Alberto Bassi (BacktoWork24): l'equity crowdfunding è uno strumento potente per imprese e investitori | Economyup

FINANZA ALTERNATIVA

Alberto Bassi (BacktoWork24): l’equity crowdfunding è uno strumento potente per imprese e investitori



Per BacktoWork24 il 2019 è un anno di svolta. Intesa Sanpaolo è entrata nel capitale della startup, che ha adesso un obiettivo ambizioso di raccolta. Il CEO e founder Alberto Bassi racconta come si sta diffondendo la cultura dell’equity crowdfunding e le opportunità che rappresenta non solo per le startup

di Giovanni Iozzia

30 Ott 2019


Alberto Bassi, Ceo e founder di Backtowork24

Che anno il 2019 per Alberto Bassi e BacktoWork24! A inizio estate è arrivato l’investimento di Intesa Sanpaolo: 4milioni attraverso il fondo di corporate venture capital Neva Ventures, il primo di una banca su una piattaforma di equity crowdfunding. E, adesso che siamo al rush finale delle ultime settimane, si avvicina il tetto dei 10milioni di euro raccolti. Segnali importanti per la startup nata nel 2013 all’interno del Sole24Ore e diventata autonoma nel 2017, ma anche per tutto il mercato della finanza alternativa per giovani, piccole e medie imprese.

BacktoWork24 è, appunto, una piattaforma di finanza alternativa per startup e PMI, con un forte focus sull’equity crowdfunding, ha un team di 20 professionisti e ha raccolto oltre 30 milioni con più di 200 operazioni, da 100mila euro a qualche milione. Bassi, CEO e founder, ha cominciato con la sua startup a 26 anni (ne compie 33 il 18 novembre) per fare incontrare offline imprese con capitali e competenze ed è poi passato alla piattaforma digitale. “Abbiamo cominciato quando partiva la prima startup policy in Italia, con le prime norme dedicate, ed era difficile ottenere interesse sulle giovani imprese innovative. Oggi è cambiato tutto e le opportunità di crescita sono enormi”.

L’equity crowdfunding nel 2018 ha fatto boom ma continua a crescere a doppia cifra. Alberto, che cosa è cambiato?

Beh, oltre i volumi di raccolta, il grande cambiamento è nel profilo degli investitori. Quando abbiamo cominciato erano solo soggetti qualificati, con esperienze specifiche. Oggi abbiamo davvero la crowd, tagli di investimento anche di 250 euro, come ci è capitato nella recente campagna di ComeHome, la startup delle feste a casa, che ha avuto 245 partecipanti e ha aperto la strada a un investimento fatto da business angel. Un bell’esempio di integrazione tra due fonti di finanziamento. E la conferma che si sta sviluppando quella cultura del crowdfunding che noi riteniamo fondamentale per la crescita di questo strumento.

Su BacktoWork24 ci sono campagne per startup e PMI di tutti i settori, accogliete anche i progetti immobiliari. È una scelta la non specializzazione?

Sì, l’idea di base è poter offrire ai nostri investitori un portafoglio completo di opportunità. Noi sappiamo e ricordiamo sempre che il rischio insito in questa categoria di investimenti è elevato, quindi meglio dare sempre la possibilità di diversificare, sia per quanto riguarda i settori sia per la stadio di vita dell’impresa. Siamo convinti che un approccio responsabile all’equity crowdfunding, fatto di trasparenza e correttezza per avere investitori consapevoli, sia il modo migliore per sostenerne la diffusione e la crescita.

La vostra campagna di maggior successo?

Il caso che a me piace sempre ricordare è quello di Sailogy, conosciuta nel 2015: la startup delle vacanze in barca on line ha fatto una raccolta con noi come leva di crescita e dopo ha avuto uno sviluppo interessante, anche con acquisizioni all’estero.

L’equity crowdfunding va bene per tutti?

È uno strumento molto efficace ma non per tutte le startup. Noi tendiamo a escludere quelle costituite da poco o senza un prodotto già testato sul mercato. Il crowdfunding è anche un’opportunità di marketing per farsi conoscere e coinvolgere la propria community. Ma, appunto, devi averla così come un prodotto. Chi investe cerca ovviamente il ritorno economico ma lo fa anche per sostenere un’azienda in cui crede

Che cosa cambia con l’ingresso di una banca in BacktoWork24, anzi della prima banca italiana?

La scelta di investimento di Intesa Sanpaolo intanto dimostra che lo strumento è interessante e merita attenzione, tanto è vero che sta valutando come proporlo ai propri clienti con esigenze di liquidità. Le sinergie sono molteplici: per esempio stiamo lavorando con l’Innovation Center di Torino sul deal flow di nuove imprese da portare sulla piattaforma. In generale l’ingresso di una banca come Intesa Sanpaolo rappresenta un’iniezione di fiducia per tutto il sistema. Io ritengo che porta benefici a tutti, perché trasmette tranquillità agli investitori e legittima lo strumento presso le aziende.

Come vedi l’evoluzione del mercato dell’equity crowdfunding?

C’è un interesse crescente e mi auguro che si arrivi presto allo stadio in cui sono altri paesi europei: più soldi per meno startup. Oggi siamo in una situazione in cui abbiamo tante imprese, soprattutto startup, che raccolgono investimenti piccoli. Molto meglio fare una selezione e concentrarli su quelle più promettenti. Comunque stiamo parlando di un mercato che cresce ogni anno a doppia cifra e può mantenere questo ritmo perché non è uno strumento solo per startup. Le nuova normativa ci permette di fare anche offerte di debito, i minibond, e questo apre scenari enormi anche per le piccole e medie imprese consolidate che possono usare l’equity crowdfunding come tappa di un percorso verso il collocamento in Borsa. Stiamo lavorando a qualcosa del genere con una bella azienda italiana.

Obiettivi di crescita di BacktoWork24?

Quest’anno possiamo arrivare a toccare il tetto dei 10milioni di euro di raccolta. Dopo dobbiamo lavorare per avvicinarci ai livelli degli altri Paesi europei dove una piattaforma come la nostra raccoglie diverse decine di milioni. È il nostro obiettivo per il prossimo triennio.

 

Giovanni Iozzia

Ho studiato sociologia ma da sempre faccio il giornalista e seguo la tecnologia . Sono stato direttore di Capital, vicedirettore di Chi e condirettore di PanoramaEconomy.