“Per noi le soluzioni IA non devono essere mai una black box”. Le parole con cui di solito Massimo Proverbio, Chief Data, AI, Innovation and Technology Officer di Intesa Sanpaolo, racconta l’approccio della prima banca italiana all’intelligenza artificiale tornano utili come chiave di lettura del nuovo Piano di Impresa 2026-2029: una trasformazione digitale che punta a scalare, senza strappi, ciò che la banca considera già “industrializzato” — piattaforme, dati, modelli, sicurezza — e a tradurlo in crescita e redditività.
Dentro la cornice finanziaria più osservata dal mercato (obiettivo utile netto oltre 11,5 miliardi nel 2029 e circa 50 miliardi di distribuzioni 2025-2029, con payout ratio al 95% negli anni 2026-2029), il capitolo tech non è una nota a margine: Intesa mette a budget 5,1 miliardi di investimenti nel quadriennio, di cui 4,6 miliardi “per tecnologia e crescita”. E lega esplicitamente al digitale sia l’efficienza (processi e costi) sia la traiettoria di espansione, a partire dal lancio di Isywealth Europe.
Da qui discende la centralità e la responsabilità dell’area del Gruppo guidata da Massimo Proverbio, 66 anni, da quasi 10 dentro l’istituto bancario, che dovrà scaricare a terra tecnologie e progetti per generare il valore atteso.
Indice degli argomenti
I numeri del piano: più tecnologia per ridurre costi e sostenere la crescita
Nel Piano 2026-2029 Intesa esplicita un elemento che nel banking spesso resta implicito: gli investimenti IT non sono solo “capex di innovazione”, ma una leva diretta per la struttura dei costi. Il gruppo indica investimenti complessivi pari a 5,1 miliardi nel 2026-2029, di cui 4,6 miliardi per tecnologia e crescita.
La cornice è chiara: riduzione strutturale dei costi (anche grazie agli investimenti tecnologici già effettuati) e un obiettivo di cost/income al 36,8% nel 2029 (dal 42,2% del 2025).
Qui la tecnologia entra non come “progetto”, ma come infrastruttura industriale: piattaforme, architetture, cloud, automazione, strumenti AI per la produttività interna e per la relazione con il cliente.
Da “digitale” a “piattaforma”: isytech e la banca cloud-native
Nel piano 2026-2029 di Intesa Sanpaolo la trasformazione digitale è raccontata come piattaforma industriale: una piattaforma digitale cloud-native “modulare, scalabile, sicura, sempre disponibile”, con soluzione multi-cloud abilitata da partnership con i principali hyperscaler.
Questa piattaforma è già stata “stressata” nel segmento retail attraverso l’esperienza della banca digitale (nel documento si fa riferimento al perimetro collegato a isybank): oltre 1 milione di clienti (78% under 35), circa 313 milioni di operazioni completate e quasi 3 miliardi di raccolta diretta, con un rapporto cost/income già inferiore al 30%.
Il passaggio chiave 2026-2029 è l’estensione al resto del Gruppo della piattaforma (nel comunicato che ha accompagnato la presentazione del piano viene citata esplicitamente come isytech), con un obiettivo molto concreto: portare entro il 2029 al 100% la quota di applicativi cloud-based, dal 64% del 2025, e generare circa 380 milioni di risparmi a regime (2030).
Detto in altri termini: Intesa sta dicendo che l’efficienza futura (e una parte dell’“execution risk” ridotto) si gioca su decommissioning dei legacy, lo smantellamento di reti e piattaforme obsoleti, migrazione cloud e standardizzazione architetturale più che su singoli progetti digitali “vetrina”.
L’AI nel piano Intesa Sanpaolo 2026-2029
Il cuore “AI” del piano è formalizzato come iniziativa industriale: “Evoluzione AI e Agentic AI per aumentare la produttività”.
Qui la banca esplicita dove vuole mettere l’AI:
- controlli interni: GenAI per supportare gestione proattiva del portafoglio; Agentic AI per supportare assegnazione rating e validazione; strumenti integrati nell’early warning per analizzare dati non strutturati.
- credito e processi pre/post-vendita: Agentic AI per semplificare (bozze contratti, collateral).
- middle e back-office: strumenti AI/GenAI su HR; AI/GenAI per help desk (identificazione e risoluzione problemi).
- software e dati: Agentic AI a supporto di requisiti, sviluppo e testing lungo lo SDLC (software development lifecycle).
- modello “agent-first” per i colleghi: interfaccia conversazionale per accesso a info/servizi/funzionalità tramite Agentic AI; “AI Digital Expert” per rafforzare attività commerciali e ruolo dei relationship manager.
- KYC e AML: Agentic AI per ottimizzare processi; e completamento della diffusione di isycontrols per efficienza, semplificazione e identificazione rischi lungo i processi di controllo (verifica delle identità, rilevazioni di transazioni sospette, etc).
Il documento indica anche un obiettivo di produttività: un indice che passa da 100 (2025) a >120 (2029) per il middle/back-office.
Questa parte merita una lettura “manageriale”: l’AI non viene proposta come “nuovo canale” ma come strato operativo che ridisegna i flussi, dall’analisi dei segnali deboli (early warning) fino alla produzione di output (contratti, validazioni, triage) e all’automazione end-to-end.
La filiale digitale: dove l’AI è già “in produzione”
La Filiale Digitale è uno dei punti in cui il piano si impegna sui numeri e non solo sui principi:
- ~18 milioni di contatti gestiti
- ~4-5 milioni gestiti dal consulente virtuale con accuratezza >90%
- 100% dei contatti umani supportati da GenAI Copilot
- ~2,3k gestori nella Filiale Digitale
E sul “come” si scala: migrazione verso contact center interamente cloud-based per servire tutte le entità/divisioni, centralizzazione delle interazioni in ingresso (incluse chiamate alle filiali), con l’obiettivo di trasformare la Filiale Digitale nel principale punto di contatto e abilitare l’automazione end-to-end tramite soluzioni AI (consulente virtuale, Copilot).
Qui l’AI è descritta come acceleratore di due cose: riduzione del costo-to-serve (automatizzando) e aumento dell’attivazione commerciale verso i clienti digitali (supporto alle vendite con strumenti abilitati dall’AI).
isywealth Europe: la piattaforma digitale internazionale
Dentro un piano molto focalizzato su commissioni e wealth, c’è una mossa che lega espansione e digitale: il lancio di isywealth Europe “avvalendosi del digitale e dei consulenti finanziari, per l’espansione internazionale in Europa”.
La narrazione del piano la racconta come “journey” da incumbent italiano a challenger nei principali Paesi europei, con una prima fase 2026-2027 di set-up (anche facendo leva sulle licenze esistenti delle filiali internazionali) e una seconda fase “2027 e oltre”.
Il punto interessante, per chi dovrà lavorare su tecnologie digitali e innovazione, è che Intesa non presenta l’internazionalizzazione retail/private come apertura di sportelli tradizionali, ma come combinazione di rete fisica leggera + piattaforma digitale + reti di consulenza, cioè un modello più vicino a una scalup del wealth management che alla banca universale di impianto novecentesco.
Più governance per il rischio tecnologico
Quando l’AI entra nei processi di rischio e controllo, la governance non può restare implicita. Nel piano emerge la volontà di rafforzare il presidio su rischi e controlli, citando anche il potenziamento del framework “Model and Data Risk” per gestire l’uso ampio ed etico di sistemi AI/GenAI e il rafforzamento delle misure contro frodi/truffe e minacce interne, oltre a riferimenti ai requisiti DORA per la gestione del rischio terze parti (l Regolamento DORA stabilisce una serie di requisiti vincolanti e completi relativi alla gestione del rischio delle tecnologie di informazione e comunicazione che le entità finanziarie e i loro fornitori critici devono implementare nei propri sistemi ICT dal gennaio 2025)
Questo passaggio è importante perché sposta l’AI dall’“innovazione” al perimetro regolato: se il piano promette produttività, deve anche dimostrare controllabilità, tracciabilità e compliance.
Chi deve attuare la missione “AI e digitale
Il piano non è solo un elenco di iniziative: definisce anche una governance specifica per almeno una delle grandi traiettorie digitali (isywealth Europe), citando uno steering committee sotto la leadership del CEO e includendo il top management di Gruppo (responsabili di divisione + ruoli chiave di governo).
Incrociando questa indicazione con la struttura organizzativa ufficiale aggiornata al 2 gennaio 2026, i manager che sono chiamati a rendere esecutiva la componente digitale/AI del piano con la regia del capo azienda Carlo Messina, sono:
Responsabili delle divisioni (dove l’AI deve “atterrare” nei processi e nei ricavi)
- Stefano Barrese, Responsabile Divisione Banca dei Territori (snodo per filiale digitale, retail e PMI).
- Mauro Micillo, Responsabile Divisione IMI Corporate & Investment Banking (piattaforme corporate, transaction banking, analytics, mercati).
- Paola Papanicolaou, Responsabile Divisione International Banks (estensione modelli e piattaforme nelle geografie estere del Gruppo).
- Andrea Corcos, Responsabile Divisione Wealth Management (centrale per isywealth Europe e per la crescita “a commissioni”).
Ruoli di governo strategici per AI, architetture, investimenti e trasformazione
- Marco Proverbio, Chief Data, A.I. and Technology Officer: è, per definizione, il vertice operativo su dati, AI e tecnologia (cloud, piattaforme, industrializzazione use case).
- Luca Bocca, Chief Financial Officer (CFO): cruciale per l’allocazione dei 4,6 miliardi su tecnologia e crescita e per la misurazione dei ritorni (costi/benefici, produttività).
- Nicola Maria Fioravanti, Chief Governance, Operating & Transformation Officer: ruolo chiave per trasformazione organizzativa, operating model e governance dei programmi cross-divisione.
Massimo Proverbio, chi è il “regista” tech di Intesa Sanpaolo.
La regia esecutiva della componente tech è affidata a Massimo Proverbio, oggi Chief Data, A.I. and Technology Officer, con due presidi operativi esplicitati anche nella governance: Enrico Bagnasco (Group Technology Services) e Tommaso Pellizzari (Isytech Evolution).
Il profilo di Proverbio è quello di un manager “di industria” con una lunga specializzazione sui servizi finanziari: ingegnere (Politecnico di Milano), inizia in IBM (1985) e cresce in Accenture fino a Senior Managing Director, guidando practice e programmi di trasformazione per banche in Italia e all’estero, inclusi ruoli globali sui pagamenti e la responsabilità Banking per Europa e America Latina.
Proverbio arriva in Intesa Sanpaolo il 1° gennaio 2018 come Chief IT, Digital and Innovation Officer. Con il riassetto organizzativo del maggio 2023 diventa il riferimento della nuova Area di Governo dedicata a dati, AI, innovazione e tecnologia, creata per portare cloud e intelligenza artificiale “nel cuore” del modello operativo della banca. Dal 2 aprile 2024 ricopre formalmente l’incarico di Chief Data, A.I. and Technology Officer: è quindi il top manager che presidia l’asse tecnologia–dati–AI (e, nella precedente configurazione, anche l’innovazione) su cui poggiano piattaforme e programmi di modernizzazione del Gruppo, inclusa l’evoluzione di isytech.
La sua linea è coerente con il Piano: “la tecnologia sarà al centro della trasformazione del modo di fare Banca” e, sul fronte AI, “le soluzioni IA non devono essere mai una ‘black box’”, perché governance, spiegabilità e controllo umano diventano parte della promessa al cliente.











