Walmart sta espandendo i servizi di ultra-fast drone delivery, includendo nuove aree come Houston e pianificando l’estensione della tecnologia a circa 150 negozi nel prossimo anno. In Italia invece l’esperimento di Amazon è fallito: la multinazionale aveva effettuato a fine 2024 la consegna di merci via drone con un primo test in Abruzzo, ma a fine 2025 ha chiuso il progetto. Quali sono le prospettive future delle consegne con i droni? Vediamolo insieme.
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Droni e delivery: Walmart accelera negli Usa
Walmart sta trasformando il drone delivery da “progetto pilota” a opzione di consegna: non più un esperimento per fare notizia, ma un tassello della logistica last-mile. La recente accelerazione ha due segnali concreti: da un lato l’estensione dell’ultra-fast drone delivery a nuove grandi aree metropolitane — tra cui Houston — e dall’altro il piano, annunciato con Wing (Alphabet), di portare il servizio in circa 150 nuovi store nel prossimo anno, con l’obiettivo di arrivare a una rete di oltre 270 location entro il 2027. In pratica: si passa da poche decine di negozi a una “mappa nazionale” che va coast to coast, con l’ambizione di raggiungere decine di milioni di persone.
È un cambio di fase che arriva dopo mesi di crescita dell’utilizzo (Wing racconta una base di utenti ricorrenti molto attivi) e dopo una prima espansione 2025 in città come Atlanta, Charlotte, Orlando e Tampa. Il punto non è la velocità in sé (che resta un enorme driver marketing), ma la promessa industriale: usare i droni per una parte selezionata delle consegne “piccole, urgenti, ad alta frequenza”, dalla spesa veloce ai prodotti per la casa, aggirando traffico e tempi morti e spostando valore sull’ultimo miglio, quello più costoso.
Cosa non ha funzionato in Italia
Il confronto con l’Italia, però, racconta quanto il decollo non sia solo tecnologico. Qui l’esperimento più visibile — Prime Air di Amazon — si è chiuso dopo un percorso rapidissimo: primo test annunciato a fine 2024 (Abruzzo, area di San Salvo, con autorizzazioni Enac), ambizione di avvio commerciale nel 2025, stop comunicato a fine 2025. Non è (solo) una questione di “droni che funzionano o non funzionano”, ma di contesto operativo. Amazon ha parlato apertamente di una revisione strategica e di condizioni non compatibili con gli obiettivi di lungo periodo; Enac, nella propria lettura, ha lasciato intendere che il lavoro tecnico-regolatorio fosse avanzato, ma che abbiano pesato scelte di policy e valutazioni di rischio/ritorno. In altre parole, quando un servizio richiede investimenti continui, processi certificativi e una roadmap pluriennale, l’incertezza — normativa, operativa, reputazionale — diventa un costo che può superare il beneficio. È anche per questo che, mentre negli Usa (e nel Regno Unito) Prime Air continua tra test e consegne commerciali, l’unico progetto europeo è stato congelato.
Il futuro del drone delivery: consegne per casi specifici
Che cosa ci dicono questi due movimenti sulle prospettive future? Che il drone delivery non sarà “la consegna per tutti”, ma una consegna per casi d’uso specifici. La tecnologia oggi è forte dove i vincoli sono gestibili: peso ridotto, raggio limitato, aree di consegna compatibili (case unifamiliari, spazi di drop-off), meteo accettabile, integrazione con un negozio che fa da micro-hub. Per questo la strategia Walmart è interessante: appoggiarsi a una rete capillare di store e trasformare alcuni punti vendita in nodi logistici aerei, aggiungendo una corsia extra alla spesa on demand.
In città come Houston, il valore è evidente: traffico e distanze rendono appetibile una consegna “in minuti”, ma soprattutto rendono misurabile il vantaggio competitivo su ordini urgenti e ripetitivi. Resta però il “conto economico”: i droni devono volare tanto, con alta affidabilità e costi operativi in discesa, per diventare sostenibili oltre la fase promozionale. E devono convivere con un ecosistema dove il cliente ha già alternative (rider, quick commerce, click&collect, locker): la frontiera vera è l’orchestrazione, cioè decidere quale mezzo usare per ogni ordine in modo dinamico, minimizzando costi e massimizzando esperienza.
Le prospettive in Europa e Italia
In Europa e in Italia, quindi, le prospettive non sono “droni sì/droni no”, ma dove e quando. La partita si giocherà su tre leve. Primo: regolazione e integrazione dello spazio aereo (servono tempi certi, regole chiare, infrastrutture e responsabilità definite). Secondo: specializzazione dei casi d’uso (medicale, aree periferiche, isole logistiche, consegne critiche, oppure segmenti retail ad alta urgenza) più che promessa generalista. Terzo: collaborazione pubblico-privato e filiere industriali (operatori UAS, retailer, assicurazioni, gestori del traffico aereo, comuni). Il paradosso è che il fallimento di un grande progetto non chiude il capitolo: può anzi liberare spazio a modelli più realistici, meno “monolitici”, dove i droni diventano un’infrastruttura leggera integrata nella logistica e non l’ennesimo slogan futurista.
Walmart sta scommettendo che questa integrazione — scala, rete, domanda ricorrente — sia finalmente matura. L’Italia, dopo lo stop Amazon, dovrà capire se vuole restare nel ruolo di laboratorio intermittente o costruire condizioni stabili per passare dalle sperimentazioni ai servizi. Ed è qui che le “nuove frontiere del delivery” smettono di essere un video virale e diventano politica industriale del quotidiano.














