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Dalla startup all’unicorno: i principi operativi per crescere in modo sostenibile



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Dalla validazione alla fase di scale-up, la crescita mette alla prova strategia, cultura ed esecuzione. Capire come governare questo passaggio è il vero discrimine tra crescita episodica e sviluppo duraturo

Pubblicato il 9 feb 2026



Fasi di una startup

Crescere è una fase inevitabile per ogni startup che trova il proprio mercato, ma non tutte riescono a farlo in modo sostenibile. Man mano che l’organizzazione si espande, aumentano le decisioni, le persone coinvolte e la complessità operativa. In questo passaggio, ciò che distingue una startup che scala da una che si disperde non è solo il prodotto, ma la capacità di mantenere coerenza, velocità e allineamento lungo tutte le fasi di una startup, dall’idea iniziale fino alla maturità.

Le fasi di una startup: perché la crescita non è solo una questione di prodotto

Parlare di fasi di una startup significa andare oltre la sequenza lineare idea → MVP → scale-up. Nella pratica, ogni fase introduce problemi decisionali diversi, che non possono essere risolti solo migliorando il prodotto o aggiungendo nuove funzionalità. È qui che molte startup rallentano: continuano a ragionare come team di prodotto quando, in realtà, stanno già affrontando sfide organizzative, culturali e operative.

Nelle fasi iniziali, la priorità è la validazione: capire se il problema è reale, se il mercato risponde e se il prodotto genera trazione. In principio l’organizzazione è informale, le decisioni sono rapide e fortemente centralizzate. Con la crescita, però, aumentano le persone coinvolte, i clienti, i casi d’uso e le pressioni esterne (investitori, partnership, compliance). La startup entra così in una fase in cui la velocità non dipende più solo dal talento, ma dalla capacità di mantenere allineamento.

Secondo una ricerca di Gartner (Gartner, Tech Startups should embed operating principles to unlock Unicorn potential), le startup che riescono a evolvere verso valutazioni da unicorno (startup valutate oltre un miliardo di dollari) non si limitano a innovare sul prodotto, ma strutturano fin da subito il modo in cui prendono decisioni, assegnano priorità e traducono la strategia in azione. Questo approccio consente di attraversare le diverse fasi di crescita senza perdere focus, riducendo il rischio di incoerenze operative man mano che l’organizzazione si espande.

Dall’idea alla fase di scale-up: come cambiano priorità, rischi e decisioni operative

Ogni passaggio tra le fasi di una startup comporta un cambio di prospettiva nelle decisioni operative. Nella fase di ideazione e validazione, il rischio principale è costruire qualcosa che nessuno vuole: le scelte sono rapide, spesso sperimentali, e l’errore è parte del processo. Qui contano velocità, apprendimento continuo e capacità di adattarsi al feedback del mercato.

Con l’ingresso nella fase di product–market fit, il baricentro si sposta. Il prodotto inizia a funzionare, arrivano i primi clienti ricorrenti e le decisioni non riguardano più solo se il prodotto è giusto, ma come renderlo sostenibile: pricing, priorità di sviluppo, supporto al cliente, prime assunzioni chiave. È una fase delicata perché la startup inizia a strutturarsi, ma senza avere ancora processi consolidati.

Nel passaggio verso scale-up, il rischio cambia ancora. Non è più l’assenza di domanda a minacciare la crescita, bensì la perdita di coerenza: team che prendono decisioni divergenti, iniziative che competono tra loro, strategia che si frammenta nell’esecuzione quotidiana. È in questo momento che molte startup scoprono di non avere criteri condivisi per stabilire cosa viene prima e cosa può aspettare.

Capire queste discontinuità è fondamentale perché evidenzia un punto chiave: le fasi di una startup non si distinguono solo per dimensione o fatturato, ma per il tipo di decisioni che l’organizzazione deve affrontare. Senza un quadro di riferimento comune, ogni nuova fase aumenta la complessità invece di trasformarla in leva di crescita.

Dalla vision all’esecuzione: il ruolo dei principi operativi nelle prime fasi

Molte startup dedicano grande attenzione alla vision e alla strategia, ma faticano a tradurle in comportamenti concreti nelle fasi iniziali. Il risultato è un paradosso frequente: l’azienda cresce, il team aumenta, ma le decisioni diventano più lente e meno coerenti, proprio quando servirebbe maggiore chiarezza.

Nelle prime fasi di una startup, i principi operativi svolgono una funzione cruciale perché colmano il vuoto tra l’idea di lungo periodo e l’esecuzione quotidiana. Non si tratta di valori astratti o dichiarazioni ispirazionali, ma di criteri pratici che aiutano il team a rispondere a domande ricorrenti:

Qual è la priorità giusta?

Su cosa investiamo tempo e risorse?

Cosa possiamo permetterci di rimandare?

La ricerca di Gartner mostra che le startup che riescono a crescere in modo sostenibile definiscono questi principi molto prima della fase di scale-up, quando l’organizzazione è ancora relativamente piccola. Questo consente di evitare che la crescita introduca ambiguità decisionali o conflitti tra funzioni, perché le persone condividono già un modo comune di interpretare strategia e obiettivi.

In questa fase, i principi operativi fungono da ponte tra:

  • Purpose della startup, cioè il motivo per cui esiste
  • Strategia, ovvero come intende competere e crescere
  • Modello di lavoro, cioè come le decisioni vengono prese ogni giorno

Definirli presto non significa irrigidire l’organizzazione, ma creare un riferimento stabile che permette di adattarsi senza perdere direzione. È un passaggio spesso sottovalutato, ma determinante per attraversare le diverse fasi di una startup senza dover “ricostruire” l’azienda a ogni step di crescita.

Crescere senza perdere allineamento: come i principi guidano le decisioni quotidiane

Quando una startup entra nella fase di espansione, il problema non è più decidere cosa fare, ma decidere in modo coerente chi fa cosa, quando e perché. È in questo passaggio che molte organizzazioni iniziano a mostrare segnali di disallineamento: iniziative parallele che competono per le stesse risorse, team che interpretano la strategia in modo diverso, priorità che cambiano a seconda dell’interlocutore.

I principi operativi servono proprio a evitare questa frammentazione. Agiscono come un sistema di orientamento condiviso che permette alle persone di prendere decisioni autonome senza allontanarsi dalla direzione complessiva. In pratica, riducono la necessità di continui allineamenti top-down e rendono l’organizzazione più veloce man mano che cresce.

Dalla ricerca Gartner emerge che nelle startup più performanti i principi operativi non restano confinati a documenti interni, ma diventano criteri espliciti di scelta: aiutano a stabilire quali funzionalità sviluppare, quali clienti servire per primi, come allocare il tempo del team e persino quali compromessi accettare nel breve periodo . Questo approccio rafforza l’allineamento perché rende prevedibile il modo in cui l’azienda reagisce alle nuove sfide.

Il punto chiave è che, durante le fasi di crescita di una startup, l’allineamento non si ottiene con più controllo, ma con maggiore chiarezza. Principi ben definiti permettono di mantenere coerenza anche quando la complessità aumenta, trasformando l’autonomia dei team da rischio a leva di scalabilità.

Velocità decisionale, accountability e coerenza organizzativa nelle startup in espansione

Man mano che una startup cresce, la velocità decisionale tende naturalmente a diminuire. Aumentano gli stakeholder, i livelli di confronto e le interdipendenze tra team. Senza un riferimento condiviso, ogni decisione richiede allineamenti aggiuntivi, rallentando l’esecuzione proprio nella fase in cui il mercato richiede rapidità.

I principi operativi intervengono su questo punto creando accountability diffusa. Quando le persone sanno quali criteri guidano le scelte dell’azienda, possono decidere in autonomia, assumendosi la responsabilità delle conseguenze senza dover risalire continuamente la gerarchia. Questo non elimina il ruolo del management, ma ne cambia la funzione: da decisore costante a garante della coerenza.

Nelle startup in espansione, la coerenza organizzativa diventa un fattore competitivo. Gartner evidenzia che le organizzazioni capaci di mantenere criteri decisionali chiari anche in contesti di forte crescita riescono a evitare due derive comuni: da un lato l’iper-controllo, che soffoca l’iniziativa; dall’altro l’anarchia operativa, in cui ogni team ottimizza per obiettivi locali perdendo la visione d’insieme .

In questo senso, i principi operativi funzionano come una infrastruttura invisibile: non accelerano una singola decisione, ma rendono più veloce l’intero sistema decisionale. È questa capacità di combinare autonomia e allineamento che consente alle startup di attraversare le fasi di crescita senza compromettere l’esecuzione.

Dal caos alla scalabilità: rendere i principi operativi parte del modello di lavoro

Superata una certa soglia di crescita, molte startup entrano in una fase di complessità non intenzionale. Processi che prima funzionavano in modo informale iniziano a generare attriti, le decisioni si moltiplicano e il rischio è che ogni nuovo inserimento aumenti il caos invece di ridurlo. È in questo momento che i principi operativi devono smettere di essere concetti dichiarati e diventare parte integrante del modello di lavoro.

Rendere operativi i principi significa integrarli nei momenti chiave della vita aziendale: nelle scelte di assunzione, nei criteri di onboarding, nelle modalità di collaborazione tra team e nel modo in cui si misura il successo. Non è un passaggio immediato, ma un processo graduale che accompagna la startup lungo le diverse fasi di crescita.

Secondo Gartner, le startup che riescono a scalare in modo sostenibile trattano l’implementazione dei principi operativi come un percorso di maturità, non come un’iniziativa una tantum. I principi vengono testati nella pratica, adattati al contesto e rafforzati attraverso l’esecuzione quotidiana, fino a diventare riconoscibili anche dall’esterno, per clienti e partner .

Questo approccio consente di trasformare la crescita da fattore di stress a leva organizzativa. Invece di reagire al caos con nuove regole o livelli di controllo, la startup costruisce un sistema in cui le persone sanno come comportarsi anche in assenza di istruzioni dettagliate. È qui che la scalabilità smette di essere solo una questione di numeri e diventa una questione di metodo.

Assunzioni, onboarding, go-to-market e cultura: dove i principi diventano operativi

I principi operativi dimostrano il loro valore quando vengono applicati nei momenti ad alto impatto del modello di lavoro. Tra questi, assunzioni, onboarding, go-to-market e cultura organizzativa sono i punti in cui le incoerenze emergono più rapidamente durante le fasi di crescita di una startup.

Nel processo di assunzione, i principi diventano criteri di selezione: non servono solo competenze tecniche, ma persone in grado di prendere decisioni coerenti con il modo di lavorare dell’organizzazione. Durante l’onboarding, invece, i principi aiutano i nuovi ingressi a orientarsi velocemente, riducendo il tempo necessario per capire “come funzionano davvero le cose”, anche in assenza di processi formalizzati.

Nel go-to-market, i principi operativi guidano scelte spesso complesse: quali clienti servire per primi, quanto personalizzare l’offerta, come bilanciare velocità di acquisizione e qualità del servizio. Gartner osserva che nelle startup più mature questi criteri sono condivisi e riconoscibili, permettendo ai team commerciali e di prodotto di muoversi nella stessa direzione anche sotto pressione .

Infine, la cultura non viene costruita attraverso dichiarazioni di intenti, ma attraverso comportamenti ripetuti. Quando i principi sono integrati nel lavoro quotidiano, diventano la base su cui si sviluppa una cultura coerente e scalabile. È in questo passaggio che la startup smette di “reggere” la crescita e inizia a sostenerla in modo strutturato.

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