TECNOLOGIA SOLIDALE

Un patto con lo sport per un buon uso dei social e dei dispositivi digitali



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Giovedì 7 marzo marzo viene lanciata a Ferrara una Alleanza Digitale sulla formazione e l’educazione di grandi e piccoli al buon uso delle tecnologie attraverso la pratica sportiva. Ne parliamo con Rudy Bandiera, uno dei promotori del progetto

Pubblicato il 1 mar 2024

Antonio Palmieri

Fondatore e presidente di Fondazione Pensiero Solido



Sport

Nelle scorse settimane, il sindaco di New York ha definito i social una piaga sociale e li ha denunciati. Il fondatore di Facebook, Mark Zuckerberg ha chiesto scusa per i casi di cyberbullismo avvenuti sulle sue piattaforme. Cosa ne pensi, Rudy?

“Penso che vi sia un eccesso in tutto questo. Non possiamo dare ogni colpa ai social e agli smartphone, visto che in realtà anche noi ci siamo fatti sfuggire di mano la situazione.”

Rudy Bandiera, sei un divulgatore, presentatore, speaker, docente e scrittore di tecnologia e di innovazione. Cosa ha a che fare tutto questo con ciò che accadrà giovedì 7 marzo?

“Giovedì 7 marzo attendiamo 3.000 persone (spero!…ma anche se fossero 2.900 mi sta bene) al Palasport di Ferrara, all’evento organizzato da Fondazione Estense con il patrocinio del Comune, per firmare con tutte le società sportive della città un patto per una alleanza digitale sulla formazione e l’educazione di grandi e piccoli al buon uso delle tecnologie.”

Ci sono già molti progetti che si occupano di cyberbullismo e di utilizzo sano della tecnologia. Cos’ha questa di particolare?

“L’iniziativa – che è fatta all’interno di Patti Digitali – nasce da un’idea del management della squadra “Ferrara Basket 2018”. In particolare, Stefano Michelini, mitico allenatore, vuole  diffondere strategie efficaci nell’educazione all’uso del corpo insieme all’uso delle tecnologie. Vogliamo fondere per la prima volta sport e tecnologia, rendendo il mondo dello sport promotore di un utilizzo sano dei dispositivi e dei social, riprendendo un utilizzo più sano del tempo.”

Capito. Ma cosa ha a che fare tutto questo con quello che fai tu nella tua multiforme attività?

“Ne è parte integrante.”

Perché? In che senso?

“La prendo alla lontana, ma abbi la pazienza di seguirmi. Non viviamo più in un contesto sociale focalizzato sulle necessità primarie, dove i diritti sono collegati alle esigenze fondamentali (cibo, casa, scuola, lavoro) ma in un’epoca in cui prevalgono i desideri, fino al punto da essere confusi con i diritti.”

Fin qui ci siamo.

“Siamo transitati dal diritto alla ricerca della felicità al diritto alla felicità. Ci viene spesso detto che sono le cose a farci felici e che dobbiamo mettere al centro noi stessi. Così, a volte, succede che a forza di pensare solo a io, io, io, gli altri svaniscono, resta un io senza alcun tu con cui stare.”

D’accordo. Da questo contesto cosa ne deriva?

“Mondo digitale e mondo analogico sono le due facce della nostra società iper-comunicativa, in cui niente è più importante della comunicazione. Tutti abbiamo la possibilità di comunicare, costruire una reputazione e farci ascoltare attraverso gli strumenti digitali. Ciò che fa la differenza è una comunicazione efficace di sé, che crea una percezione di noi nell’immaginario di chi ci vede. Da questa percezione otteniamo opportunità se utilizziamo il digitale in modo corretto, oppure enormi rischi se non siamo in grado di governare il nostro tempo e la nostra attenzione. Voglio mettere la mia esperienza di comunicatore al servizio di questa causa. I tempi sono maturi per rallentare, mettere la freccia e prendere una direzione diversa.”

Quale?

“Il nostro progetto, Alleanza Digitale focalizza un punto. Oggi la tecnologia permea ogni aspetto della nostra vita quotidiana, quindi è fondamentale stabilire principi per un uso consapevole del tempo in riferimento alla tecnologia. Ci rivolgiamo tanto ai giovani quanto agli adulti, con l’obiettivo di promuovere un equilibrio sano e produttivo tra connettività e realtà.”

Perché la scelta del mondo dello sport?

“Perché, da un certo punto di vista, lo sport rappresenta un’antitesi del mondo della tecnologia. Intendiamoci. Io non sono contro la tecnologia. Sono una di quelle persone “salvate” dai social e dal mondo digitale: grazie a questi strumenti mi sono emancipato, ho cambiato vita, sono uscito dalla fonderia nella quale lavoravo per fare le cose straordinarie che ho fatto in questi anni, ma…”

Ma…?

“…ma le ho fatte applicando i principi dello sport a questi strumenti, ovvero la fatica, il lavoro, la costanza, la disciplina il tutto per il raggiungimento di un obiettivo. Nel nostro caso l’obiettivo diventa far tornare i social, gli smartphone e la tecnologia a essere un mezzo, uno strumento che serva a distrarsi, rilassarsi, imparare o rimanere in contatto con altri, ma non un filtro attraverso il quale vedere il mondo, perché è un filtro che distorce.”

Sembra quasi di sentire Sinner, nella sua intervista romana dopo la vittoria in Australia. Cosa ti aspetti dal progetto?

“Mi aspetto una presa di coscienza, mi aspetto che le persone aprano gli occhi dicendo “mah, forse stiamo sbagliando tutto”. L’età in cui si danno i cellulari ai ragazzi si sta vertiginosamente abbassando, senza alcun controllo da parte di molti genitori e senza alcuna disciplina nel tempo di utilizzo.”

Questo non va bene…

“….e non possiamo dare la colpa solo ai social se accade. Serve una presa di coscienza, tutti insieme, smettendo di dire “eh, ma fanno tutti così”. Il patto che verrà proposto e sottoscritto pubblicamente giovedì sancirà l’impegno delle società sportive a collaborare, tra loro e con le istituzioni ferraresi tutte, per coinvolgere i ragazzi e i loro genitori al fine di aiutarli a riflettere sul corretto utilizzo di web, social, app, offrendo suggerimenti di buone pratiche per un uso consapevole del tempo in riferimento alla tecnologia.”

Infatti il primo punto del Decalogo che presenterete giovedì si chiama “Sovranità del tempo” e dice questo: Riconosciamo che il nostro tempo è prezioso e limitato. Dedichiamo momenti specifici durante il giorno all’utilizzo della tecnologia come videogame, cellulari e social ed evitiamo che governino la nostra quotidianità.

“Il Decalogo per l’utilizzo consapevole del tempo e delle tecnologie connesse è uno strumento che invitiamo ad adottare, come impegno verso noi stessi e verso gli altri, per un futuro in cui la tecnologia serva a migliorare la qualità della nostra vita, non a peggiorarla.”

Come procederete dopo il 7 marzo?

“Da marzo/aprile cominceranno gli incontri di formazione per genitori interessati (finora sono 1300). Si terranno in sale comode da raggiungere, al fine di facilitare al massimo la partecipazione delle famiglie. I ragazzi invece (ad oggi oltre 1200) avranno incontri formativi nelle sedi delle rispettive società sportive, alla presenza del referente del progetto che è stato già individuato all’interno di ogni società sportiva aderente all’iniziativa. Sul nostro sito internet www.alleanzadigitale.org pubblicheremo le date degli incontri. Inoltre abbiamo coinvolto anche i pediatri e da settembre inizieremo a collaborare con le scuole.”

Quanto durerà la vostra iniziativa?

“Il progetto si svilupperà per la durata di due anni, fino al 30 giugno 2026. Vogliamo modificare il comportamento di bambini e di adulti iperconnessi, così come l’atteggiamento rassegnato dei genitori verso figli iperconnessi. Metteremo in campo un gruppo di formatori che si avvarranno dell’esperienza sul tema specifico di professionisti della comunicazione in era digitale (aps di Udine “MEC” – Media Educazione Comunicazione).

Ultima curiosità. Il vostro è un progetto solo locale?

“Il Progetto nasce a Ferrara. È ideato e coordinato da Fondazione Estense attraverso l’avvocato Marianna Pellegrini, in stretta collaborazione con me, Stefano Michelini, Giordano Barioni, educatore, formatore in ambito di progettazione sociale, pedagogo supervisore; Leonardo Burchi, informatico e responsabile organizzativo di Scuola Basket Ferrara. Però ci piacerebbe molto che diventasse un modello esportabile in altre città, anzi in tutte!”

Ti vedo carico, come sempre…

“Assolutamente! Lasciami però dire un’ultima cosa…noi qui siamo tutti impegnati gratuitamente, perché crediamo molto in questo progetto, nella sua importanza e portata potenziale. Vogliamo un cambio di direzione, un salto paradigmatico in cui tutti quanti, giovani e non, genitori e figli, prendiamo atto di avere un problema e tentiamo di risolverlo. La sensibilità verso il tema sta cambiando. Ora finalmente ci stiamo rendendo conto che dobbiamo imparare a guidare la nostra esperienza digitale.”

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