Da gennaio, chi compra su Everli può selezionare 65 punti vendita Esselunga distribuiti in 8 regioni e 29 province, con un assortimento che supera 17 mila referenze. La geografia coperta è ampia e attraversa alcuni dei bacini urbani più densi del Paese, dal Nord-Ovest fino al Centro, includendo anche aree in cui la domanda di consegna a domicilio è ormai strutturale.
Letto in superficie, è un’estensione di canale. Letto bene, è un segnale di fase: la spesa online non è più (solo) “fare eCommerce”, ma costruire un sistema di servizi che tiene insieme punti vendita fisici, prossimità, competenze operative e promessa di marca.
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Doppio vantaggio: per Esselunga più touchpoint, per Everli più legittimazione
Per Esselunga l’operazione funziona come un allargamento del perimetro digitale: un touchpoint in più che si affianca ai servizi già attivi e intercetta esigenze differenti (spesa programmata, reintegro veloce, integrazione continua tra fisico e digitale).
Per Everli, invece, l’accordo ha un valore quasi “istituzionale”: consolida il ruolo di piattaforma non più percepita come semplice app di consegna, ma come partner industriale per la Gdo.
Salvatore Palella, CEO di Everli Global Inc (già founder di Helbiz, società di monopattini in sharing)., lo esplicita così: la collaborazione con Esselunga dimostra il posizionamento di Everli come partner consolidato, grazie a innovazione, tecnologia e capitale umano; i 65 negozi Esselunga diventano un potenziamento del network e ampliano la capacità di servire una clientela più esigente.
Perché Everli è diventata un’infrastruttura: dalla nascita a oggi
Per capire la traiettoria bisogna fare un passo indietro. Everli nasce a Verona nel 2014 come Supermercato24, con l’idea di trasformare la spesa in un servizio “assisted” ma scalabile: non magazzini centralizzati, bensì personal shopper che preparano l’ordine nel punto vendita e lo consegnano.
Nel 2020 arriva il rebranding: Supermercato24 cambia nome e identità per sostenere un posizionamento più europeo e un’ambizione di crescita internazionale.
Nel 2021 la società annuncia un round Serie C da 100 milioni di dollari, destinato a rafforzare tecnologia, prodotto, logistica e team internazionale.
Poi, il passaggio decisivo più recente: nel febbraio 2024 Everli viene acquisita da Palella Holdings tramite un aumento di capitale da 21 milioni di euro, con un obiettivo dichiarato di riorganizzazione e rilancio, anche attraverso partnership con la grande distribuzione.
Dentro questa cornice, l’accordo con Esselunga è coerente: è la dimostrazione che il “rilancio” non passa solo da marketing o app, ma dall’agganciarsi stabilmente alle filiere retail più forti.
I punti vendita
In particolare i punti vendita interessati dalla collaborazione sono in Piemonte, Emilia-Romagna, Lombardia, Liguria, Lazio, Trentino-Alto Adige, Toscana, Veneto. Le province coinvolte sono: Alessandria, Asti, Bergamo, Biella, Bologna, Brescia, Bolzano, Como, Cremona, Firenze, Forlì-Cesena, Genova, Lecco, Livorno, Lucca, Mantova, Massa-Carrara, Modena, Monza e della Brianza, Novara, Parma, Pavia Pisa, Ravenna, Roma, Torino, Varese, Verona, Vicenza.
Dall’ultimo miglio all’ultimo metro
C’è un punto spesso sottovalutato nelle letture dell’eGrocery: la differenza tra consegnare e consegnare bene. Nel grocery, soprattutto sui freschi, l’esperienza si gioca su dettagli: maturazione, sostituzioni, catena del freddo, criteri di scelta. È per questo che l’accordo parla meno di velocità e più di qualità dell’ultimo metro: quello che separa lo scaffale dal sacchetto.
Il modello Everli, storicamente, ruota attorno alla figura dello shopper (più che del rider): la spesa viene composta nei negozi, con logiche vicine al mestiere del supermercato.
Ed è qui che entra una variabile “hard”, ma strategica: le condizioni di lavoro. Everli ha sostenuto l’accordo nazionale con Assogrocery (febbraio 2024) che introduce regole e standard minimi per gli shopper; nel 2025 sono stati anche avviati accordi integrativi e intese con le rappresentanze sindacali.
Per un retailer che vuole fondare la sua reputazione su servizio e affidabilità, questa maturazione riduce attriti e incoerenze tra promessa di marca e realtà operativa.
Un trend europeo: partnership e architetture “a più livelli”
La mossa si inserisce in un’evoluzione più ampia: la Gdo sta costruendo architetture ibride, combinando canali proprietari e alleanze con piattaforme di delivery o marketplace.
- Carrefour presidia anche la consegna rapida attraverso partnership con operatori come Glovo (in Italia e non solo).
- In Spagna, Mercadona ha sviluppato il modello delle “colmenas”, hub dedicati alla preparazione degli ordini online nelle grandi città.
- In Francia, Monoprix ha rafforzato la disponibilità su piattaforme come Uber Eats, portando la spesa “immediata” in logiche da quick commerce.
In questo scenario, il punto non è più scegliere tra “in house” o “outsourcing”, ma comporre un sistema dove ogni soluzione copre un bisogno diverso (spesa grande, spesa piccola, urgenze, pianificazione).
Il segnale al mercato: la spesa online non è più un canale, è una grammatica
Il messaggio che passa è netto: non basta esserci. La spesa online è diventata una grammatica fatta di frequenze diverse, contesti diversi, urgenze diverse. E quando la grammatica evolve, la collaborazione non è più tattica: diventa lo strumento per presidiare aree che, da soli, copriresti più lentamente o a costi più alti.
In filigrana, c’è anche un cambio culturale: l’idea di autosufficienza come valore lascia spazio a un retail più “aperto”, dove l’insegna resta il centro dell’esperienza, ma intorno lavora una costellazione di partner tecnologici e di servizio. L’accordo Everli–Esselunga, in questo senso, vale più della somma delle consegne: è un indicatore di come la Gdo sta riscrivendo, pezzo dopo pezzo,il proprio modello operativo nell’era dell’eGrocery.





