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Innovazione & Corporazioni

UberPop, i tassisti a testa bassa contro l’Authority

05 Giu 2015

Dopo il blocco di UberPop, l’Autorità dei Trasporti “apre” all’app per scambio di passaggi in auto tra privati, pur chiedendo nuove regole. Arese Lucini: «L’Italia sta indicando la strada all’Europa». Ma Loreno Bittarelli (Radiotaxi) dice a EconomyUp: «Un favore a Uber. Così l’ente non appare autonomo»

Sono state due settimane di fuoco per Uber: prima il blocco di UberPop, l’app che consente passaggi tra privati, poi il parere dell’Antitrust e da ultimo quello dell’Authority sui Trasporti, quest’ultima più aperta e favorevole all’introduzione di nuove regole sulla mobilità che finirebbero per consentire l’uso dell’app contestata. Così i tassisti, che inizialmente avevano gridato a vittoria e magari avevano cominciato a rilassarsi, si sono di nuovo ritrovati sul campo di battaglia. E ora Loreno Bittarelli, presidente di URI-Unione dei Radiotaxi Italiani, dichiara senza mezzi termini a EconomyUp: “Quella dell’Autorità dei Trasporti è una marchetta a Uber”.

L’affaire è scoppiato il 26 maggio quando il Tribunale di Milano ha deciso per UberPop l’inibitoria della prestazione del servizio su tutto il territorio nazionale. Con questa decisione il tribunale ha accolto il ricorso presentato dalle associazioni di categoria dei tassisti per “concorrenza sleale”. Nel provvedimento il giudice della sezione specializzata imprese del Tribunale di Milano, Claudio Marangoni, ha chiarito che Uber avrà 15 giorni di tempo per adeguarsi all’inibitoria disposta, altrimenti scatteranno delle penali. 

Va ricordato che Uber è il colosso californiano fondato da Travis Kalanick che eroga in varie parti del mondo un’app per chiamare da smartphone un’auto a noleggio con conducente. Diversa è UberPop, uno dei servizi messi a disposizione dalla multinazionale americana, che permette a chiunque di proporsi come conducente di un’auto per il trasporto di terzi, senza necessità di avere una licenza. Va anche ricordato che da tempo UberPop era nel mirino di tribunali ed enti regolatori, soprattutto perché considerato da alcuni (in primis dai tassisti) non tanto un servizio per agevolare lo scambio di passaggi tra automobilisti, quanto vero e proprio lavoro in nero svolto da sedicenti privati. 

Due giorni dopo, il 28 maggio, è arrivata una precisazione dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato sul blocco di UberPop. “Internet rappresenta un grande fattore di sviluppo economico che non può essere fermato, ma occorrono regole per definire soluzioni equilibrate fra i vari interessi in gioco” era scritto nel documento.

Ma quella che sta facendo più impensierire la categoria dei tassisti è l’Autorità dei Trasporti, della quale ieri è stata diffusa una segnalazione a governo e parlamento in cui vengono proposte una serie di modifiche alla norma sui trasporti pubblici non di linea, la 21 del 1992, andando incontro a tutti gli attori coinvolti. A partire dalla cosiddetta sharing economy, che sta imponendo in tutto il mondo una presa di posizione del legislatore. 

L’ Autorità, si legge in una nota, è partita da un’approfondita “indagine sul recente diffuso utilizzo di tecnologie informatiche”. Ha preso atto dell’offerta di una “pluralità di tipologie di servizi di autotrasporto di persone, oggi resa possibile dalla diffusione di tecnologie mobili competitive e dal cambiamento delle abitudini di consumo degli utenti da esse prodotto”. Ha poi osservato che “la domanda di mobilità, specie per le fasce di reddito basse e per i giovani,  si orienta verso sistemi basati sulla flessibilità e sulla condivisione di risorse, tipici della sharing economy“.Ha quindi proposto di “far emergere questo mercato, affinché domanda e offerta di servizi possano incontrarsi in modo trasparente e nel rispetto delle regole applicabili all’attività economica d’impresa”. 

In sostanza l’ente regolatorio propone l’inquadramento di figure che non superino le 15 ore di guida settimanali, che stipulino un’assicurazione aggiuntiva e siano, attraverso la società che li fa lavorare, riconosciuti all’interno di un registro apposito delle Regioni. Se il parlamento dovesse accogliere una modifica di questo tipo, quindi, UberPop potrebbe proseguire l’attività nel recinto tracciato.

“Con questo atto l’Italia sta indicando la strada all’Europa, e sta abbracciando l’innovazione a beneficio di tutti i cittadini” ha commentato Benedetta Arese Lucini, alla guida di Uber Italia. “Uber vuole dare il suo contributo e partecipare al processo che potrà far sì che le considerazioni dell’ Autorità divengano finalmente legge”. Il documento, secondo Arese Lucini,  contiene “proposte all’avanguardia sul ride sharing“, che “riflettono perfettamente il nuovo assetto del trasporto pubblico, che sta sempre più diventando ecologico, affidabile ed efficiente, e incoraggiano nuove soluzioni di mobilità, come per esempio Uber”.

“Quella dell’Authority dei Trasporti è una marchetta a Uberpop” replica Loreno Bittarelli con lo stile combattivo caratteristico della categoria. “A questo punto metto in dubbio che il parere dell’Autorità sia realmente autonomo e indipendente” continua il presidente di Uri, associazione che si autodefinisce “la Confindustria dei taxi” e vanta un “ruolo chiave nel confronto tra taxi, istituzioni e mondo politico”.

Bittarelli è tassativo: “Non si può pensare che privati cittadini siano legittimati con un escamotage a fare trasporto pubblico. Stabilire un limite di 15 ore a settimana? E come faccio a sapere che sono davvero 15 ore? Mi devo fidare di quello che dice Uber”.Secondo Bittarelli, che è anche presidente della Coop Taxi 3570 di Roma, il settore Ncc non è nemmeno più di competenza dell’Autorità dei Trasporti, la cui azione è stata ridimensionata da un decreto emanato a suo tempo dal governo Monti.

Modificare la legge 21 del 1992? “Se la norma si può migliorare ben vengano le modifiche” afferma. “Se è vero che in questi anni il mondo del trasporto è cambiato, io dico però che bisogna regolamentarlo. Noi siamo disponibili a dare il nostro contributo, ma appunto sempre in un contesto di regole ben definite. Sennò anche noi ci mettiamo a fare come ci pare”. 

Infine il presidente di Uri ricorda TaxiHack, il primo hackathon dedicato all’innovazione del servizio taxi che si terrà il 13 e 14 giugno a Roma allo scopo di convocare sviluppatori per migliorare l’app IT Taxi. Si tratta di un’applicazione, lanciata da Uri, che permette di chiamare un taxi in tutta Italia anche senza conoscere i numeri locali del servizio e sfruttando la posizione GPS dell’utente. “Così sconfessiamo la diceria – conclude Bittarelli – che i tassisti sono ostili al cambiamento. La nostra app esiste da prima di Uber”. Che però è stato fondato nel 2009, mentre l’app IT Taxi è del 2013. 

di Luciana Maci

  • Fabio Prizzo

    Era davvero l’ora che qualcuno prendesse una posizione.
    Uber ha fatto tanto discutere, fatto sta che è un dato di fatto che se la gente lo utilizza, evidentemente è un servizio che la gente vuole. Le tariffe economiche e l’app innovativa hanno fatto il resto.

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