Credo che anche tu possa aver cercato online o chiesto ai chatbot di intelligenza artificiale generativa consigli, suggerimenti e indicazioni per motivi di salute. Io l’ho fatto. Abbiamo a disposizione a portata di clic informazioni che attingono a un grande bagaglio di sapere, perché non utilizzarle?
Attingendo ai dati digitali, sono andato dal medico più consapevole e informato oppure ho dato una prima risposta ai figli che chiedevano informazioni su una certa malattia. È un male?
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“Salute artificiale. Analisi dell’uso di AI e ricerca digitale degli Italiani“: una ricerca
Lo sarebbe stato se avessi considerato il responso del chatbot un oracolo sanitario. Il fatto è che la rivoluzione digitale sta ridefinendo strutturalmente il rapporto tra medici e pazienti. Di questo ragioneremo lunedì 2 febbraio alle 12 in Assolombarda a Milano, presentando in anteprima nazionale lo studio “Salute artificiale. Analisi dell’uso di AI e ricerca digitale degli Italiani“.
Scritto da Antonio Preiti e realizzato dagli istituti di ricerca Sociometrica e FieldCare, su incarico della Fondazione Italia in Salute e della Fondazione Pensiero Solido, la ricerca indaga – attraverso dati inediti raccolti su un campione rappresentativo della popolazione italiana – non solo l’uso tradizionale di internet in ambito sanitario, ma analizza la rottura strutturale rispetto al passato: l’ingresso dell’Intelligenza Artificiale Generativa (ChatGPT, Gemini, Claude) nelle abitudini sanitarie quotidiane. “Salute artificiale” documenta come e quanto questi strumenti stiano trasformando il modo in cui gli italiani si informano sulla propria salute.
Verso una “medicina partecipativa”
L’indagine mette in luce come la ricerca online “assedi” il momento della consultazione professionale, precedendolo o seguendolo, con dati davvero clamorosi. Uno dei temi centrali del rapporto è il cambiamento nella dinamica della visita medica. Questo passaggio segna la transizione verso una medicina “partecipativa”, dove l’informazione digitale diventa sia uno strumento di empowerment sia una potenziale fonte di disinformazione.
Il rapporto rappresenta uno strumento essenziale per comprendere le nuove sfide del sistema sanitario nazionale nell’era dell’informazione algoritmica, con una dote di dati inediti di grande impatto, con particolare accento sulla percezione dell’affidabilità delle informazioni online e dei rischi concreti legati all’automedicazione e alla modifica autonoma delle terapie.
Lo studio sottolinea come il dubbio, seppur legittimo, debba essere gestito all’interno della relazione medico-paziente e non in una “non splendida” solitudine digitale.
Ridefinire la relazione con i pazienti in virtù dell’AI
Sullo sfondo rimane una esigenza strutturale: l’intelligenza artificiale generativa obbliga i medici a ridefinire la relazione con i pazienti. La capacità relazionale dell’IA produce rischia di essere più forte e seducente di quella umana. L’algoritmo ascolta, risponde con pazienza e tratta con gentilezza, quindi acquista autorevolezza. Sta a noi umani non essere superati dall’empatia artificiale nel rapporto tra medico e paziente. Questa è la vera sfida.












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