Il fintech secondo Enel X: pagamenti digitali e cybersecurity | Economyup

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Il fintech secondo Enel X: pagamenti digitali e cybersecurity



Enel X sta per lanciare una soluzione fintech basata su un conto corrente bancario e una carta prepagata. Intanto punta sulla cybersecurity con hub di open innovation a Tel Aviv. Giulio Carone, CEO di Enel X Financial Services, racconta le strategie dell’azienda e l’equilibrio fra fisico e digitale

di Giovanni Iozzia

30 Giu 2020


Giulio Carone, CEO di Enel X Financial Services

Un anno dopo l’ingresso ufficiale nel fintech, con l’autorizzazione di Bankitalia a operare come istituto di moneta elettronica, Enel X è pronta a fare un nuovo passo nel mercato dei servizi finanziari: il lancio di una soluzione innovativa basata su un conto corrente bancario e una carta prepagata abbinata, che consente di effettuare pagamenti online e offline e di gestire le proprie finanza in maniera consapevole e aggregata. Intanto apre una finestra sull’innovazione internazionale con un nuovo Lab in Israele proprio su fintech e cybersecurity.

Le tecnologie digitali stanno ridisegnando modelli e processi di un’industria tradizionalmente presidiata dalle banche ma soprattutto ne stanno stravolgendo il perimetro, aprendo i confini a player di altri settori. La transazione economica, il pagamento, è un momento fondamentale della relazione con il cliente e gestirlo direttamente può portare notevoli vantaggi e interessanti opportunità. A livello mondiale Enel ogni anno genera pagamenti per 500 milioni di transazioni e questa cifra è destinata a crescere. Enel, del resto, è da molto tempo attiva nei servizi finanziari ma all’estero. “In Colombia più di 800mila clienti usano il nostro strumento di pagamento per accedere al credito”, ricorda Giulio Carone, CEO di Enel X Financial Services, con cui abbiamo fatto il punto sul mercato fintech in Italia e i piani dell’azienda.

Enel X debutterà nel fintech in Italia con una carta multiservizi. Perché?

Abbiamo scelto di offrire una carta con un Iban unico, Enel X Pay, per proporre uno strumento di pagamento veloce, sia fisico sia digitale, a partire dai clienti Enel Energia a cui in futuro prossimo si aggiungeranno altri prodotti e soluzioni, come ad esempio, per citarne solo alcuni, le informazioni per migliorare la propria gestione finanziaria e il pagamento di altri servizi.

Possiamo dire che l’esperienza internazionale vi ha ispirato nel progettare Enel X Pay? Perché avete cominciato prima all’estero?

In alcuni Paesi in cui livello di bancarizzazione è molto basso la possibilità di accedere a servizi finanziari è ridotta. Quale strumento quindi può utilizzare un cliente per ottenere finanziamenti senza avere un conto corrente? In Colombia circa 15 anni fa abbiamo cominciato a utilizzare la bolletta dell’energia elettrica come “garanzia”: presentandola in una rete di negozi si potevano ottenere piccoli importi per il credito al consumo. Poi è arrivata la carta di credito. Adesso stiamo cercando di replicare il modello in altri Paesi, a partire dal Perù, in maniera più snella grazie alle tecnologie digitali. Certo è che quando si sono aperte le opportunità in Italia abbiamo fatto tesoro di quell’esperienza in America Latina.

In Italia non abbiamo bassi livelli di bancarizzazione ma adesso siamo in pieno sviluppo dell’open banking. Aumentano le piattaforme e le offerte, ma le banche sembrano ancora incerte su come comportarsi di fronte a questo cambiamento epocale. Quanto è importante l’open banking per la vostra attività fintech?

Enel X ha anche l’autorizzazione PSD2, può quindi fare l’aggregatore di informazioni provenienti da diverse fonti e l’iniziatore di servizi di pagamento, cioè accedere ai conti correnti e disporre pagamenti ovviamente con l’autorizzazione dei clienti. Quindi per noi l’open banking è fondamentale, per due ragioni: sfruttare i protocolli di comunicazione fra diverse istituzioni finanziarie ma soprattutto poter offrire servizi diversi a clienti non appartenenti alla nostra customer base. Credo che poter condividere prodotti e servizi sia un’opportunità per tutti. D’altro canto la normativa spinge il sistema ad aprirsi e contemporaneamente c’è la pressione della crescente digitalizzazione.

Enel X sta lavorando con startup e scaleup fintech?

Assolutamente sì. Se io ho un bisogno, non devo e non posso per forza cercarlo all’interno: in Enel siamo stati i pionieri in fatto di open innovation. Dialoghiamo costantemente con startup e scaleup: se qualcuno ha già risolto un problema, perché rifare tutto? Sulla PSD2, ad esempio, stiamo lavorando con una startup che ha sviluppato una tecnologia per l’aggregazione e la gestione dei dati finanziari.

In Israele Enel X ha appena aperto con Mastercard il Fintech-Cyber Lab. Enel ha già un’Innovation hub a Tel Aviv. Perché un altro presidio verticale nello stesso territorio?

Il Fintech-Cyber Lab risponde a uno specifico bisogno: nel fintech poter garantire ai clienti la sicurezza è fondamentale. Questo poi è un progetto istituzionale, sostenuto anche dal governo israeliano, con partner globali come Mastercard e Dell. Sappiamo poi che Israele è un marchio di qualità sia per le startup sia per la cybersecurity. Il Lab farà un lavoro di scouting internazionale, senza escludere la possibilità di investimenti nelle iniziative più interessanti. E sarà un lavoro a vantaggio di Enel e non solo dei Financial Services.

A fine 2019 Enel X ha acquisito la maggioranza di PayTipper. Quali saranno i prossimi passi?

Nel mondo dei pagamenti Enel deve posizionarsi lì dove sono i propri clienti. Con Enel X Pay lavoreremo nel digitale, ma c’è anche il canale fisico che, soprattutto in Italia, conta ancora molto: non dimentichiamo che oltre il 50% dei pagamenti avviene ancora di persona. Con PayTipper abbiamo creato un canale di prossimità, la rete Punto Puoi di Enel X, che ci permetterà anche di offrire prodotti di Enel ed Enel X. Oggi abbiamo circa 5mila punti vendita e l’obiettivo, ambizioso, è triplicarli. In questo settore la diffusione è fondamentale e tutti stanno cercando il modo di ridurre i costi del presidio fisico nei territori.

A proposito di costi. Nel fintech c’è un tema importante di sostenibilità economica: i costi di acquisizione dei clienti sono mediamente alti, e i margini sono notoriamente bassi. Come si trova la quadra?

Credo che questo sia un problema per i player che operano sul mercato con approcci molto aggressivi, che sembrano non prevedere ragionevoli piani di ritorno economico. Noi stiamo lavorando per trovare un corretto equilibrio tra prodotto, prezzo e costi. L’innovazione deve essere sostenibile nel tempo con una base di ricavi sufficientemente stabile e certa per poter camminare sulle proprie gambe. Per raggiungere questo obiettivo noi ci muoviamo con uno schema di tre coppie di assi: fisico e digitale; transazioni elettroniche e accettazione dei pagamenti; consumer (Enel X Pay) e business (PayTipper). Soprattutto la parola chiave affinché un progetto possa crescere è sostenibilità.

 

Giovanni Iozzia

Ho studiato sociologia ma da sempre faccio il giornalista e seguo la tecnologia . Sono stato direttore di Capital, vicedirettore di Chi e condirettore di PanoramaEconomy.