space economy

D-Orbit, perché sono in arrivo altri 110 milioni per la pioniera italiana della logistica orbitale



Indirizzo copiato

Azimut Group ha finalizzato un club deal da 110 milioni di euro per investire in questa ex startup di Como fondata da Luca Rossettini, oggi tra le aziende più innovative nelle infrastrutture spaziali. I dettagli

Pubblicato il 23 gen 2026



Luca Rossettini_DOrbit
Luca Rossettini, founder e CEO di D-Orbit

Arrivano nuovi importanti fondi per D-Orbit, ex startup e oggi azienda italiana che sta portando un approccio innovativo nel trasporto e nella gestione dei satelliti: Azimut Group ha finalizzato un club deal da 110 milioni di euro dedicato a investire in questa realtà che propone servizi di logistica orbitale e nelle infrastrutture per le operazioni spaziali.

Il veicolo di investimento – Azimut Direct Investments SCA-SICAV-RAIF – D-Orbit, costituito in Lussemburgo – ha raggiunto il target di raccolta in meno di due settimane, consentendo a circa 1.500 clienti private e wealth di Azimut in Italia di partecipare a un’operazione focalizzata sulle infrastrutture spaziali, uno dei segmenti più dinamici della nuova space economy.

Come è strutturata l’operazione

Il club deal prevede una doppia componente. Da un lato, la partecipazione a un aumento di capitale in corso, con Azimut nel ruolo di investitore di riferimento, destinato a sostenere l’espansione industriale e tecnologica della società. Dall’altro, un acquisto di azioni sul mercato secondario da parte di diversi investitori, con l’obiettivo di rafforzare la compagine azionaria e consolidare il percorso di crescita internazionale di D-Orbit.

Le nuove risorse si aggiungono a un round da 150 milioni di euro chiuso lo scorso settembre. Il round di Serie C rappresentava in quel momento uno dei più grandi finanziamenti nell’industria spaziale nei precedenti dodici mesi. Guidato dalla Marubeni Corporation, aveva visto la partecipazione sia di investitori storici come CDP Venture Capital e Seraphim Space Investment Trust, sia di nuovi attori come Avantgarde e Iberis Capital.

D-Orbit, da startup italiana a riferimento globale

Fondata nel 2011 a Fino Mornasco (Como) da Luca Rossettini, D-Orbit nasce con una missione chiara: rendere lo spazio più sostenibile ed efficiente, superando il modello tradizionale delle missioni satellitari “one shot”. In poco più di un decennio, l’azienda si è trasformata da startup deep tech a operatore industriale globale, con sedi in Italia, Portogallo, Regno Unito e Stati Uniti e collaborazioni attive con agenzie spaziali e grandi operatori privati.

Il cuore dell’offerta è ION Satellite Carrier, una piattaforma che funziona come un vero e proprio “space tug”: trasporta satelliti in orbita, li rilascia in modo preciso e può effettuare manovre successive, riducendo tempi, costi e complessità delle missioni. Un approccio che risponde direttamente alla crescita delle costellazioni satellitari, oggi cruciali per telecomunicazioni avanzate, osservazione della Terra, analisi climatica, difesa, mobilità autonoma e gestione delle infrastrutture critiche.

Pochi giorni fa D-Orbit ha completato la 20ª e 21ª missione ION, superando il traguardo simbolico dei 200 carichi satellitari trasportati: un dato che rafforza la credibilità industriale della società e la distingue da molti operatori ancora in fase sperimentale.

Capitali per scalare: industria, tecnologia e nuove applicazioni

I 110 milioni raccolti attraverso il club deal saranno utilizzati per ampliare la capacità industriale legata alle missioni ION, accelerare la roadmap tecnologica e sostenere lo sviluppo internazionale. Un focus particolare riguarda l’evoluzione verso servizi a più alto valore aggiunto, come l’elaborazione dei dati direttamente in orbita, anche tramite intelligenza artificiale, e i servizi di scambio dati in tempo quasi reale.

In questa direzione si inserisce anche la combinazione strategica annunciata ad aprile con Planetek, che ha l’obiettivo di integrare nuove competenze nelle applicazioni spaziali cloud-based e nell’uso dell’AI per l’analisi dei dati satellitari.

Mentre entrano nuovi capitali, Indaco esce: cosa c’è dietro l’operazione

La chiusura del club deal da 110 milioni arriva mentre, sullo sfondo, si completa un altro passaggio chiave nella struttura del capitale di D-Orbit: l’uscita di Indaco Venture Partners tramite il fondo TT Venture, annunciata in questi giorni come una “exit” ma che, nei fatti, va letta soprattutto come operazione di mercato secondario. Il comunicato diffuso da Indaco non fornisce dettagli economici sull’operazione – né valutazione, né acquirenti, né impatto diretto sulla cassa della società – e si inserisce in una fase già emersa a fine 2025, quando D-Orbit aveva annunciato l’ingresso di nuovi investitori precisando che parte delle operazioni riguardava il riassetto delle quote esistenti, più che l’apporto di nuovo capitale. In altre parole, l’uscita di Indaco non segnala un disimpegno dal progetto, ma la naturale monetizzazione di un investimento early-stage in una scaleup ormai entrata in una fase industriale matura, che richiede capitali, tempi e profili di rischio diversi rispetto a quelli di un fondo venture tradizionale.

Le dichiarazioni

«Il successo di questo nuovo club deal – commenta Giorgio Medda, CEO del Gruppo Azimut – conferma la capacità di Azimut di avvicinare i clienti privati alle grandi opportunità dell’economia reale, posizionandoci come abilitatore e acceleratore dell’innovazione tecnologica strategica del Paese. D-Orbit rappresenta un’eccellenza industriale italiana capace di affermarsi come riferimento nella costruzione della nuova infrastruttura spaziale globale».

Per Luca Rossettini, CEO di D-Orbit, «l’ingresso di Azimut come lead investor è un segnale di forte fiducia nel percorso industriale e tecnologico che portiamo avanti da oltre dieci anni. Questo primo closing rafforza la nostra capacità di crescere con una visione di lungo periodo, mantenendo un approccio industriale solido in un settore in rapida evoluzione».

Un tassello chiave della space economy europea

Con questa operazione, D-Orbit consolida il proprio ruolo non solo come fornitore di servizi spaziali, ma come infrastruttura abilitante della space economy, in un contesto in cui lo spazio è sempre più intrecciato con digitale, cloud, AI e sicurezza. Il club deal di Azimut rappresenta così un segnale chiaro: la logistica orbitale non è più una nicchia tecnologica, ma un asset strategico su cui costruire la prossima fase di crescita dell’industria spaziale europea.

guest

0 Commenti
Più recenti Più votati
Inline Feedback
Vedi tutti i commenti

Articoli correlati

0
Lascia un commento, la tua opinione conta.x