CheBanca!, intelligenza artificiale e trasformazione delle architetture con partner internazionali e non convenzionali | Economyup

Open Innovation in Practice

CheBanca!, intelligenza artificiale e trasformazione delle architetture con partner internazionali e non convenzionali



La banca retail del Gruppo Mediobanca è la prima in Italia a lanciare un servizio di roboadvisor. C’è poi il tema della leggerezza e della velocità dell’innovazione: «Rivolgersi solo a vendor tradizionali rischia di compromettere il time to market», dice Francesco Testa, Head of Innovation and Architecture

di Alessandra Luksch

24 Feb 2017


Francesco Testa, Head of Innovation and Architecture di CheBanca!CheBanca! è la banca retail del Gruppo Mediobanca. Nata nel maggio 2008 come funding arm del Gruppo, è entrata sul mercato con un modello unico, multicanale, capace di integrare fin da subito i canali digitali – web, servizio clienti – e fisici – filiali leggere nelle principali città italiane. In base agli ultimi dati disponibili, CheBanca! si attesta al settembre 2014 su una raccolta di oltre 13 miliardi di euro e circa 500.000 clienti. Il capitale sociale ammonta a 220.000.000,00 euro, interamente versato. La banca opera principalmente su internet e tramite 50 filiali in 14 regioni.

Come molte banche, anche CheBanca! si sta confrontando con i trend tecnologici previsti per il 2017, primi tra tutti l’Intelligenza artificiale e le nuove piattaforme e architetture in grado di supportare il business. In particolare le tematiche di smart machine, machine learning, Intelligenza artificiale rappresentano in parte il naturale sviluppo della diffusione dei big data: «Ora abbiamo a disposizione una quantità fenomenale di dati, ma anche solo per capire come poterli utilizzare è necessario uno sforzo enorme dal punto di vista sia economico sia delle competenze», racconta Francesco Testa, Head of Innovation and Architecture di CheBanca!, che aggiunge: «Le smart machine non solo possono elaborare questa immensa mole di dati, ma anche immaginare molto rapidamente nuovi scenari grazie all’autoapprendimento frutto dell’applicazione dell’intelligenza artificiale». È il caso dei chatbot, che rappresentano un esempio eclatante di questa evoluzione tecnologica: «il 60% dei quesiti che vengono posti a qualsiasi tipo di azienda troverebbe risposta semplicemente leggendo quanto è scritto nei siti e per questo una macchina intelligente può rispondere al posto di una persona; quando poi viene implementata la tecnica dell’autoapprendimento vi è un vero e proprio salto di qualità».

Per quanto riguarda il tema delle architetture ICT, il settore bancario soffre in larghissima misura ancora dell’esistenza di architetture nate negli anni ‘70 e ’80, molto costose e poco flessibili. «Il costo dell’ICT in una banca tradizionale europea è di 200 euro per utente, il costo dell’ICT per Google è di 8 euro per utente. Ovviamente stiamo parlando di un settore, quello bancario, molto complesso e fortemente normato, ma il confronto non regge comunque», commenta Testa. Non è un caso che stiano nascendo nuovi player in Europa che partono da zero con architetture estremamente flessibili; alcuni di questi attori sono spin-off di istituti tradizionali che possono così offrire microservizi più performanti con l’intenzione di migrare poi la propria clientela verso queste nuove realtà.

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Per fronteggiare questi nuovi player CheBanca! si sta aprendo a soluzioni innovative che provengono dai mercati nord europeo, asiatico e nordamericano, con delle puntate in Nuova Zelanda e Australia, aree considerate dai 5 ai 7 anni avanti rispetto all’Italia in termini di innovazione. «Nella attuazione dei piani ci rivolgiamo alle startup o a vendor particolarmente innovativi; ed è proprio quello che abbiamo fatto con il nostro progetto di roboadvisor andato live da qualche mese, il primo realizzato da una banca italiana e denominato Yellow Advice», commenta Testa, che aggiunge: «rivolgersi solo a vendor tradizionali, infatti, rischia di compromettere il time to market per il rilascio di nuovi prodotti e servizi. Le startup sono più veloci, più piccole, meno costose, e non hanno bisogno di strutture organizzative complesse. Ed è anche per questo che in CheBanca! due anni fa abbiamo costituito un Gruppo Innovazione con una vista a lungo termine». Si tratta di un gruppo che non ha il solo obiettivo dello scouting, ma anche quello di scaricare a terra l’innovazione con il supporto di un piccolo team di sviluppatori. A fianco della struttura sono stati inoltre creati team interfunzionali, a cui partecipa una risorsa del Gruppo Innovazione, insieme a quelle del Business e dell’ICT, dove si risolvono problemi operativi e dove si possono pensare anche nuove soluzioni».

 

 

Alessandra Luksch

Direttore dell'Osservatorio Startup Intelligence degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano