo diventati un’antenna tecnologica per tutto quello che riguarda l’offerta digitale, e non solo nel settore bancario”.

L’innovazione digitale nelle aziende italiane

Direttore, cominciamo dal mercato. Lei parla di resistenze nelle aziende italiane. Da cosa dipendono?

“Molto spesso le aziende sono impegnate nella gestione delle attività correnti, del quotidiano, fino a quando qualche evento non le costringe ad innovare, subendo il cambiamento e non beneficiando appieno del valore che questa può apportare se ben pianificata. È successo con la fatturazione elettronica o con la discontinuità creata dalla pandemia.

Quindi per stimolare l’innovazione servono imposizione normative ed eventi eccezionali?

Anche, purtroppo. L’evoluzione digitale in Italia va un po’ a strappi perché le aziende, che hanno dimensioni e organizzazioni molto diverse, in alcuni casi non hanno sull’innovazione una visione e una strategia chiare che permettono di definire percorsi virtuosi.

Le PMI trascurano l’importanza della semplificazione

Che cosa non vedono le aziende italiane, soprattutto le piccole e le medie che sono poi la maggioranza?

Purtroppo, viene trascurata l’importanza della semplificazione, delle soluzioni per processi più efficaci che permettono di concentrarsi sulle attività a maggiore valore aggiunto e di fare di più e meglio per i clienti e fornitori ad un costo inferiore. Per questo è molto importante elevare il quoziente tecnologico delle aziende e sfruttare la combinazione di più tecnologie. Non sarà più sufficiente un singolo servizio o piattaforma ma bisognerà imparare a gestire la combinazione di più tecnologie e piattaforme.

Nel mondo bancario un possibile fattore di discontinuità avrebbe dovuto essere l’open banking, ma così ancora non è stato. Perché? Che cosa frena lo sviluppo dei servizi basati sulla condivisione dei dati?

La mancanza di una forte cultura della condivisione dei dati, appunto. È vero che manca ancora anche un pezzo di tecnologia e che alcuni servizi devono essere affinati. Ma il freno maggiore è la mancanza di una gestione attiva del dato visto come valore per poter governare in maniera più efficace e più mirata i processi e la gestione di prodotti e servizi. In futuro si potrà fare molto”.

Le principali traiettorie dell’attività di Credemtel

Lo vediamo dopo quel che si potrebbe fare. Quali sono gli ambiti di attività e di sviluppo di Credemtel?

Credemtel segue tre traiettorie per essere un buon provider di soluzioni tecnologiche. La prima è quella, più tradizionale, della gestione documentale, la digitalizzazione della parte amministrativa e processi di governance. Poi abbiamo lavorato sullo sviluppo di piattaforme di collaborazione. La terza traiettoria, e la più recente, è la digitalizzazione delle fonti di finanziamento di un’azienda. La strategia è evidente: una volta trasformato in file il capitale circolante di un’azienda, possiamo gestirlo tramite piattaforme di collaborazione per poi passare fino alla gestione finanziaria”.

Che cosa fa Credemtel per stimolare l’innovazione e la digitalizzazione del tessuto imprenditoriale italiano?

Vogliamo avere un ruolo di evangelizzazione e il nostro team commerciale lo interpreta lavorando sui casi d’uso, perché cerchiamo di rendere sempre più chiare le applicazioni e i vantaggi della tecnologia. Quindi cerchiamo di essere molto efficaci nella comunicazione, per superare anche la difficoltà a cui accennavo prima: utilizzare diverse tecnologie contemporaneamente. Le aziende si dovranno abituare a farlo.

Credemtel, i temi e gli ambiti di azione del 2023

Su che cosa lavorerete nel corso del 2023?

C’è il tema de cybersecurity: in un’azienda la sicurezza digitale è una questione totale, che non riguarda un singolo pezzo ma tutto il perimetro delle attività. Per questo deve essere una postura aziendale, che va oltre l’acquisto di una singola soluzione di protezione. Deve diventare una filosofia diffusa, parte di quella evoluzione culturale di cui dicevamo prima. Anche perché i rischi possono arrivare da ogni parte, dalla filiera di fornitori e clienti.

Credemtel, appartenendo a un gruppo bancario, ha il tema della sicurezza nel suo codice genetico e non è escluso che entro il primo semestre 2023 il lancio di nuovi servizi attivi di cybersecurity

Altri cantieri aperti?

L’Artificial Intelligence e gli investimenti in startup.

Come pensate di usare l’intelligenza artificiale?

Come un fertilizzante per i nostri servizi, applicandola a casi d’uso concreti. Per esempio, la robotica multidata entry, per evitare mansioni ripetitive a basso valore aggiunto. Stiamo facendo un gran lavoro sull’evoluzione delle mansioni all’interno delle aziende e stiamo facendo investimenti sia come gruppo, sia come Credemtel.

A proposito di investimenti. Che programmi avete sulle startup?

Ormai non ci sono dubbi: le startup possono essere un veicolo per portare innovazione e fare evolvere in un’ottica di open banking i servizi per la clientela. Noi abbiamo aderito al programma Fin+Tech di CDP Venture Capital, giunto alla seconda edizione. Nel corso di tre anni verranno selezionate una cinquantina di startup, che potranno portare soluzioni innovative e per alcune noi potremo dare una maggiore e più veloce scalabilità. Le imprese del nostro paese meritano il massimo supporto nelle sfide che gli imprenditori stanno affrontando con coraggio e determinazione.

 

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