La notizia non è solo “Genenta cambia nome”: è che Pierluigi Paracchi, founder e CEO della scaleup italiana quotata al Nasdaq dal 2021, ha completato il cambio di rotta strategico della società di cui è founder e CEO: dal biotech puro all’aggregatore industriale, che punta ad acquisire società private specializzate che operano in ambiti “national-security regulated”, con una preferenza per target già profittevoli (in genere fino a ~5 milioni di euro di EBITDA). Il nuovo nome? Saentra Forge.
La nuova cornice in cui cui si muoverà la (quasi) ex Genenta (poi vedremo perché servono alcuni passaggi per entrare nella nuova identità) è dichiarata in un comunicato molto dettagliato: il Golden Power è il perimetro e include, oltre alla difesa, anche biotech e biosecurity, cybersecurity, AI-driven intelligence, aerospazio, quantum e comunicazioni sicure, fino alle infrastrutture critiche. In altre parole, Saentra Forge prova a mettere insieme (in un’unica narrativa industriale) la sua “eredità biotech” e il nuovo ciclo di investimenti che si sta aprendo sulla sicurezza.
La mossa di Genenta/Saentra Forge si deve leggere all’interno di una tendenza più generale, che negli ultimi due anni ha portato l’attenzione sul Defence tech e sulla sovranità tecnologica europea e italiana, non solo in ambito militare ma anche in cybersecurity, cloud, AI e altre filiere critiche.
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Il primo tassello: l’integrazione di ATC e l’operazione “difesa”
La trasformazione di Genenta è già cominciata con la prima “integrazione industriale” con ATC, produttore di alta precisione di fucili tattici e sistemi per forze speciali, oltre che di armi sportive; il finanziamento previsto è fino a 5,1 milioni di euro, tramite aumenti di capitale riservati e “a tranche”, legati a obiettivi di performance, con l’obiettivo finale di arrivare al controllo.
ATC è un’azienda brianzola che è una sorta di boutique della difesa made in Italy con licenze sia delle autorità italiane sia della NATO. L’operazione prevede ricavi per circa 4 milioni nel 2026 che dovrebbero più che raddoppiare nel 2027, con EBITDA più che positivo ( circa 4 milioni l’anno prossimo)
Genenta, quindi, passa da una traiettoria biotech (tempi lunghi, rischio clinico, burn rate) a un impianto più “industriale”, che prova a portare in pancia flussi, EBITDA e una storia di M&A da raccontare agli investitori.
“Non vogliamo diventare una holding industriale ma un aggregatore, prendiamo solo quote di maggioranza, clusterizzando i vari settori strategici”, tiene a precisa Pierluigi Paracchi, che aggiunge: “E non siamo neanche un fondo di private equity nè un investitore”
Cosa resta del biotech: partnership e prosecuzione mirata
Genenta non chiude la porta al biotech: dichiara di voler far avanzare la piattaforma soprattutto attraverso partnership con pharma e altre società biotech, mantenendo lo sviluppo su GBM (glioblastoma) ma senza internalizzare, “in questa fase”, ulteriori trial. E ingaggia DC Advisory come advisor finanziario per le iniziative di partnership.
Un punto che viene sottolineato, nel comunicato, è anche la “benzina” finanziaria: la società stima una disponibilità di circa 33 milioni di dollari tra cassa, equivalenti e titoli a fine 2025 (dato preliminare), rispetto a 17,7 milioni a giugno 2025, citando un’offerta registrata con investitori istituzionali.
Perché questo “dettaglio” è importante? Senza “munizioni” non si possono fare acquisizioni e il posizionamento di consolidatore non sarebbe credibile.
Genenta, il campione biotech italiano a Wall Street
Per valutare correttamente il senso e il peso della notizia va ricordato di cosa parliamo quando parliamo di Genenta (qui puoi seguire lo sviluppo di Genenta)
La società nasce nel 2014 come spin-off dell’Ospedale San Raffaele di Milano e sviluppa Temferon, una terapia cellulare nell’area immuno-oncologica (con focus, tra gli altri, sul glioblastoma).
Genenta diventa un “caso” oltre il biotech quando fa il grande salto: l’ingresso nel listino di New York, al Nasdaq , il 15 dicembre 2021. E Pierluigi Paracchi diventa il volto dell’imprenditoria innovativa italiana che riesce a diventare protagonista sulla scena internazionale e in un segmento piccolo ma strategico come le biotecnologie.
È qui che va collocata la “centralità” del soggetto: non stiamo parlando di una ex startup che cambia direzione, ma di una biotech italiana che aveva costruito una traiettoria internazionale rilevante e che ora decide di riposizionarsi su un asse —difesa/sicurezza—oggi molto più “caldo” sui mercati e decisamente più promettente sul fronte dei ricavi e del business.
Cos’è Praexidia Foundation, l’azionista “sovranity-aligned”
Il motore della svolta di Genenta è la Praexidia Foundation, una fondazione di diritto privato lanciata nel settembre 2025 e di cui è presidente Pierluigi Paracchi: riunisce figure rilevanti delle istituzioni, dell’ industria della difesa e delle forze armate. Qualche nome? Dal grande stratega dei potenti Gianni Letta all’ex amministratore delegato di Finmeccanica e Agusta-Westland Giuseppe Orsi, dall’esperto di geopolitica Alessandro Aresu al presidente della Fondazione Fiera Milano Giovanni Bozzetti, dal generale Leonardo Tricarico, già Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare, al Presidente di Assolombarda Alvise Biffi.
Paexidia Foundation entra nel capitale di Genenta- Saentra Forge tramite donazione di azioni da parte del fondatore e ceo Pierluigi Paracchi e sottoscrive un patto che prevede diritti di consultazione su operazioni rilevanti e un lock-up quinquennale rinnovabile.
Per capire meglio “cos’è” Praexidia, è utile guardare alla missione dichiarata: sul sito ufficiale la Fondazione si presenta come punto di riferimento per la tutela e valorizzazione delle filiere critiche dalla difesa all’aerospazio, dal dual use alle infrastrutture strategiche, dall’energia alle biotecnologie, con attenzione particolare alle small-mid cap italiane.
La fondazione nasce con l’obiettivo di fare da ponte tra imprese e istituzioni, aggregando competenze e investimenti per rafforzare “campioni” nazionali ed europei nelle filiere strategiche. Saentra Forge diventa il braccio operativo della missione e prova a costruire un presidio “istituzionale” (o comunque istituzionalizzato) attorno a una strategia di acquisizioni in settori sensibili, dove autorizzazioni, licenze e perimetri Golden Power possono accelerare o bloccare operazioni.
Perché adesso? Il defence tech è “mainstream”
Il timing non è casuale. Nel 2025, secondo Dealroom, il venture capital europeo nel defence tech ha toccato 1,5 miliardi di dollari, l’anno più attivo di sempre, spinto anche da mega-round come quello della tedesca Helsing (600 milioni proprio per investire sulla sovranità tecnologica). Il report di Atomico parla apertamente di una nuova centralità di AI, Climate e Difesa, segnalando anche un +55% nella raccolta in defence tech. Nel frattempo, i governi muovono leve dedicate: il Regno Unito ha appena lanciato un fondo da 20 milioni di sterline per startup militari, con l’obiettivo di cambiare procurement e accelerare l’adozione di tecnologie (AI, robotica, sistemi di precisione).
Sullo sfondo, l’Unione Europea sta spingendo su strumenti e roadmap per l’industria della difesa: nella “EU Defence Industry Transformation Roadmap” si cita l’implementazione di iniziative come BraveTech EU, anche per accelerare sviluppo e deployment tecnologico e connettere ecosistemi di innovazione (inclusa la cooperazione con l’Ucraina).
In questo quadro, la mossa di Genenta/Saentra Forge si può leggere come un tentativo di “entrare nel flusso”: unire la logica della tecnologia (anche dual use) con quella dell’industria regolata, dove la sovranità—non solo militare—diventa una parola-chiave anche in cybersecurity, cloud, AI e filiere critiche.
Genenta/Saentra Forge, i prossimi passi
Nell’assemblea di marzo dovrà essere ratificato il nuovo nome di Genenta e la svolta strategica. Non dovrebbero esserci sorprese, ma è un passaggio importante.
Da quel momento Saentra Forge dovrà dimostrare di poter continuare sulla via di acquisizioni in settori Golden Power, dove governance e autorizzazioni sono parte dell’operazione (e su questo fronte Paexidia è una presenza politico-istituzionale e non solo azionaria).
La sfida più generale sarà viaggiare sul doppio binario consolidamento industriale + biotech: partnership e asset clini da un lato, integrazioni industriali dall’altro. Il rischio, in percorsi ibridi come questo, è la dispersione ma c’è anche una grande opportunità per l’Italia: costruire una “piattaforma” che riesca a tenere insieme sicurezza nazionale e tecnologie ad alto contenuto. Una piattaforma che potrebbe diventare un modello di innovazione industriale per tutto il sistema economico nazionale. Sarà questa la sfida futura di Pierluigi Paracchi.





