Scenari economici

Da cosa dipende il successo? Formazione o talento?

Sul Financial Times si sono contrapposti due punti di vista. Un master è un fattore determinante per chi fa startup. No, è stato replicato, chi viene selezionato ha già una predisposizione imprenditoriale, è già più bravo della media. Il dibattito è aperto

Pubblicato il 24 Feb 2015

Da cosa dipende il successo? Formazione o talento?

Fabio Sdogati, docente del Politecnico di Milano

Quesito importante, quello nel titolo, per cui sarà bene partire con il piede giusto dicendo che nulla al mondo è l’effetto di una sola causa, così che la contrapposizione presente nel titolo è fittizia. Come ogni buon titolista sa, la contrapposizione serve ad attrarre attenzione e a delimitare un terreno di discussione, ma non rappresenta un quesito analiticamente trattabile.

E allora riformuliamo il quesito: a parità di predisposizione, la formazione ha un impatto positivo, o no? E a parità di formazione, esiste un impatto positivo della predisposizione?

Il quesito sorge dalla ‘contrapposizione’ tra un articolo di Jonhatan Moules pubblicato dal Financial Times lo scorso 18 gennaio (Start-up costs for MBA graduates pay off, www.ft.com), e la replica di Tessema Tesfachew il primo febbraio (“Maybe predisposition makes entrepreneurs, www.ft.com)..

Nell’articolo originario il giornalista sostiene con forza che aver conseguito un MBA è un fattore determinante per il successo di una iniziativa imprenditoriale. Basandosi sui risultati di una ricerca condotta dall’FT nel 2005 su 7800 MBA provenienti da 100 scuole di elevato livello, l’autore riporta che il 22% dei possessori di un titolo MBA avviarono una attività imprenditoriale, e che di queste l’84% era ancora in vita dopo tre anni. Numero importante, 84%, perché anche in uno dei paesi più aperti alle nuove iniziative imprenditoriali, gli Stati Uniti, ‘soltanto’ il 60% del totale delle intraprese, cioè quelle di imprenditori con MBA e quelle di imprenditori senza, è ancora attivo.

Nella sua lettera all’FT Tessema Tesfachew, lei stessa MBA ed imprenditrice, mette in guardia contro una conclusione ‘facile’ che pure è possibile derivare dal confronto 60%-84%. Forse, dice l’autrice, gli MBA non sono migliori imprenditori perché hanno fatto rigorosi studi che in non MBA non hanno fatto, ma perché sono un sottoinsieme della popolazione generale selezionato a monte (ovviamente) nel processo di ammissione al programma MBA. Gente con una ‘predisposizione’, dunque, dice l’autrice, persone già più ‘brave’ della media al momento in cui i selettori delle università le hanno ammesse ai programmi MBA. E suggerisce poi, con ironia apprezzabilissima, che sono proprio i selettori quelli che dovrebbero ricevere i nostri complimenti, non i professori che insegnano negli MBA!

Interessante.

* Fabio Sdogati è ordinario di Economia Politica al Politecnico di Milano, @FabioSdogati, www.scenarieconomici.com

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