l'analisi

Olimpiadi, cosa ci insegnano gli atleti per la digital transformation (e l’AI)



Indirizzo copiato

Le gare olimpiche coincidono con una fase storica in cui AI, genAI e agentic AI “alzano la posta” e spingono le aziende a correre più forte. McKinsey sfrutta l’attimo e propone la metafora sportiva per suggerire un approccio che consenta di passare dai piloti ai risultati scalabili. Il principio chiave? Allenamento, disciplina, recupero

Pubblicato il 10 feb 2026



Runner,Captured,Mid-stride,In,Neon,Lighting,With,Dynamic,Motion,Trails.
AI Questions Icon
Chiedi all'AI
Riassumi questo articolo
Approfondisci con altre fonti

In questi giorni di Olimpiadi, il linguaggio della performance è ovunque: tempi, margini, frazioni di secondo, ma anche cicli di preparazione e gestione della pressione. E non è un dettaglio “da cronaca sportiva”. Perché lo sport ad alto livello, quello che vediamo in gara, è solo la punta dell’iceberg: il risultato nasce molto prima, da un programma ripetibile di allenamento, dalla capacità di misurare i progressi e di correggere la tecnica, dalla disciplina di alternare intensità e recupero.

È esattamente l’idea da cui parte McKinsey nell’articolo “The athlete’s mindset for digital and AI transformation”: portare nella trasformazione digitale e nell’adozione dell’AI la mentalità dell’atleta, cioè un approccio fatto di obiettivi misurabili, preparazione, allenamento continuo e cicli di miglioramento. In una fase in cui AI, genAI e agentic AI “alzano la posta” e spingono le aziende a correre più forte, McKinsey invita a non confondere la velocità con la direzione: senza un metodo, l’energia si disperde e l’innovazione resta confinata a esperimenti.

La trasformazione non si vince “una volta”: si regge nel tempo

McKinsey richiama un dato che molte aziende conoscono, anche se spesso lo rimuovono: secondo ricerche citate nell’articolo, solo circa il 30% delle trasformazioni può dirsi davvero riuscito, intendendo per successo il miglioramento delle performance operative e la capacità di sostenere quel miglioramento nel tempo. Questo “nel tempo” è la parola che avvicina di più imprese e sport: non basta un picco, conta la continuità.

La genAI, poi, rende la questione ancora più pressante. McKinsey riporta i risultati della propria State of AI survey: quasi nove organizzazioni su dieci dichiarano di utilizzare la genAI in almeno una funzione, ma solo il 7% dice di aver scalato pienamente l’AI a livello enterprise. E oltre il 60% dei rispondenti afferma di non vedere ancora un effetto materiale sull’Ebit. È un quadro che racconta bene lo scarto tra sperimentazione e impatto: “si usa”, ma non necessariamente “trasforma”.

Qui la metafora olimpica diventa utile: molte aziende stanno vivendo una fase simile a quella di un atleta che prova un nuovo gesto tecnico. All’inizio si sperimenta, si aggiusta, si cerca “il feeling”. Ma se non si passa a un programma di allenamento—ripetibile, misurabile, sostenibile—quel gesto resta confinato a una prova. E la trasformazione resta un insieme di piloti.

L’“athlete mindset” secondo McKinsey: l’interval training applicato al digitale

La proposta McKinsey è concreta: adottare un athlete mindset, e applicare alla trasformazione i principi dell’interval training, l’allenamento a intervalli in cui fasi di alta intensità si alternano a momenti di recupero e adattamento.

Questo punto è importante perché molte trasformazioni falliscono per due estremi opposti: o si corre troppo, tutto insieme, senza recupero (e l’organizzazione va in sovraccarico), oppure si procede a strappi, con lunghi periodi di stallo (e l’entusiasmo si spegne). L’interval training presuppone invece una cadenza: sprint mirati, pause “intelligenti”, correzione tecnica, e poi di nuovo sprint. McKinsey lo propone come modello di gestione della trasformazione digitale e AI: non un progetto lineare, ma un processo che alterna accelerazione e consolidamento.

Tre principi per rendere “allenabile” la trasformazione

Nell’articolo McKinsey, l’athlete mindset viene sintetizzato in tre principi.

Il primo è la definizione di obiettivi e metriche: una “true north” chiara e condivisa, che riduca ambiguità e conflitti di priorità. In contesti AI questo diventa cruciale, perché la novità tecnologica e la complessità aumentano l’incertezza: senza una direzione misurabile, è facile accumulare casi d’uso senza convergere su un risultato verificabile.

Il secondo principio è preparare e pianificare come un atleta farebbe con il proprio programma: definire tappe, risorse e ruoli di guida, ma soprattutto mettere in conto gli ostacoli e preparare risposte. Non perché si debba prevedere tutto, ma perché la trasformazione non è un percorso “pulito”: è, per definizione, un cambio di abitudini.

Il terzo principio è eseguire con equilibrio e costanza: alternare momenti di intensità a pause di aggiustamento, senza perdere coerenza. McKinsey collega questa necessità alla rapida evoluzione dell’AI e cita esplicitamente “l’ascesa degli agentic AI”: quando il contesto cambia così in fretta, non si può “scrivere un piano e basta”. Serve un sistema che sappia adattarsi, senza ricominciare da zero ogni volta.

Un esempio concreto: dall’urgenza al metodo (300 progetti, 20%→70% adozione)

Per evitare che la metafora resti teoria, McKinsey racconta un caso: un’azienda del settore energy in cui un nuovo responsabile IT si trova davanti a un’urgenza operativa—migliorare la velocità di rilascio e la qualità del servizio. L’organizzazione ha adottato l’athlete mindset e i principi dell’interval training e, secondo McKinsey, ha ottenuto tre risultati quantitativi: ha prioritizzato 300 progetti, ha cambiato il modo di lavorare di oltre 100 persone e ha aumentato l’adozione tecnologica dal 20% al 70%. Inoltre, l’articolo riferisce un dimezzamento del tempo di sviluppo delle nuove versioni prodotto.

La parte interessante non è solo il “quanto”, ma il “dove” hanno agito. McKinsey descrive un reset iniziale che parte dall’identificazione dei freni principali: comunicazione lenta e frammentata tra business e team tecnologici, silos persistenti nell’IT e un ecosistema tecnologico datato con alto debito tecnico.

L’organizzazione ha poi valutato diversi operating model e ha scelto un modello ibrido, combinando un’impostazione “domain-led” con una digital factory. McKinsey evidenzia che sono state definite metriche di successo e obiettivi concreti, inclusi indicatori come la riduzione del time-to-market e l’aumento delle persone formate in AI, insieme alla crescita dell’adozione delle soluzioni AI.

KPI, prevedibilità e disciplina: perché la metrica non è “burocrazia”

Un passaggio del report è particolarmente rilevante per chi guida trasformazioni: McKinsey riporta l’evoluzione di un KPI operativo chiamato “predictability rate”, salito dal 67% al 93% in meno di tre mesi, insieme ad altri KPI migliorati. Il messaggio è chiaro: la trasformazione non è “innovazione creativa” slegata dalla misurazione. È un processo che deve produrre risultati osservabili.

Nello sport, chi corre i 1.500 metri non si allena “a sensazione”: misura tempi, volumi, recupero, risposta fisiologica. Allo stesso modo, McKinsey suggerisce che la trasformazione digitale e AI richiede indicatori che rendano visibile la traiettoria: non per controllare, ma per correggere. E per scegliere dove investire la prossima sessione di allenamento.

Debito tecnico: la “preparazione atletica” che non si può saltare

Se c’è un tema che McKinsey tratta in modo diretto è il debito tecnico. Nel racconto del caso, l’ecosistema IT datato è uno dei tre problemi critici. E la risposta proposta include un approccio in due fasi: un audit architetturale per mappare sistemi legacy e dipendenze, seguito da una roadmap di “repayment” monitorata con dashboard.

Per “inattaccabilità”, conta attenersi alle formulazioni del report: dove McKinsey parla di risultati “attesi”, va mantenuta la natura di stima/obiettivo. Nell’articolo vengono indicati una riduzione delle inefficienze operative del 10% in quattro mesi e un piano di adozione cloud con una diminuzione attesa dei costi di manutenzione del 25% in due anni.

La lezione, però, è molto “olimpica”: nessun atleta salta la preparazione di base perché “non si vede” in gara. Eppure è lì che si costruisce la prestazione. Il debito tecnico, nella trasformazione AI, è l’equivalente di quella preparazione invisibile: se non lo si affronta, ogni sprint costa di più, dura meno e produce meno impatto.

La parte umana dell’allenamento: competenze e ruoli

Nel report c’è anche un’attenzione esplicita alla componente di competenze. McKinsey descrive percorsi di training differenziati per ruoli, dalla familiarità con le capacità e i limiti dell’AI fino alle skill necessarie per costruire e governare casi d’uso. L’idea è coerente con l’athlete mindset: non basta “motivare”, bisogna mettere le persone nelle condizioni di eseguire bene, con strumenti e preparazione adeguati.

Nello sport, i team vincenti non sono fatti solo di atleti eccezionali, ma di contesto: allenatori, preparatori, analisti, fisioterapisti, routine. In azienda, il parallelo è la costruzione di capability diffuse: leadership che definisce la direzione, team che sanno mettere a terra, e una governance che impedisce alla trasformazione di diventare una somma di iniziative disallineate.

Perché questa metafora è utile proprio “in questi giorni di Olimpiadi”

L’aggancio olimpico non serve come cornice decorativa: serve a ricordare che la performance nasce da un metodo. L’articolo McKinsey è utile perché propone una metafora operativa—l’interval training—e la traduce in principi e in un caso con indicatori concreti.

Se c’è una lezione che le Olimpiadi rendono immediata, è che non si improvvisa un risultato quando la pressione è massima. La prestazione nasce prima: nei cicli, nei carichi, nei momenti di recupero, nella capacità di correggere la tecnica. La trasformazione digitale e AI, suggerisce McKinsey, funziona allo stesso modo: non è un evento, è un allenamento. E, come in ogni allenamento serio, conta soprattutto la disciplina di ripetere ciò che funziona, misurare ciò che accade e cambiare ciò che non regge.

guest

0 Commenti
Più recenti Più votati
Inline Feedback
Vedi tutti i commenti

L’intelligenza artificiale per l’innovazione

Tutti
Che cos'è InnoverAI
AI & INNOVAZIONE
AI TRANSFORMATION
AI & STARTUP
Leggi l'articolo InnoverAI, l’intelligenza artificiale per l’innovazione: un cambio di paradigma da affrontare insieme
NEXTWORK360-Economyup
InnoverAI, l’intelligenza artificiale per l’innovazione: un cambio di paradigma da affrontare insieme
Leggi l'articolo Edison, Dotti e Montelatici: “Dall’AI alla GenAI, ora abbiamo superpoteri per gestire impianti e processi”
INNOVATION LEADER
Edison, Dotti e Montelatici: “Dall’AI alla GenAI, ora abbiamo superpoteri per gestire impianti e processi”
Leggi l'articolo Perché nell’era dell’AI “farsi vedere” è una competenza necessaria per chi fa innovazione in azienda
INNOVATION MANAGEMENT
Perché nell’era dell’AI “farsi vedere” è una competenza necessaria per chi fa innovazione in azienda
Leggi l'articolo Davide Dattoli: “Con l’AI bisogna re-imparare a fare le startup”
L'INTERVISTA
Davide Dattoli: “Con l’AI bisogna re-imparare a fare le startup”
Leggi l'articolo Le aziende stanno comprando formazione inutile sull’intelligenza artificiale?
AI FLUENCY
Le aziende stanno comprando formazione inutile sull’intelligenza artificiale?
Leggi l'articolo Nel pharma l’AI accelera la ricerca di nuovi farmaci. Può fare lo stesso con l’innovazione di prodotto in altri settori?
AI TRANSFORMATION
Nel pharma l’AI accelera la ricerca di nuovi farmaci. Può fare lo stesso con l’innovazione di prodotto in altri settori?
Leggi l'articolo AI Resilience: il criterio che manca nella valutazione dell’innovazione in ambito AI
L'ANALISI
AI Resilience: il criterio che manca nella valutazione dell’innovazione in ambito AI
Leggi l'articolo AI in azienda, c’è un gap tra aspettative e ritorni: come superarlo con l’AI governance
L'APPROFONDIMENTO
AI in azienda, c’è un gap tra aspettative e ritorni: come superarlo con l’AI governance
Leggi l'articolo Dagli agenti AI alla workforce digitale: come cambia il lavoro nelle imprese
L'APPROFONDIMENTO
Dagli agenti AI alla workforce digitale: come cambia il lavoro nelle imprese
Leggi l'articolo One-Person Unicorn: come gli AI agent stanno riscrivendo il concetto di startup
LA TENDENZA
One-Person Unicorn: come gli AI agent stanno riscrivendo il concetto di startup
Leggi l'articolo Cosa sono le “20x Companies”: team minuscoli che competono con gli operatori storici grazie all’AI
TENDENZE
Cosa sono le “20x Companies”: team minuscoli che competono con gli operatori storici grazie all’AI
Leggi l'articolo L’era dell’AI e della “Shadow Competence”: perché il 239% di produttività in più sta restando fuori dalla tua azienda
AI TRANSFORMATION
L’era dell’AI e della “Shadow Competence”: perché il 239% di produttività in più sta restando fuori dalla tua azienda
Leggi l'articolo Costruire da soli una startup con l’AI in 7 mosse (come ha fatto a San Francisco Vittorio Viarengo)
OPEN WORLD
Costruire da soli una startup con l’AI in 7 mosse (come ha fatto a San Francisco Vittorio Viarengo)
Leggi l'articolo Harsh Wardhan, Innovation Manager Google: “Così cambiano open innovation e design thinking nell’era della Gen-AI”
ai transformation
Harsh Wardhan, Innovation Manager Google: “Così cambiano open innovation e design thinking nell’era della Gen-AI”
Leggi l'articolo Come cambia il design thinking nell’era dell’incertezza e dell’AI generativa
L'OSSERVATORIO
Come cambia il design thinking nell’era dell’incertezza e dell’AI generativa
Leggi l'articolo InnoverAI, l’intelligenza artificiale per l’innovazione: un cambio di paradigma da affrontare insieme
NEXTWORK360-Economyup
InnoverAI, l’intelligenza artificiale per l’innovazione: un cambio di paradigma da affrontare insieme
Leggi l'articolo Edison, Dotti e Montelatici: “Dall’AI alla GenAI, ora abbiamo superpoteri per gestire impianti e processi”
INNOVATION LEADER
Edison, Dotti e Montelatici: “Dall’AI alla GenAI, ora abbiamo superpoteri per gestire impianti e processi”
Leggi l'articolo Perché nell’era dell’AI “farsi vedere” è una competenza necessaria per chi fa innovazione in azienda
INNOVATION MANAGEMENT
Perché nell’era dell’AI “farsi vedere” è una competenza necessaria per chi fa innovazione in azienda
Leggi l'articolo Davide Dattoli: “Con l’AI bisogna re-imparare a fare le startup”
L'INTERVISTA
Davide Dattoli: “Con l’AI bisogna re-imparare a fare le startup”
Leggi l'articolo Le aziende stanno comprando formazione inutile sull’intelligenza artificiale?
AI FLUENCY
Le aziende stanno comprando formazione inutile sull’intelligenza artificiale?
Leggi l'articolo Nel pharma l’AI accelera la ricerca di nuovi farmaci. Può fare lo stesso con l’innovazione di prodotto in altri settori?
AI TRANSFORMATION
Nel pharma l’AI accelera la ricerca di nuovi farmaci. Può fare lo stesso con l’innovazione di prodotto in altri settori?
Leggi l'articolo AI Resilience: il criterio che manca nella valutazione dell’innovazione in ambito AI
L'ANALISI
AI Resilience: il criterio che manca nella valutazione dell’innovazione in ambito AI
Leggi l'articolo AI in azienda, c’è un gap tra aspettative e ritorni: come superarlo con l’AI governance
L'APPROFONDIMENTO
AI in azienda, c’è un gap tra aspettative e ritorni: come superarlo con l’AI governance
Leggi l'articolo Dagli agenti AI alla workforce digitale: come cambia il lavoro nelle imprese
L'APPROFONDIMENTO
Dagli agenti AI alla workforce digitale: come cambia il lavoro nelle imprese
Leggi l'articolo One-Person Unicorn: come gli AI agent stanno riscrivendo il concetto di startup
LA TENDENZA
One-Person Unicorn: come gli AI agent stanno riscrivendo il concetto di startup
Leggi l'articolo Cosa sono le “20x Companies”: team minuscoli che competono con gli operatori storici grazie all’AI
TENDENZE
Cosa sono le “20x Companies”: team minuscoli che competono con gli operatori storici grazie all’AI
Leggi l'articolo L’era dell’AI e della “Shadow Competence”: perché il 239% di produttività in più sta restando fuori dalla tua azienda
AI TRANSFORMATION
L’era dell’AI e della “Shadow Competence”: perché il 239% di produttività in più sta restando fuori dalla tua azienda
Leggi l'articolo Costruire da soli una startup con l’AI in 7 mosse (come ha fatto a San Francisco Vittorio Viarengo)
OPEN WORLD
Costruire da soli una startup con l’AI in 7 mosse (come ha fatto a San Francisco Vittorio Viarengo)
Leggi l'articolo Harsh Wardhan, Innovation Manager Google: “Così cambiano open innovation e design thinking nell’era della Gen-AI”
ai transformation
Harsh Wardhan, Innovation Manager Google: “Così cambiano open innovation e design thinking nell’era della Gen-AI”
Leggi l'articolo Come cambia il design thinking nell’era dell’incertezza e dell’AI generativa
L'OSSERVATORIO
Come cambia il design thinking nell’era dell’incertezza e dell’AI generativa

Articoli correlati

0
Lascia un commento, la tua opinione conta.x