Biotech, Taiwan compra l'innovazione italiana e la porta in Cina | Economyup
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Globalizzazione

Biotech, Taiwan compra l’innovazione italiana e la porta in Cina

07 Ott 2015

La taiwanese JHL Biotech ha ordinato un intero stabilimento farmaceutico equipaggiato con tecnologie all’avanguardia costruito dall’azienda di Milano General Electric Healthcare. I 62 moduli dell’impianto, in viaggio verso la regione cinese di Hubei, permetteranno ai taiwanesi di realizzare in loco biofarmaci low cost

Taiwan acquista l’innovazione biotech “prefabbricata” in Italia e la riporta in Cina. L’azienda taiwanese JHL Biotech ha ordinato un intero stabilimento farmaceutico equipaggiato con tecnologie all’avanguardia, costruito con componenti realizzati da General Electric Healthcare in Germania, Svezia e Stati Uniti. Basata a Milano, GE Healthcare è attiva nella fornitura di soluzioni per la cura della salute in Italia: dai più avanzati sistemi di diagnostica per immagini e di gestione dei dati paziente, ai sistemi per la ricerca e produzione farmacologica,  allo sviluppo di farmaci e radio-farmaci diagnostici.

Lo stabilimento richiesto dagli asiatici si chiama KUBio ed è il più grande impianto modulare monouso al mondo per la creazione di biofarmaci. Ha da poco lasciato l’Europa per dirigersi verso il sito produttivo di JHL Biotech a Wuhan, la capitale della provincia di Hubei, in Cina. Una volta che i 62 moduli dell’impianto raggiungeranno il Biolake Science Park di Wuhan, permetteranno all’azienda taiwanese di realizzare biofarmaci per mercati in cui altrimenti risulterebbero troppo costosi. È noto che la Cina è da tempo attiva con investimenti e acquisizioni nei Paesi in via di sviluppo, in continenti quali Africa e Asia, e l’intenzione di produrre farmaci low cost per queste popolazioni si potrebbe inquadrare nel contesto delle sue attività in quelle aree di mercato.

I biofarmaci sono una nuova categoria di medicinali realizzati con stringhe di proteine complesse. Gli esempi vanno dall’insulina sintetica alle medicine che possono essere usate per terapie contro il cancro, l’artrite reumatoide e altre malattie.

La produzione di farmaci in contenitori di plastica monouso elimina la necessità di attività costose come pulizia e sterilizzazione. Inoltre i contenitori possono essere configurati per essere utilizzati con farmaci diversi in maniera rapida. Innovazioni che potrebbero rendere le fabbriche più piccole ed efficienti.

Con KUBIo, GE Healthcare si è impegnata per valorizzare al massimo le potenzialità dell’impianto modulare in ambito biofarmaceutico. La soluzione offerta da KUBIo comprende tutto, dalle attrezzature di biotrattamento alla costruzione della struttura, passando per il coordinamento generale del progetto. Per l’80-90%, i moduli del sito arrivano già muniti del sistema di riscaldamento, ventilazione, aria condizionata, della camera bianca, degli attrezzi da lavoro e della rete di tubature necessaria per far funzionare l’impianto.

Una volta in Cina, GE si occuperà dell’assemblaggio dell’impianto, di certificare l’equipaggiamento e di formare il personale JHL. La struttura KUBio di Wuhan avrà una superficie di circa 2.400 metri quadri (circa la metà dell’estensione di un campo di calcio) e conterrà un numero di bioreattori monouso corrispondenti alla capacità di 2.000 litri.

“Si tratta di un progetto davvero innovativo” ha commentato Oliver Loeillot, General Manager Life Sciences Asia di GE Healthcare. “Oggi il 98% delle fabbriche biofarmaceutiche sono ancora costruite sul posto, con metodi convenzionali: ciò significa che prima viene progettata ed edificata la struttura, e in seguito occorre circa un anno per renderla attiva e funzionante. La nostra concezione è totalmente differente in quanto presuppone che queste attività vengano svolte in parallelo, permettendo di guadagnare circa un anno e mezzo di tempo. E le società biofarmaceutiche hanno bisogno proprio di questo: velocità”. (L.M.)

Luciana Maci
Giornalista

Ho partecipato al primo esperimento di giornalismo collaborativo online in Italia (Misna). Sono dal 2013 in Digital360 Group, prima in CorCom, poi in EconomyUp. Scrivo di innovazione ed economia digitale