LA PARTNERSHIP

Accordo Allianz-Anthropic: così l’AI di Claude velocizza la gestione sinistri



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Allianz stringe una partnership globale con Anthropic: Claude entra nella piattaforma AI interna per automatizzare documenti e sinistri. Più velocità, ma con supervisione umana e tracciabilità. Vantaggi e rischi

Pubblicato il 15 gen 2026



Oliver Bäte, Chief Executive Officer (CEO) di Allianz SE
Oliver Bäte, Chief Executive Officer (CEO) di Allianz SE

Allianz ha deciso di mettere un “cervello” nuovo dentro uno dei processi più delicati dell’assicurazione: la gestione dei sinistri. L’accordo globale con Anthropic, la società statunitense dietro il modello generativo Claude, nasce con un obiettivo dichiarato: accelerare le operazioni e ridurre il peso del lavoro manuale, a partire dall’intake documentale e dalle pratiche di liquidazione. In concreto, Claude diventerà parte integrante della piattaforma di intelligenza artificiale interna del gruppo e sarà disponibile “per tutti i collaboratori”, con l’ambizione di rendere le richieste più semplici gestibili “in pochi clic” e con liquidazioni “quasi istantanee” nei casi meno complessi (si fa spesso l’esempio dell’Rc auto). Ma, allo stesso tempo, Allianz insiste su un punto: nei casi sensibili o molto complessi la decisione finale resta all’essere umano, un principio “human-in-the-loop” che l’azienda presenta come argine a errori, bias e automatismi non spiegabili. È un passaggio non banale, perché sposta l’AI generativa dal perimetro sperimentale (chatbot informativi, assistenza interna) al cuore di una promessa di servizio: pagare prima, con meno frizioni, quando il cliente è nel momento peggiore – l’incidente, il danno, la necessità di cure.

Come funziona la partnership Allianz-Anthropic

Nella nota ufficiale, Allianz e Anthropic raccontano la partnership come un cantiere su tre filoni: “workforce empowerment”, automazione operativa tramite agentic AI, e “trasparenza e compliance”. Tradotto: da un lato Claude viene integrato per supportare lo sviluppo software e il lavoro quotidiano (con “Claude Code” già usato da migliaia di sviluppatori del gruppo) e con l’adozione di Model Context Protocols per collegare in sicurezza fonti dati e applicazioni; dall’altro lato si lavora su agenti capaci di orchestrare workflow multi-step, dalla ricezione dei documenti fino alla gestione dei sinistri in ambiti come motor e health.

Il terzo filone è quello che, nel mondo assicurativo, pesa più di qualsiasi demo: la possibilità di costruire sistemi che registrino decisioni, razionali e fonti dati così da rendere ogni azione AI “tracciabile” e verificabile rispetto ai requisiti regolatori e ai rischi specifici del settore. È qui che l’accordo prova a differenziarsi dal semplice “mettiamo un Llm in produzione”: Allianz cerca un’AI che non sia solo veloce, ma anche auditabile.

Oliver Bäte, Chief Executive Officer (CEO) di Allianz SE, parla di “nuovi standard di accuratezza”; Dario Amodei, Chief Executive Officer e co-founder di Anthropic, ricorda che in assicurazione la posta in gioco è alta perché le decisioni hanno un impatto su milioni di persone.

Gestione sinistri: perché l’AI può fare la differenza

La domanda però è: perché proprio adesso? Perché la gestione sinistri è il punto in cui si incrociano costi operativi, customer experience e rischio reputazionale. La generative AI ha mostrato di poter “svuotare” rapidamente alcune attività ad alta intensità di tempo: riassumere documenti, estrarre informazioni, compilare moduli, generare bozze di comunicazioni al cliente, suggerire next step agli operatori. Non a caso, Bain ha parlato di un’opportunità enorme nella gestione sinistri P&C e, nei piloti citati, di incrementi di produttività fino al 50% su task specifici e potenziali riduzioni della “leakage” (perdite da inefficienze/errore) fino al 40%.

Anche BCG descrive l’area sinistri come uno dei luoghi dove la GenAI può cambiare davvero il gioco, proprio perché la filiera è frammentata e ricchissima di testo non strutturato.

E Swiss Re, da riassicuratore, ha raccontato lo sviluppo di strumenti che automatizzano e snelliscono parti del claims handling mantenendo il controllo decisionale agli esperti, segno che la traiettoria del mercato va verso “automazione + supervisione”, non verso l’autopilota puro.

In questo contesto, Allianz sta anche capitalizzando un percorso già avviato: nel 2024 ha lanciato un “Insurance Copilot” per i sinistri auto in Austria e racconta casi d’uso in cui l’AI riduce drasticamente i tempi (dalle fatture pet pagate in poche ore ad automazioni su claim specifici). La partnership con Anthropic è quindi meno un colpo di teatro e più un tentativo di scalare, con un alleato “safety-first”, ciò che era rimasto in verticale.

AI e assicurazioni: attenzione alle criticità

Il vero nodo, come sempre, è quello che sta tra promessa e realtà: governance e fiducia. Nel 2025 EIOPA ha pubblicato un’Opinion su governance e risk management dell’AI, chiedendo di chiarire responsabilità, controlli, gestione del modello, qualità del dato e sorveglianza lungo il ciclo di vita dei sistemi. È un richiamo a non trattare l’AI come un software qualsiasi: nei servizi finanziari e assicurativi, un errore può diventare discriminazione, esclusione, contenzioso. E la politica regolatoria europea resta “risk-based”: l’AI Act ha acceso i riflettori soprattutto su usi ad alto impatto (classicamente l’underwriting in ambito life/health), ma la pressione culturale e di vigilanza si estende anche a processi che influenzano l’accesso a servizi essenziali e la qualità dell’indennizzo. Nel Regno Unito, la FCA ha perfino avvertito che un uso spinto dell’AI potrebbe rendere alcune persone “uninsurable”, segnalando quanto sia sottile la linea tra personalizzazione e discriminazione. Ecco perché nella comunicazione di Allianz ricorre l’idea di trasparenza (log di decisioni e fonti) e di human-in-the-loop: non solo per prudenza tecnica, ma per sostenere la legittimità di un cambio di processo davanti a regolatori e clienti.

Allianz: tagli al personale a causa dell’AI?

Infine c’è la questione più politica: il lavoro. Allianz – anche attraverso le ricostruzioni riprese in Italia – sostiene che l’accordo non abbia “alcun legame” con ipotesi di tagli e che l’AI creerà nuovi ruoli, pur potendo impattare le posizioni basate su processi manuali. Ma la discussione è già aperta: Reuters, a fine novembre 2025, ha riportato che nella divisione Allianz Partners (travel) sarebbero stati valutati tagli fino a 1.500–1.800 posti in 12-18 mesi, soprattutto nei call center, proprio per l’avanzata dell’automazione. È il paradosso dell’AI “responsabile” nel mondo reale: si può progettare un sistema più controllabile e trasparente, e allo stesso tempo usare quel sistema per ridisegnare funzioni intere. Per il mercato – e anche per l’Italia, dove Allianz opera ma senza indicare (almeno pubblicamente) un calendario Paese per Paese – la partita vera sarà capire dove l’automazione si fermerà (semplice triage e document handling, o anche proposta di liquidazione?), quanto resterà umano (decisione finale sempre o solo nei casi “sensibili”?) e come verrà misurata la qualità: velocità sì, ma anche equità, contestazioni ridotte, customer satisfaction e riduzione delle frodi senza “false accuse” ai clienti. Se la promessa delle “liquidazioni quasi istantanee” reggerà, non sarà solo perché Claude è bravo a riassumere una pratica: sarà perché l’assicuratore avrà costruito un sistema end-to-end – dati, regole, audit, persone – capace di far convivere efficienza e fiducia.

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