Mentre l’attenzione internazionale, politica ed economica, è concentrata sul Venezuela e sul suo petrolio – il Paese con le maggiori riserve petrolifere accertate al mondo, una quantità sufficiente a coprire il consumo complessivo di greggio degli Stati Uniti per almeno i prossimi cinquant’anni, e caratterizzata da un petrolio pesante sul quale le raffinerie americane hanno investito molto, in termini di competenze e infrastrutture, negli ultimi decenni – vale la pena allargare lo sguardo a un tema solo apparentemente marginale: la mobilità elettrica in America Latina.
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II paradosso latino-americano
Un’area che, lontana fino a poche settimane fa dai riflettori europei, sta vivendo una trasformazione rapida e in parte sorprendente, anche come riflesso delle profonde trasformazioni del sistema energetico globale. Negli ultimi quindici anni, la diffusione del fracking ha reso gli Stati Uniti il primo produttore mondiale di petrolio, ma ha anche modificato la qualità del greggio estratto, mediamente più leggero e meno adatto alle raffinerie statunitensi, storicamente progettate per processare petroli pesanti. È in questo contesto – in cui il petrolio venezuelano, di tipo pesante come quello canadese, torna strategicamente rilevante – che emerge con maggiore chiarezza il paradosso latino-americano: una regione ricca di idrocarburi che, al tempo stesso, sta accelerando con decisione sulla mobilità elettrica.
In Venezuela, va detto subito, la diffusione dei veicoli elettrici resta ancora molto bassa. Le ragioni sono facili da immaginare: un’economia fortemente dipendente dagli idrocarburi, un sistema di sussidi ai carburanti che rende la benzina artificialmente economica, una rete elettrica fragile e un quadro politico-istituzionale che frena investimenti e pianificazione di lungo periodo. In questo contesto, l’auto elettrica non è una priorità, né per il governo né per i consumatori.
Ma il Venezuela non è tutta l’America Latina. Ed è proprio qui che il quadro cambia radicalmente.
Mobilità elettrica: America Latina nuovo polo di crescita
Secondo il più recente report 2025 sulla mobilità elettrica della autorevole International Energy Agency, i mercati emergenti dell’America Latina – insieme a quelli asiatici – stanno diventando i nuovi centri di crescita per la mobilità elettrica. Nel 2024, le vendite di auto elettriche in queste aree sono cresciute di oltre il 60%, avvicinandosi a ordini di grandezza prossimi al milione di veicoli. In America Latina, in particolare, volumi e tassi di penetrazione sono raddoppiati in molti Paesi, con le auto elettriche che hanno raggiunto una quota di mercato complessiva di circa 4% nel 2024.
La leadership del Brasile
Il Brasile domina la scena regionale: nel 2024, con quasi 125.000 auto elettriche (elettriche + ibride plug-in) vendute, più del doppio rispetto al 2023, ha portato la quota di mercato al 6,5%, confermandosi come il primo mercato automobilistico elettrico dell’America Latina. Nel 2025, la crescita è proseguita con numeri ancora più significativi, per un totale di oltre 180.000 veicoli elettrici a batteria ricaricabile. Un dato particolarmente rilevante se confrontato con le circa 100.000 immatricolazioni di ibridi non ricaricabili nello stesso anno, e ancor più se si considera che solo tre anni prima i veicoli elettrici in Brasile erano circa 20.000: una crescita quasi decuplicata in un arco temporale molto breve.
A rafforzare questa dinamica ha contribuito anche l’avvio della produzione nazionale di veicoli elettrici e plug-in. Nel 2025 sono entrati in funzione nuovi stabilimenti industriali, tra cui quelli cinesi di GWM – nell’area dell’ex impianto Ford – e BYD. Questo ha permesso un sensibile ampliamento dell’offerta, un progressivo abbassamento dei prezzi e una maggiore accessibilità per il consumatore medio.
La corsa all’elettrico di Costa Rica, Uruguay, Colombia
Ma i dati ancora più sorprendenti arrivano da Paesi considerati più poveri o periferici: Costa Rica (circa 15% di quota elettrica), Uruguay (13%) e Colombia (7,5%). In questi casi, la crescita è stata trainata da un mix di politiche pubbliche mirate: esenzioni fiscali, riduzione delle tasse di immatricolazione, deroghe alle restrizioni sul traffico urbano per i veicoli elettrici e, non da ultimo, prezzi relativamente elevati dei carburanti fossili, che rendono l’alternativa elettrica economicamente sensata.
I veicoli elettrici in America Latina? Arrivano dalla Cina
Un altro elemento chiave è l’origine dei veicoli. In Colombia e Messico, oltre il 60% delle auto elettriche a batteria proviene dalla Cina; in Costa Rica la quota supera l’80%, mentre in Uruguay arriva addirittura al 90%. Questo si riflette direttamente sui prezzi: il costo medio di un’auto elettrica in America Latina è circa la metà rispetto all’Europa, grazie soprattutto alle importazioni cinesi, che hanno reso l’elettrico accessibile anche a fasce di popolazione non elitarie.
America Latina al top per autobus elettrici
L’America Latina detiene inoltre un primato poco discusso in Europa: è la seconda regione al mondo, dopo la Cina, per diffusione di autobus elettrici. Le vendite sono passate da circa 600 unità nel 2020 a oltre 2.000 nel 2024, rappresentando quasi il 40% delle vendite globali di e-bus al di fuori di Cina ed Europa. In Messico, nel 2024, quasi l’8% di tutti gli autobus venduti era elettrico, contro poco più dell’1% nell’anno precedente. Crescite significative si registrano anche in Colombia, Cile e Brasile. Anche qui, i produttori cinesi giocano un ruolo dominante, fornendo oltre l’80% dello stock di autobus elettrici nella regione.
Mobilità elettrica: l’attenzione alla normativa
Questo sviluppo non è casuale. Dal 2020 in poi, molti Paesi latino-americani hanno rafforzato il sostegno politico alla mobilità elettrica. Brasile, Colombia e Cile spiccano per aver approvato normative strutturate, particolarmente rilevanti se si considera che insieme rappresentano quasi la metà delle vendite di auto e autobus dell’intera regione.
In Brasile, nel 2024 è stato approvato un programma che incentiva gli investimenti privati in ricerca, sviluppo e produzione di tecnologie per veicoli sostenibili, inclusi gli elettrici. La Colombia ha introdotto una legislazione molto ambiziosa per il trasporto pubblico: le città dotate di sistemi di trasporto di massa dovranno aumentare la quota di veicoli elettrici – o a zero emissioni nette – dal 10% nel 2025 al 100% nel 2035. Sempre nel 2024 è stato istituito un fondo pubblico per sostenere l’innovazione tecnologica, che copre anche il differenziale di prezzo tra veicoli elettrici e a combustione interna. In Cile, infine, sono entrati in vigore nuovi standard di efficienza per i veicoli leggeri, con meccanismi di credito che favoriscono esplicitamente i veicoli a zero emissioni.
Anche secondo le previsioni più conservative della IEA, la quota di auto elettriche in America Latina passerà dal 4% nel 2024 a circa il 13% nel 2030, mentre gli autobus elettrici saliranno dal 2% al 14% nello stesso periodo.
Il raffronto con l’Italia
Il confronto con l’Italia, a questo punto, diventa inevitabile. A fine 2025, le auto 100% elettriche nel nostro Paese rappresentavano il 6,2% del mercato (il 12,7% includendo le ibride plug-in), contro 24,3% di benzina, 9,4% di diesel – una tecnologia che resiste ormai solo in pochi Paesi europei, tra cui il nostro – e soprattutto 44,4% di ibride, di fatto veicoli a combustione interna con un contributo della batteria spesso marginale.
A livello europeo, il quadro appare ancora più incerto a seguito della parziale retromarcia della Commissione Europea sul fronte automotive, formalizzata nel pacchetto di dicembre 2025, che ha introdotto elementi di flessibilità regolatoria proprio mentre altri mercati emergenti accelerano con decisione sulla transizione elettrica.
Il paradosso è evidente: Paesi con un PIL pro capite pari a un terzo di quello italiano stanno costruendo strategie di elettrificazione più coerenti, più stabili e più orientate al lungo periodo. Non perché “più verdi” per vocazione, ma perché hanno compreso che la mobilità elettrica è una leva industriale, tecnologica e sociale, oltre che ambientale.
La lezione che arriva dall’America Latina è chiara: senza una visione politica credibile, prezzi accessibili e regole stabili, la transizione resta un esercizio teorico e retorico. E forse, questa volta, siamo noi europei – e noi italiani in particolare – a dover imparare da chi, fino a ieri, consideravamo solo un mercato meno sviluppato, ai margini dell’innovazione globale.






