Motional, la joint venture sulla guida autonoma legata a Hyundai Motor Group e Aptiv, ha annunciato a gennaio 2026 una riproposta del suo progetto dei robotaxi mettendo l’intelligenza artificiale al centro della ripartenza, con l’obiettivo dichiarato di arrivare entro il 2026 a un servizio di ride-hailing driverless (senza safety driver a bordo) in mercati selezionati.
A rendere credibile la tabella di marcia non è solo l’ambizione, ma la scelta dell’obiettivo: meno “promesse generaliste” e più ingegneria mirata su ciò che serve per passare da test e demo a operazioni commerciali ripetibili, con una piattaforma (IONIQ 5 Robotaxi) e un’architettura di guida di livello SAE 4 pensate per lavorare in aree e condizioni operative definite. In parallelo, il gruppo Hyundai continua a indicare Las Vegas come uno dei teatri di riferimento per il lancio pubblico del servizio robotaxi Motional, a conferma che la strategia non è soltanto R&D ma “messa a terra” con un partner di mobilità e un perimetro cittadino controllabile.
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Cos’è Motional
Motional nasce dall’intreccio di due realtà importanti dell’automotive: da un lato la capacità di produrre e integrare veicoli (Hyundai Motor Group), dall’altro competenze automotive/tecnologiche e sistemi (Aptiv). Sul sito ufficiale, Motional rivendica questo posizionamento come vantaggio competitivo per portare su strada veicoli autonomi “integrabili” nei network dei partner.
Il CEO di Motional è Laura Major, nominata nel 2021 Chief Technology Officer (CTO) e poi diventata CEO e presidente a giugno 2025.
Negli anni la società ha accumulato esperienza operativa con servizi pubblici in modalità supervisionata e con sperimentazioni su larga scala: oltre 130.000 corse autonome effettuate attraverso partnership di ride-hailing.
In questo contesto sembra acquistare sempre più rilievo rilievo la professionalità della CEO Laura Major, figura di spicco nel campo dell’intelligenza artificiale (AI) e della robotica, con una carriera focalizzata sull’innovazione tecnologica. Major deve guidare la svolta fondamentale per accelerare lo sviluppo dei robotaxi autonomi. La tecnologia AI è infatti destinata a giocare un ruolo fondamentale in ogni fase del funzionamento dei robotaxi, dalla percezione dell’ambiente alla decisione automatica riguardo alle manovre del veicolo.
Motional e la tecnologia AI per i robotaxi: come funzionerà
Entro il 2026, Motional punta a compiere un grande passo in avanti, passando da una guida autonoma “robusta” (affidabile ma limitata a contesti familiari) a una guida completamente senza conducente (driverless) che funzioni su larga scala e in modo sostenibile. Per raggiungere questo obiettivo, l’intelligenza artificiale (AI) deve diventare il cuore del sistema, unificando la percezione dell’ambiente e le decisioni che il veicolo deve prendere in tempo reale, non più come un singolo componente, ma come la “spina dorsale” che guida tutto.
Dal punto di vista del veicolo, la base è rappresentata dall’IONIQ 5 robotaxi, un’auto dotata di più di 30 sensori tra telecamere, radar e lidar, che permettono una visione completa a 360 gradi, fondamentale per rilevare oggetti a lunga distanza e garantire affidabilità anche in ambienti urbani complessi, come strade affollate o situazioni impreviste.
Sul piano software, Motional sta sviluppando una tecnologia che permette una guida completamente autonoma e basata sui dati. L’azienda sta concentrandosi su sistemi avanzati che, per esempio, consentono di tracciare e monitorare più oggetti contemporaneamente (multi-object tracking), un aspetto cruciale per capire cosa accade intorno al veicolo e prevedere come si muoveranno gli altri elementi nel tempo, rendendo la guida autonoma più precisa e sicura.
In pratica, il robotaxi “vede” la scena con i sensori, fonde i dati, riconosce e traccia veicoli/pedoni/ostacoli, stima traiettorie probabili e decide una manovra (frenata, svolta, cambio corsia) mantenendo margini di sicurezza.
Il vero banco di prova non sono le situazioni standard, ma gli edge case (cantieri, deviazioni improvvise, comportamento anomalo di altri veicoli, eventi meteo): qui la qualità dei dati, della simulazione e della validazione diventa determinante per ottenere permessi e fiducia pubblica. Ed è anche il motivo per cui molti operatori stanno investendo in strumenti AI per accelerare test e verifica: non basta “guidare”, bisogna dimostrare di guidare bene sempre, dentro un perimetro operativo dichiarato.
Società che già hanno lanciato robotaxi: gli scenari per i prossimi anni
Il mercato non parte da zero: Waymo è il riferimento negli USA e nel 2026 si sta espandendo (nuovi veicoli e nuove città), mentre il dibattito pubblico su regole e convivenza urbana resta acceso.
In Cina, Baidu Apollo Go rivendica volumi molto alti di corse e una flotta arrivata a quota 1.000 robotaxi, segno che lì il tema non è più solo sperimentazione ma industrializzazione del servizio. (
In Medio Oriente, WeRide con Uber ha annunciato operazioni robotaxi driverless commerciali ad Abu Dhabi, mostrando come alcune città stiano diventando “fast lane” regolatorie per l’autonomia.
Nel frattempo Zoox (Amazon) sta aprendo progressivamente le corse autonome al pubblico in mercati come San Francisco, con modelli di accesso inizialmente controllati e spesso ancora in modalità pilota.
Nell’ambito di questo scenario, Motional prova a rientrare nella partita con una scommessa precisa: AI come leva per ridurre il costo operativo per miglio e aumentare l’affidabilità, così da rendere finalmente sostenibile un servizio che, finora, ha spesso sofferto di economics difficili e stop & go industriali (emblematico il ridimensionamento di Cruise dopo incidenti e pressioni regolatorie).
Per i prossimi anni lo spartiacque sarà triplo:
(1) regole più chiare su responsabilità e autorizzazioni (il Regno Unito sta attirando trial proprio per questo);
(2) accettazione sociale e gestione degli impatti su lavoro e spazio urbano;
(3) scalabilità tecnica ed economica, perché un robotaxi non è un’auto: è una flotta, un centro di controllo, manutenzione, cyber-sicurezza, aggiornamenti software e un modello tariffario competitivo.
L’Italia, al momento, resta più nel campo dei test autorizzati che in quello del servizio commerciale: il 2026 dirà se e quando la “stagione dei robotaxi” arriverà anche da noi, o se resterà – ancora – una storia vista da lontano.






