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La vera strategia della Cina dietro il bando delle ICO e il crollo del Bitcoin

di Stefano Tresca

05 Set 2017

Dopo che Pechino ha dichiarato illegale il sistema di raccolta fondi in criptovalute, perché utilizzabile per “frodi finanziarie”, i media occidentali hanno applaudito. Non capendo che questo nuovo tipo di fundraising sta diventando un business in tutto il mondo. Vediamo come

Come avevamo previsto il mese scorso la Cina ha dichiarato illegali le ICO (Initial Coin Offering), il sistema di raccolta fondi basato sulle criptovalute.

La maggior parte dei media occidentali applaudono la decisione cinese senza chiedersi quali sono le ragioni strategiche dietro la nuova normativa. La Cina ormai è una super-potenza con una classe politica estremamente preparata ed innovativa. Non è un paese che prende decisioni senza avere fatto i compiti a casa.

Gli USA avevano già pubblicato un parere sulle ICO a Luglio (pubblicato su EconomyUp) ma di fatto avevano evitato qualunque decisione esecutiva. Il documento della SEC—la Consob Americana—includeva una solo nota rileevante: in un futuro non ben definito, quando sarà emesso un regolamento, le ICO che prevedono dividendi per gli investitori dovranno essere regolate come una quotazione in borsa.

La Cina al contrario interviene con un regolamento immediatamente esecutivo: la raccolta fondi attraverso ICO è illegale, sempre e comunque. Tutte le piattaforme cinesi che offrono delle ICO devono sospendere l’attività o pagarne le conseguenze.

Per capire le ragioni della scelta strategica Cinese bisogna seguirne i passaggi a ritroso.

1. Come funzionano davvero le ICO

Le ICO permettono alle aziende di raccogliere fondi tramite l’emissione di una propria criptovaluta (tecnicamente chiamata “Token”).

I Token si basano quasi sempre sulla tecnologia Ethereum, la seconda criptovaluta più importante dopo il Bitcoin.

2. Perché sono diverse dal Bitcoin

La differenza tra Bitcoin ed Ethereum è sostanziale. Il Bitcoin ha una quantità massima limitata, come l’oro. L’Ethereum no.

Quando faccio lezione a Londra l’esempio più popolare è il paragone tra Bitcoin e sterlina. Il Bitcoin è come la Sterlina d’oro, non è possibile produrre più sterline dell’oro disponibile. Ethereum è come la Sterlina cartacea, è possibile produrne quante si vuole.

Ironicamente la maggior parte degli studenti che vengono a Londraper prepararsi al Fintech ed alla Blockchain sono proprio manager di banche cinesi. Le banche europee sono avvertite.

Riassumendo: le ICO sono emissioni di criptovaluta basate su Ethereum. Al contrario, il Bitcoin come l’oro non può essere “emesso”. Può essere solo “minato” in rete.

Il Bitcoin è come la Sterlina d’oro, non è possibile produrre più sterline dell’oro disponibile. Ethereum è come la Sterlina cartacea, è possibile produrne quante si vuole.

3. Dove si trovano i più grandi minatori di Bitcoin?

La maggior parte dei media dimentica di farsi una domanda. Dove si trovano i più grandi minatori di Bitcoin al mondo? Dove sono accumulati la maggior parte dei Bitcoin?

Probabilmente avete indovinato. La risposta è: in Cina!

Vietando le ICO la Cina ottiene due risultati:

  1. Blocca uno strumento come le ICO che—riprendendo le parole letterali dell’Autorità Finanziaria Cinese— può essere utilizzato per “frodi finanziarie e schemi piramidali” (qui il testo originale in Cinese). Le ICO sono come le quotazioni in borsa degli e-commerce nei primi anni 2000. Un periodo che ha dato vita a molti progetti destinati al fallimento, diverse truffe, ma anche ad Amazon. Una superpotenza come la Cina non vuole rischiare il caos nel mercato interno, che è già in crescita.Le ICO possono essere una opportunità per paesi più piccoli e innovativi.
  2. Impedisce l’emissione di “moneta” da parte delle aziende (token basati su tecnologia Ethereum) privilegiando l’altra criptovaluta, il Bitcoin, in cui è il paese leader.

Il “crollo” del Bitcoin

Sul breve periodo la scelta della Cina ha portato ad una discesa del valore del Bitcoin. Le ICO infatti emettono nuovi Token Ethereum, ma gli investitori possono pagare sia in Ethereum che in Bitcoin.

Il Bitcoin in questi giorni è sceso da circa $4,571 a $4,256 per poi risalire a circa $4,450.

Chi ironizza sugli investimenti dei giovani Millennials dovrebbe ricordare che un anno fa il Bitcoin era valutato circa $625, con una crescita al momento del “crollo” del 681%. Un nativo digitale che ha investito $2.500 cinque anni fa oggi può dire di essere un milionario.

L’effetto sulle ICO e sulla raccolta fondi in criptovaluta

Il divieto delle ICO in Cina e la probabile regolamentazione delle ICO negli USA entro i prossimi 12 mesi, genera un effetto positivo sul settore.

Il significato è chiaro: la raccolta fondi in criptovaluta sta diventando un business come tutti gli altri.

Il mercato tradizionale è pieno di esempi.

In Inghilterra un imprenditore può costituire con £15 una società con diverse classi di azioni e con gli stessi vantaggi di una Società per Azioni Italiana (con qualche vantaggio in più). In Italia questo non è possibile. Nulla di male. L’Italia cerca di ridurre i rischi del sistema. L’Inghilterra cerca di attirare capitali stranieri. Gli imprenditori sceglieranno un sistema o l’altro in base alla propria convenienza.

La stessa cosa sta succedendo con le ICO. Alcuni paesi saranno particolarmente favorevoli attirando imprenditori stranieri. Tra questi sono in lizza Hong Kong, Singapore e la Criptovalley Svizzera di Zug.

Le startup che vogliono attirare capitali in modo più tradizionale continueranno a scegliere gli USA (società con sede legale in Delaware e quotazione in borsa a New York) e Londra.

Gli imprenditori che vogliono raccogliere capitali con le ICO non avranno grossi ostacoli. Avranno solo bisogno di qualche consulente esperto con una preparazione internazionale. Perché una cosa è rischiare una leggerezza con il fisco in Europa, una cosa è violare anche senza volerlo il fisco USA e cinese. Nel secondo caso, la galera non è neanche la punizione peggiore.

(Immagine: Alexander Mueller su Flickr)

 

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Stefano Tresca

Vive dal 2010 a Londra dove è membro fondatore di Level39, il più grande acceleratore al mondo di startup fintech. Il suo ultimo libro è "Future Cities", Amazon bestseller.

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