Singularity Summit, 48 ore per capire il cambiamento | Economyup
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Scenari

Singularity Summit, 48 ore per capire il cambiamento

01 Dic 2014

Per la seconda volta si è tenuta in Europa la due giorni dell’University che ha sede nel campus Nasa e vuole formare i leader del futuro. Ecco la cronaca di chi ha partecipato e cosa si è “portato” a casa. A partire dalle 6 D delle tecnologie esponenziali, compresa quella di… Distruzione

Un momento del Singularity Summit di Amsterdam
E adesso da dove comincio? Bella l’idea di promettere un resoconto del Singularity Summit che si è tenuto ad Amsterdam la settimana scorsa, peccato però che due giorni di “esposizione” diretta alle teorie, ma soprattutto alla tante best pratice, raccontate dagli evangelisti della “Singolarità”, equivalgano, come stimolazione sinaptica, ad un viaggio nel tempo di 10 anni (in avanti naturalmente).  

Siccome siamo su EconomyUp, diamo almeno per scontato che la maggior parte dei lettori abbia già sentito parlare della Singularity University (SU), l’istituzione, che ha sede nel campus della Nasa che è stata fondata nel 2008 da due eminenze: il futurologo e padre nobile dell’Intelligenza Artificiale Ray Kurzweil (premiato già da JFK come bambino prodigio nel 1962) e Peter Diamandis, ingegnere aerospaziale e imprenditore.

Ed anche che sappiano che l’obiettivo della SU è formare i leader del futuro per affrontare le grandi sfide generate dall’impatto sulla società delle conseguenze delle tecnologie esponenziali, e della loro convergenza, in nove grandi ambiti:
1.    Ambiente
2.    Energia
3.    Educazione
4.    Salute
5.    Sicurezza
6.    Acqua
7.    Cibo
8.    Povertà
9.    Spazio

Il vero tema dominante di SU resta comunque il cambiamento, che rappresenta una missione certamente più ambiziosa della semplice diffusione dell’innovazione. E, a differenza della storia – che studia i cambiamenti avvenuti nel passato – o del giornalismo – che descrive il cambiamento nel presente – è soprattutto la scenaristica a tenere banco. Si tratta della disciplina che prova a immaginare futuri alternativi, a partire da combinazioni di tendenze già in atto o appena larvali, nella consapevolezza che è impossibile prevedere il futuro e che è meglio ragionare su una rosa di scenari alternativi. Compresi quelli in cui alcune innovazioni sono esponenziali anziché lineari, e la curva che descrive graficamente la loro accelerazione si impenna, come nel celebre primo enunciato di Moore: “Le prestazioni dei processori, e il numero di transistor ad esso relativo, raddoppiano ogni 18 mesi”.

Chiaro? Forse lo è di più se pensiamo al classico paragone dei 30 passi che tanto piace ai “Singularitiani” : se facciamo 30 passi lineari sappiamo predire con buona approssimazione dove giungeremo al termine della passeggiata, mentre 30 passi esponenziali corrispondono a più circumnavigazioni della terra.
Vi ricorda qualcosa? Sì esattamente, la leggenda dei chicchi di riso esponenziali legata all’invenzione della scacchiera ed all’impossibilità del Re Persiano di accontentare la richiesta dell’inventore di corte Sissa Nassir (che infatti fece decapitare…)

Tornando all’attualità, dove fortunatamente l’esponenzialità riscuote maggiori successi che alla corte di Persia, va ricordato anche che SU, che non è neanche un’Università in senso stretto perché, per tenere il passo con l’innovazione, aggiorna il curriculum ogni due mesi e dunque non lo può registrare, usa diversi format di formazione.

1) Il più conosciuto sono i 3 mesi estivi del Graduate Program. Uno shacheraggio in cui si dorme in media 4 ore a notte con 90 persone che si cimentano con sfide che partono dal Marshmellow test sino ad arrivare al project work finale con ambizioni di impatto su almeno un miliardo di persone. Solo leggendone il racconto di chi ci è stato, in questo caso Francesco Galietti, uno dei primi alumni italiani, se ne può cogliere, secondo me, il senso e l’ambizione: “L’atmosfera di Singularity University è molto particolare: lunghe ore ad ascoltare oratori brillanti e mai banali, notti in bianco a sperimentare nell’”Innovation lab” – chi a montare robot, chi a disegnare e stampare cuori tridimensionali con gli infernali scatoloni di Makerbot – furibonde litigate nei progetti di gruppo – corollario inevitabile di troppe primedonne costrette a collaborare – sveglie di soprassalto perché l’alzabandiera dei marines rintocca alle prime luci dell’alba, muffin immangiabili, feroci partite di calcio tra “latinos”, jogging nelle paludi guardando la torre della Hoover Institution.”

2) Il secondo format di formazione è l’Executive Program, se ne fanno solo 6 edizioni l’anno (sold out ovviamente), ed è un concentrato dei 3 mesi estivi in 7 giorni per un gruppo di non più di 40 persone. E’ frequentato da manager di multinazionali, imprenditori, venture capital o anche semplici “navigatori del futuro”.

3) Il terzo format, l’SU Summit, e veniamo finalmente alla nostra cronaca, ha visto la sua seconda edizione quest’anno ad Amsterdam, dopo l’esperimento dell’anno scorso a Budapest. Con circa 900 partecipanti per 2 giorni, pur avendo numerosi momenti di networking in cui i rappresentanti e founder della SU non si negano a nessuno, sacrifica naturalmente l’interattività e l’approfondimento, ma resta uno strumento essenziale per una “contaminazione” live.

Ecco una fotogallery del Singularity Summit di Amsterdam

Quali takeaways da questa esperienza?
Grande rilevanza da parte di Neil Jacobstein all’intelligenza artificiale ed alle sue infinite possibili applicazioni. La teoria della Singolarità del resto, rielaborata da Kurzweil, fa riferimento proprio al momento in cui, almeno in linea teorica, l’AI supererà le capacità del pensiero umano.

LE 6 D DELLE TECNOLOGIE ESPONENZIALI
Rob Nail, Ceo di SU, ha portato la discussione sulle  6 D’s delle tecnologie esponenziali (grazie a Ivan Ortensi Ceo di Ars et Inventio per l’adattamento)

DIGITALIZZAZIONE: dai materiali si passa alle informazioni 
DISTRUZIONE: l’impatto è distruttivo non evolutivo
DEMOCRATIZZAZIONE: dalla teoria economica della scarsità a quella dell’abbondanza
DE-MONETIZZAZIONE: dalle economie di scala a quelle di apprendimento
DIFFUSIONE: le dinamiche virali diventano una strategia per aggredire e presidiare il mercato
DETERMINAZIONE: chi arriva prima prende tutto o almeno il 70%

Brad Templeton ci ha invece affascinato con i progressi nell’automazione nelle automobili che rappresenta già il presente, la Google car è in attesa del via libera definitivo alla commercializzazione dopo aver percorso più di mezzo milione di chilometri, senza un incidente, in California. Stimolante la differenza d’approccio progettuale e di visione evidenziata tra Google “computer con le ruote” e Mercedes “auto con computer”, dove si fisserà il punto vincente di convergenza?

Raymond Mc Cauley, primo esperto al mondo in biotecnologie e bioinformatica, forse una delle aree che potrebbero avere il maggiore impatto nelle nostre vite di domani,  è stato l’autore del maggior “coupe de theatre”, facendosi impiantare sul palco un microchip rfid nella mano. Tante le utilità possibili di un gesto che probabilmente sarà “normale” nei prossimi anni (chi scrive si è prenotato per essere uno dei primi in Italia), dalla propria cartella clinica, leggibile da qualsiasi medico con un normale smartphone, ai pagamenti al supermercato o nella metro, per citare i più banali.

La prima giornata è stata chiusa da uno dei due founder, Peter Diamandis con la sua teoria dell’abbondanza. Diamandis che invita a rigettare la visione del mondo offerta dai media che devono necessariamente vendere cattive notizie, perché quelle buone, come è noto, non fanno vendere, ci ricorda alcune fattori per cui, a dispetto della percezione comune, viviamo in una sorta di “Golden age”contemporanea:

·      Reddito medio per abitante della terra
·      Durata della vita
·      Disponibilità di cibo
·      Energia
·      Trasporti
·      Comunicazioni

Naturalmente Diamandis non ignora le grandi disparità tra le varie parti del mondo in cui questi fattori dell’abbondanza sono distribuiti, anzi, le evidenzia proprio come le sfide principali alle quali la convergenza delle tecnologie esponenziali deve trovare delle risposte immediate.
L’ammonimento con cui si chiude la prima giornata è di quelli da stimolare riflessioni per una notte insonne, Diamandis ci invita a riflettere in quale aree del nostro business è possibile pensare a cambiamenti che abbiano un impatto migliorativo di 10X anziché di un 10%…easy, no?
Il momento aziendalmente più ricco resta però quello del secondo giorno con la presentazione del libro di Salim Ismail e Yuri Van Geest intitolato Exponential Organization, un manuale, ci sbilanciamo, destinato a cambiare gli approcci manageriali dei prossimi anni fotografando le nuove strutture organizzative emergenti grazie ai costi marginali della domanda, che per la prima volta tendono verso lo zero.

Esempi di aziende cresciute esponenzialmente come Uber, Waze, Xiami, Airbnb, Netflix ed alcune delle caratteristiche che queste devono possedere:
1.Team interfunzionali e multiskills
2. Autorità distribuita
3. Capacità di fare leva sul crowdsourcing
4. Massivo utilizzo di tecnologie collaborative
5. Processi scalabili

Il 40% delle aziende Fortune500 è destinato a sparire nei prossimi 10 anni, vi sembra un motivo sufficiente per iniziare a pensare esponenziale?

 

Tony Gherardelli